"The
other night she talked about wanting to go to Bath. . . I'm going to write
about a little girl in Bath, Cassie. A little girl who says goodbye to her
parents and who, when she returns, is a heroine able of making her own
decisions about her life. . ."
Cassandra
sat at her worktable and, with her embroidery in her hands, watched her beloved
sister who created her characters and painted them as the most talented
portrait painter couldn’t have done.”
(Il
segreto di Miss Austen, G. Zucca, Fazi Editore, Roma, 2025, p. 107)
The 19th century has just begun—we are in 1809—and we are in England, as we already said. To be more precise, it's essential to know that the story takes place in the enchanting Hampshire countryside, which, in a language imbued with its own particular, if not unique, charm, speaks of history and stories dating back lots of centuries ago. Here, in the picturesque village of St. Nicholas, a girl, Miss Cecilia Ravencourt, unexpectedly arrives, brought from London by her godmother, the widowed Mrs Eleanor White, a respected local resident: she knows her to be entrusted to the legal guardianship of her older brother and wants to keep her away from her sister-in-law, for she knows her to be a victim of her wickedness. The girl, of a rare beauty and affability, becomes the protagonist of the first part of the story, attracting all the villagers' attention: that of the young people, who compete for her favor and simpathy, and that of the older ones, who absentmindedly spew gossip, drawing incomparable delight from it. The novel initially focuses on two aristocratic families from St. Nicholas: the Altons (the widower Mr Alton and his three children, Louise, Philip, and Virginia) and the Earls of Ashcombe (Earl Paul Stokes, his wife, Countess Clara, and their children Richard, George, and Olimpia). Naturally, other characters, with different degrees of importance, provide a background. After the initial chapters, the novelty of Miss Cecilia's arrival is overshadowed by another event, namely the arrival of a very important figure: Mr Edward Austen Knight. Owner of the Chawton House estate, located in the neighboring village, he announces to his friends—the Ashtons and Stokes—the imminent arrival and move of his mother, her sisters Cassandra and Jane, and a family friend who lives with them, Martha Lloyd. With them Mr Edward would bring his close family, his wife and his eleven children, including his daughter Fanny, Jane's favorite niece, who was then sixteen years old. St. Nicholas Parrish at Chawton.
Unaware of Richard's intentions and of the fact that for him there was no one else in the world worthy of being loved, the next day Jane tormented herself with the thought that, given his age, he could have created a life of his own and a family, perhaps with one of the young women from the village of St. Nicholas who were courting him, and, why not, with Cecilia herself, the image with which this novel began:
Knowing of Jane's pain and its cause, Cassandra decided to take her away from Chawton to London, where she could find comfort with their brother, Henry. The night before, Richard had also managed to leave his parents' house, much to their disappointment: he wanted to be away from everyone he knew for at least a year. He too had chosen London as the destination of his escape, and it is there, one autumn morning, that they will meet again quite by chance. But once again, Jane will succeed in making sense prevail over sensibility, and it will be even more difficult than it was that evening in Chawton. Finally, I enjoyed reading the appendix, which reunites the novel's main characters five years later. Just as Pirandello did in his Sei personaggi in cerca d’autore, Giovanna Zucca gives them a living voice; they all speak in the first person, addressing the reader directly.
Dopo anni mi
sono ritrovata a farmi tentare dalla lettura di un romanzo storico: un grande
dispiacere da dover superare e che sembra assorbire ogni mio pensiero non mi
consente letture impegnative, ma solo di divagazione. Ovviamente non si tratta
di un romanzo qualsiasi o scelto per caso: è ambientato in Inghilterra, nella
fascinosa epoca dell'eleganza, ossia quella Regency, e Jane Austen, nella
finzione romanzesca, pagina dopo pagina, si configura come la vera
protagonista. Giovanna Zucca, profonda conoscitrice dell'opera della Austen, lo
scorso autunno, in occasione della ricorrenza dei 250 anni dalla nascita
dell'autrice di Orgoglio e Pregiudizio, si è cimentata
in questo romanzo, scritto in perfetto stile austeniano: qui la nostra Jane,
muovendosi in un mondo fatto di intrighi e pettegolezzi, balli, villeggiature e
matrimoni combinati, diviene perno della narrazione. Attraverso
schermaglie, equivoci e dialoghi vivaci che compongono una trama avvincente,
fatta d'ironia, d'intelligenza, e di situazioni sentimentali intricate, ci
ritroviamo a diventare parte integrante del narrato.
Il XIX secolo è da poco iniziato - siamo nel 1809 - e ci troviamo in Inghilterra. A onor del vero è essenziale puntualizzare che la narrazione si svolge nelle incantevoli campagne dell'Hampshire che, con un linguaggio fatto del loro fascino particolare, per non dire unico, parlano di storia e di storie che datano millenni. Qui, nel pittoresco villaggio di St. Nicholas, giunge, inattesa, una giovane fanciulla, Cecilia Ravencourt, recata da Londra dalla sua madrina, la vedova Mrs. Eleonor White: stimata residente del luogo, questa, sapendola orfana dei genitori ed affidata alla tutela legale del fratello, la vuole allontanare dalla cognata, della perfidia della quale è vittima. La giovane, di rara bellezza ed affabilità, diventa protagonista della prima parte della narrazione, in quanto attira su di sé tutte le attenzioni degli abitanti: quelle dei giovani, che se ne contendono le simpatie ed il favore, quelle delle più attempate malelingue, che sfornano maldicenze per vocazione, traendone incomparabile diletto. Dapprincipio le vicende che vengono narrate nel romanzo vedono focalizzate due famiglie aristocratiche di St. Nicholas: gli Altons, (il vedovo Mr. Alton e i suoi tre figli, Luisa, Philip e Virginia) ed i conti di Ashcombe (il conte Paul Stokes, sua moglie la contessa Clara, ed i loro figli Richard, George ed Olimpia). Ovviamente vi sono altri personaggi che, con ruoli più o meno pregnanti, fanno loro da cornice. Dopo i primi passaggi, la novità rappresentata dall'arrivo di Cecilia viene messa in ombra da un altro evento, ossia la venuta di un personaggio molto importante: Mr. Edward Austen Knight. Proprietario della tenuta di Chawton House a Chawton, il villaggio limitrofo, questi annuncia agli amici - Ashtons e Stokes - l'imminente arrivo e trasferimento della madre, delle sue sorelle Cassandra e Jane, e di un'amica di famiglia che vive con loro, Martha Lloyd. Con loro Mr. Edward avrebbe portato i suoi stretti famigliari, tra cui la figlia Fanny, nipote prediletta di Jane, che allora aveva sedici anni.
Ed ecco,
quindi, che agli Altons e agli Stokes si uniscono gli Austens, che, rispetto a
tutti gli altri interpreti, avranno, da quando fanno la loro comparsa, una
posizione prioritaria nel contesto della trama. Soprattutto Jane, che,
considerata persona adulta (aveva già compiuto allora trentatré anni), ma
ancora giovane, stimata come donna assennata, sagace e ingegnosa, diventa
consigliera e punto di riferimento per la felice risoluzione dei problemi a cui
l'imperizia e l'impulsività, propri dell'età adolescenziale, conducono spesso i
più giovani interpreti. Nota per la sua intraprendenza quale scrittrice di
sesso femminile in via di affermazione, diventa il pilastro, la guida, per non
dire il punto fermo della piccola comunità in cui il romanzo è ambientato. E
saranno proprio queste sue rare qualità a vederla "ammantarsi" di
fascino agli occhi di tutti i giovani rampolli e gentlemen, soprattutto
a quelli del conte Richard Stokes. . .
«La carrozza sobbalzava sui ciottoli della strada per Chawton. Il cielo sembrava quasi troppo vasto per essere reale, mentre un pallido raggio di luna illuminava l'interno del veicolo. Jane Austen sedeva dritta, con le mani elegantemente appoggiate sulle ginocchia, lo sguardo rivolto verso il finestrino. Accanto a lei, Richard Stokes sembrava inquieto. [. . .] Jane, sempre attenta alle sfumature dell'animo umano, percepiva il nervosismo di Richard, ma scelse di non dire nulla. La notte era stata già carica di emozioni.
"Miss Austen", disse improvvisamente Richard con una voce più bassa del solito.
Jane si voltò appena verso di lui, alzando un sopracciglio.
"Sì, Mr Stokes?".
Lui esitò come se le parole che stava per pronunciare gli pesassero. Poi, in un impeto. si chinò verso di lei.
"Non posso fare a meno di pensare . . . quanto voi siate straordinaria".
Jane inclinò la testa, ma le sue labbra si piegarono in un sorriso ironico.
"Straordinaria, Mr Stokes? E' un aggettivo curioso per una donna della mia età e condizione. Non credete che sia piuttosto fuori luogo?"
Richard non rise, al contrario il suo sguardo si fece più intenso.
"Non lo è affatto. Non ho mai incontrato una donna come voi. La vostra mente, il vostro spirito, il vostro modo di vedere il mondo. . . Sono irresistibili".
La battuta che Jane aveva già pronta morì sulle sue labbra. [. . .] Si schiarì la gola cercando di ritrovare il controllo.
"Mr. Stokes", iniziò, con il tono leggero che usava spesso per mascherare le emozioni. "Spero che la luna non abbia confuso i vostri pensieri. Si dice che abbia un certo effetto sugli animi romantici".
"Non è la luna. Siete voi".
Prima che Jane potesse rispondere o sollevare una nuova barriera d'ironia, lui si sporse in avanti e la baciò». (p. 197)




























