giovedì 11 gennaio 2018

HISTORY OF FASHION ~ CIVIL WAR FASHION ~ Patterns to sew or knitt Winter Caps with scarfs and Hoods.


We can just imagine how long and how cold those Winters were, of that cold that freez the heart and the soul, 
for the thought given by having some loved ones to the front to fight
... brothers, against each other ...



I am thinking of the Winters of the years that embraced the period of time during which the American Civil War lasted (1861-1865), when only women, children and the elderly who could no longer be useful for their country remained at home.

During those years it almost seemed as if even the women's magazines had committed themselves to giving life to a style trend in clothing that included a lot of knitting and crochet, as well as sewing.

As I have already told you HERE it was a very special fashion, with rich clothes in bright fantasies, because the absence of commercial exchanges with the Old Continent and the scarce economic means of almost all the families, often led ladies to use pieces of tablecloths or curtain fabrics for their dresses (Plaid dresses) ... and only the wealthiest could continue to keep a seamstress at their service .... many wealthy ladies learned to sew for themselves, under the guidance of the patterns and instructions provided by the models offered by magazines for women's and for the family.








And rediscovering the art of embroidery, knitting, crochet, they rediscovered the values linked to socializing moments, such as the joy of being together, of telling anecdotes, of learning to listen, since when women worked they were never alone, they used to meet in the afternoon or after dinner, now in one's house, now in the house of the other, to spend together those moments when the main urgency was to overcome the anxiety and pray for the good of their husbands and sons who were fighting a war that, like many, indeed, almost all, we could say, was based on principles that escaped logic and even more, any kind of sentiment.





The Quilting Bee by Morgan Weistling



The ladies of the time rediscovered the love for the work done with their own hands, not only for clothings, but also for what concerned the furnishings of their homes so as to quilt together patchwork blankets, curtains, carpets with which to cover tables, pillow covers and more!


But that of VICTORIAN QUILTING is another story ... I'm going to tell it to you with so much love another time, my dear friends and readers ...



Thanks again for having followed me up to here
and may your week be filled with joy and fulfillment



see you soon ðŸ’•












Possiamo solamente immaginare quanto furono lunghi quegli inverni e quanto furono freddi, di quel freddo che raggela il cuore e l'anima, per il pensiero dato dall'avere i propri cari al fronte per combattere 
... fratelli, uno contro l'altro ...



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Sto pensando agli inverni degli anni che abbracciarono l'arco di tempo entro il quale durò la Guerra di Secessione Americana (1861-1865), quando a casa rimasero solamente le donne, i bambini e gli anziani che non potevano più essere utili alla patria.

In  quegli anni sembrò quasi che persino le riviste femminili si fossero impegnate a dar vita ad una tendenza di stile in fatto di abbigliamento che prevedeva molto lavoro a maglia e all'uncinetto, oltre che cucito.
Come ho già avuto modo di raccontarvi QUI era una moda del tutto particolare, con ricchi abiti in fantasie sgargianti, poiché l'assenza di scambi commerciali con l'Europa e gli scarsi mezzi economici delle famiglie inducevano spesso le ladies ad utilizzare pezze di stoffa ricavate da tovagliati o da tessuti per tende (Plaid dresses) ... e solamente le più facoltose poterono continuare a mantenersi una sarta al proprio servizio .... molte ladies abbienti impararono a cucire per sé, sotto la guida appunto degli schemi e delle istruzioni fornite dai modelli offerti delle riviste femminili e per la famiglia.



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E riscoprendo l'arte del ricamo, del lavoro a maglia, dell'uncinetto, andarono riscoprendosi i valori legati ai momenti conviviali, quali quello della gioia dello stare insieme, del raccontarsi aneddoti, del saper ascoltare, poiché quando lavoravano le ladies non erano mai sole, o si riunivano durante il pomeriggio o dopo cena, ora in casa di una, ora in casa dell'altra, per trascorrere insieme quei momenti in cui l'urgenza principale era quella di ottemperare l'ansia e pregare per il bene dei mariti e dei figli che stavano combattendo una guerra che, come molte, anzi, quasi tutte, potremmo dire, si basava su principi che sfuggivano alla logica ed ancor più al sentimento.



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- immagine 11 - The Quilting Bee by Morgan Weistling



Le ladies del tempo riscoprirono l'amore per il lavoro fatto con le proprie mani, non solo per l''abbigliamento, ma anche per ciò che riguardava l'arredamento delle loro dimore tanto da confezionare insieme coperte patchwork, tendoni, tappeti con cui coprire i tavoli, copricuscini ed altro ancora !

Ma quella del VICTORIAN QUILTING è un'altra storia ... ve la racconterò con tanto amore un'altra volta, miei carissimi amici e lettori ...




Grazie ancora per avermi seguita fino a qui 
e che la vostra settimana sia colma di letizia e di soddisfazioni


a presto ðŸ’•








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giovedì 4 gennaio 2018

Sheltered for the Winter.


Sweet life! how lovely to be here 
And feel the soft sea-laden breeze 
Strike my flushed face, the spruce's fair 
Free limbs to see, the lesser trees' 

Bare hands to touch, the sparrow's cheep 
To heed, and watch his nimble flight 
Above the short brown grass asleep. 
Love glorious in his friendly might, 

Music that every heart could bless, 
And thoughts of life serene, divine, 
Beyond my power to express, 
Crowd round this lifted heart of mine!


Claude McKay (1889 - 1948), Winter in the Country




They're clear and sunny days those of this first decade of the Winter and the beginning of the new year, serene, but also rather cold.




Nothing better for the rest of our succulent and Mediterranean plants that are now recovered in our ORANGERIE at the beginning of December to preserve them like every year from the cold season, sheltered from the frost and the most intense frost that they cannot stand.
The most delicate plants do not stand out here, but it is enough to give them a shelter to allow them to spend their Winter healthy and to find themselves in Spring looking very good.
Just follow me, I'm leading you in our 'tools-and-plants-shed' located in the heart of the Tenuta Geremia park.








It is quite small in size - around 20 square metres - but it is enough to accommodate the plants and furnishings that in the Summer show themselves among the foliage of the perennial shrubs and the trees populating our gardens.

On the outside, a sober Palladian style suggests an extremely rigorous setting inside too,


actually, with chalk and wooden walls and ceilings, in its inside simplicity reigns sovereign making it every year welcoming more and more ... obviously it is not heated and, when outside the temperatures have to go down even a lot, here the mercury column does not go beyond the thermal zero, which is static, harmless even for the most delicate plants.

And it's just here that succulents, with the cold, the sunlight and their vegetativ rest, get themselves ready for their Spring blooming 








“Never are voices so beautiful as on a winter's evening, when dusk almost hides the body, 
and they seem to issue from nothingness 
with a note of intimacy seldom heard by day.”


Virginia Woolf (1882 - 1941), Night and Day




And on these verses that recreate the characteristic charm of the Winter late afternoons,

I'm sending you my warmest hug,



see you soon ðŸ’•












Dolce Vita! che bello essere qui
E sentire la leggera brezza rorida di mare
Colpire il mio volto arrossato, l'abete se ne giova
Ha arti liberi per lasciar vedere gli alberi più piccoli

Ha mani nude per toccare, e prestare attenzione al trillo del passero
E osservare il suo volo agile
Sopra la corta erba bruciata e addormentata.
Amore glorioso nella sua forza gentile,

Musica che ogni cuore può benedire,
E pensieri di vita serena, divina,
Oltre il mio potere di esprimere,
Si accalcano intorno a questo mio cuore risollevato!


Claude McKay (1889 - 1948), Winter in the Country



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Sono giorni sereni quelli di questa prima decade dell'inverno e dell'inizio del nuovo anno, sereni, ma anche piuttosto freddi.



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Niente di meglio chiedono le piante grasse e mediterranee che all'inizio di dicembre ricoverai nella nostra ORANGERIE per preservarle come ogni anno dalla stagione fredda, al riparo dalla brina e dal gelo più intenso che non reggono.

Non resistono qui all'aperto le piante più delicate, ma è sufficiente dar loro un ricovero per consentire loro di trascorrere l'inverno in salute e per ritrovarsi in primavera in gran forma.

Venite, vi accompagno nel nostro 'ricovero attrezzi e piante' situato nel cuore del parco di Tenuta Geremia.


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E' di modeste dimensioni - copre una superficie di circa 20 metri quadri - ma è sufficiente per accogliere le piante e gli arredi che in estate fanno mostra di sé tra le chiome degli arbusti perenni e degli alberi che popolano i nostri giardini.

All'esterno un sobrio stile palladiano fa pensare ad un ambiente estremamente rigoroso, 



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in realtà al suo interno, con pareti e soffitti in legno, governa la semplicità che ogni anno lo rende sempre più accogliente ... ovviamente non è riscaldato e, quando le temperature all'esterno dovessero scendere anche di molto, qui la colonnina del mercurio non si spinge oltre lo zero termico, statico, innocuo anche per le piante più gracili.

Ed è proprio qui che le succulente, con il fresco, la luce del sole ed il riposo vegetativo, si preparano per la loro fioritura primaverile.



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Mai si danno voci così belle come quelle di una sera d’inverno, 
quando il crepuscolo quasi nasconde il corpo, 
e le parole sembrano provenire da una assenza 
con una nota di intimità raramente ascoltata durante 
giorno. 


Virginia Woolf (1882 - 1941), Night and Day




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E su questi versi che ricreano il fascino caratteristico dei tardi pomeriggi d'inverno, 
vi invio il mio più caloroso abbraccio,


a presto ðŸ’•





domenica 24 dicembre 2017

December 24th, 1888: the last Christmas Empress Elisabeth of Austria spent surrounded by her family.


Dad spoke so laconically tonight that I could almost have grieved, I did not know he just pretended he did not care so much. Mom was sad. Rudolph now watched her, now me and was very friendly. The little Elisabeth [N.d.A. Erzsi, daughter of Rudolph and Stefanie] had a lot of fun with her gifts and played with her things ...

From the Diary of Marie Valerie of Hapsburg, December 24th, 1888




Born on December 24th (1837), the Christmas Eve, in Munich, in the august ducal palace of the family that overlooked (and still faces) on the Ludwigstraße, owned by her father and thus called Herzog Max Palais, Elisabeth Amalie Eugenie, born Archiduchess in Bavaria, saw in the feast of the Nativity, so much felt among the Germanic people that hold all the oldest and meaningful traditions, something transcendent, and was in fact considered a harbinger of fortune to be born the same night in which the Savior was born, just as it was to born with a small, first, tiny little tooth in the mouth and above all to born on Sunday, which meant having the privilege of living throughout life halfway between the world of the living people and the one of souls.



You can imagine the joy that brought, amongst the cold walls of the building, which often echoed the silvery shouts of children, to celebrate a double feast in 'the bosom' of a family so numerous and so often governed by happiness.


Joseph Karl Stieler, The Children of Max Joseph in Bayern


And the festivities continued every year even after the girl became empress, wife of Emperor Franz Joseph I of Hapsburg, and mother, of Sophie (Laxenburg, 5 March 1855 - Budapest, 29 May 1857), Giselle (Laxenburg, 12 July 1856 - Munich, July 27, 1932), Rudolph, Crown Prince (Vienna, 21 August 1858 - Mayerling, 30 January 1889), and finally Marie Valerie (Budapest, 22 April 1868 - Wallsee-Sindelburg, 6 September 1924).
Every year even the Hapsburgs, as the Wittelsbach did before, gathered themselves around their richly decorated Christmas tree to celebrate this double 'birth', even if they couldn't indulge in emotional moments, at least as they wanted and as could happen to other bourgeois or aristocratic families, as the court protocol always required the presence of a large servitude.

But a special meaning had that Christmas Eve of 1888 ... for each of them ...

On the evening of that Eve, as always Giselle was absent since she got married with Prince Leopold of Bavaria in 1873 (she had left her family of origin to get married at the young age of seventeen and did not feel strongly the bond with it); Marie Valerie was about to announce her engagement with Archduke Franz Salvator of Austria -Tuscany, for which she was at the height of joy, while in Rudolph it was stirring, making alive more than ever, the inner conflict that will trigger the tragedy of Mayerling, which will happen only a little more than a month later: he had always suffered from the lack of love of his mother, so similar to him, so loved by him, by the arms of which he had been prematurely torn, since, as a future emperor, it must have been reserved for him a particular, unique education that had nothing to do with affection and that would have to strengthen him and make him a man already at an early age ... in reality the methods 'suited to barracks' adopted by him whom the Archduchess Sophie had chosen as his educator, Count Leopold Gondrecourt, former superior general of the Austrian army, who knew nothing about children, will make his physical health more frail, the psychological one weak and vulnerable  ... yes, the Archduchess Sophie was the one who took care of the education of her grandchildren, tearing them from the empress's breast, considered too young and in any case of little experience ... especially to follow the training of a future emperor!

She boasted of having made of her Franzi a perfect emperor, but the temperament of Franz Joseph and that of Rudolph were completely different, already in origin ... and maybe Franz Joseph had really become a perfect emperor, indeed, to use a term forced, but that makes the idea - please give it to me - too perfect to be able to find the time to devote himself to affections ... he had become a perfect emperor, who, as never before, gave so much to his subjects, but what he had earned as a dedication to the sense of duty, he had lost in sensitivity to his family.



An elderly Archduchess Sophie portrayed in 1866 by Ludwig Angerer



But let's come back to that fateful Eve, for which Rudolph had prepared for his mother a very special surprise: thanks to a friend he had managed to buy eleven autograph letters from the poet Heinrich Heine, whom the empress considered her teacher and guide in poetry , and could not wait to make this gift to his beloved mother, almost looking for yet another confirmation of his long-awaited love, but the empress was sad that evening, was about to permanently lose her beloved daughter, Marie Valerie, the only one whom she had the opportunity to grow following her maternal instinct for the first time, without the mediation of educators (when Marie Valerie was born, in 1868, the Archduchess Sophie was already sick and infirm, relegated to her bed, and died, watched over by her daughter-in-law, four years later, on May 28th, 1872) ... when he gave her his precious gift, she deigned it with little consideration, at least not of what he, anxious, expected, and placed it under the big tree that stood on a table in the majestic room where the table with all the presents was set ... the empress was very generous and paid no attention on expenses especially on the occasion of the festivities, but that evening was sad Elisabeth, although at the same time she felt a certain joy, because her beloved daughter conveyed her happiness to her.

After dinner with Rudolph and his wife Stefanie, who from Laxemburg, their official residence, had in the meantime transferred to spend the winter in a wing of the vast Palace of the Hofburg in Vienna, seat of the imperial power, the couple retired to their rooms and Maria Valeria remained alone with her parents, realizing she had given the news of her future engagement to her sister-in-law, without having yet told her brother ... it was necessary to go and call him.

And given Rudolph showed himself to be very cordial towards his brother-in-law, his mother embraced him, and said, "I love you so much." Rudolph was so moved by that comment of his beautiful, beloved mother who barely managed to stifle his sobs. He only asked: "No, really? It was a long time since it was not like that". Rodolfo probably did not feel disappointed that his mother did not give importance to his present. Instead it made him deeply happy that she finally expressed her feelings. But even these beloved emotions for him came too late. He was struggling to see a way out of his situation. 1

Then, like every evening, Marie Valerie remained alone with her mother:

Then Mother and I said the evening prayer as usual and shortly after 7 and 1/2 I hugged her crying, and as a conclusion of my peaceful life as a free girl, I begged her to forgive me for all my shortcomings to her, if there were any. In her immense goodness, she said that she would have preferred there were more to forgive, because it would be easier for her to give me away ... 2

That was the last Christmas that the imperial family spent together in the Hofburg, celebrating it ... Elizabeth did not know it, but before losing her daughter she will lose, forever, Rudolph, who will die in causes that are still not completely clear, and perhaps will be forever shrouded in mystery, in his hunting lodge in Mayerling, on the following January 30th ... it was the last time that mother and son had the opportunity to meet themselves, the next time Elizabeth will cry him already lifeless



The emperor and empress at the deathbed of Rudolph; Mayerling, scene of the drama with Crown Prince Rudolph of Austria by Theodore Georges Jansoone Breitwieser



and since then never wanted anyone to wish her "Happy Birthday", "Happy Holidays" and "Happy New Year", she no longer wanted to see Christmas decorations around her, lights and decorations and since then she will wear mourning for the rest of her days ; and feeling less and less the warmth of the festivities, with the flowing of time she will seldom more and more in Vienna, especially during the Christmas season, giving rise, the death of Rudolph, to a continuous, aimless, incessant, anguished wandering (often for Christmas  Elizabeth will be in the company of her sister Marie Sophie in Paris), a never ending wandering all the Europe long, that will eventually lead her to meet her death on September 10th, just 10 years after that Christmas marked by fate.



And now let's leave aside the voice of History and let's think of the Good Wishes, 
those for our Christmas ... may it be for you all prodigal of Joy and Serenity 
and that the New Year may realize all your wishes, 
I wish it to you from the bottom of my heart!









BIBLIOGRAFIA:

Maria Valeria d'Asburgo, La prediletta - Il diario della figlia di Sissi, a cura di Martha e Horst Schad, traduzione di Flavia Floradini, MGS PRESS, 2001;

Conte Egon Cesar Corti, L'imperatrice Elisabetta, Mondadori, Milano, 1937;

Sigrid Maria Größing, Rodolfo d'Asburgo. Libero pensatore, rubacuori, psicopatico, MGS PRESS, Trieste, 2006;

Brigitte Hamann, Elisabeth. Kaiserin wieder Willen, Amalthea Verlag, Wien, München, 1982;

Brigitte Hamann, (a cura di), ELISABETH Bilder einer Kaiserin, Amalthea Verlag, 1998;

Gabriele Praschl – Bichler, L'Imperatrice Elisabetta, Longanesi & C., Milano, 1997;

Gabriele Praschl-Bichler, Josef Cachée, "...von dem müden Haupte nehm' die Krone ich herab": Kaiserin Elisabeth Privat, Amalthea Signum Verlag, Wien, 1981;

John T.Salvendy, Ribelle Reale. Ritratto psicologico di Rodolfo d'Asburgo, Mursia, Milano, 1995.




CITAZIONI:

1 - Sigrid Maria Größing, Rodolfo d'Asburgo. Libero pensatore, rubacuori, psicopatico, MGS PRESS, Trieste, 2006, pag. 226;

2 - Maria Valeria d'Asburgo, La prediletta - Il diario della figlia di Sissi, a cura di Martha e Horst Schad, traduzione di Flavia Floradini, MGS PRESS, 2001, pag. 144.








24 dicembre 1888, l'ultima Vigilia di Natale che l'Imperatrice Elisabetta d'Austria trascorse circondata dalla sua famiglia.





Papà ha parlato in modo così laconico di stasera, che avrei quasi potuto affliggermi, non sapevo che fa solo finta che non gli importi moltissimo. La mamma era triste. Rodolfo osservava ora lei, ora me ed era molto cordiale. La piccola Elisabetta [ N.d.A. Erzsi, figlia di Rodolfo e Stefania] si divertiva molto con i regali e giocava con le sue cose ... 


Dal Diario di Maria Valeria d'Asburgo, 24 dicembre 1888






- immagine 1 - Una stampa del tempo di autore sconosciuto



Nata il 24 di dicembre (del 1837), la vigilia del Natale, a Monaco di Baviera, nell'augusto palazzo ducale della famiglia che si affacciava (e si affaccia tutt'ora) sulla Ludwigstraße, di proprietà del padre e chiamato appunto Herzog Max Palais, Elisabetta Amalia Eugenia, nata Arciduchessa in Baviera, vedeva nella festa della Natività, così tanto sentita presso il popolo germanico che ne vanta tutte le più antiche tradizioni, un qualcosa di trascendente, ed era in effetti ritenuto presagio di fortuna nascere la stessa notte in cui è nato il Salvatore, così come lo era il nascere con in bocca già un piccolo, primo, minuscolo dentino e soprattutto nascere di domenica, che significava avere il privilegio di vivere per tutta la vita a metà tra il mondo dei vivi e quello delle anime.



Potete immaginare la gioia che recava tra le fredde mura del palazzo, che spesso riecheggiavano grida argentine di fanciulli, il festeggiare una doppia festa in seno ad una famiglia così numerosa e così spesso governata dall'allegria.



- immagine 2 - Joseph Karl Stieler, The Children of Max Joseph in Bayern



Ed i festeggiamenti continuarono ogni anno anche dopo che la fanciulla divenne imperatrice, moglie dell'Imperatore Francesco Giuseppe I d'Asburgo, e madre, di Sofia (Laxenburg, 5 marzo 1855 – Budapest, 29 maggio 1857), Gisella (Laxenburg, 12 luglio 1856 – Monaco di Baviera, 27 luglio 1932), Rodolfo, Principe Ereditario (Vienna, 21 agosto 1858 – Mayerling, 30 gennaio 1889), ed infine di Maria Valeria (Budapest, 22 aprile 1868 – Wallsee-Sindelburg, 6 settembre 1924).
Ogni anno anche gli Asburgo, così come facevano prima i Wittelsbach, si riunivano attorno al loro albero di Natale, riccamente decorato, per festeggiare questa doppia 'nascita', anche se non potevano lasciarsi andare all'entusiasmo degli slanci affettivi, come poteva accadere ad altre famiglie borghesi o aristocratiche, in quanto il protocollo di corte imponeva sempre la presenza di una nutrita servitù. 

Ma un significato particolare ebbe la vigilia di Natale del 1888 ... per ciascuno dei presenti ...


La sera di quella Vigilia come sempre, da che si era maritata con il Principe Leopoldo di Baviera nel 1873, Gisella era assente (ella aveva lasciato la famiglia di origine per sposarsi alla giovane età di diciassette anni e non avvertiva forte il legame con essa); Maria Valeria stava per annunciare il suo fidanzamento con l'Arciduca Francesco Salvatore d'Asburgo -Toscana, per cui era all'apice della gioia, mentre in Rodolfo si stava agitando, facendosi vivo più che mai, il conflitto interiore che scatenerà la tragedia di Mayerling, che accadrà solo poco più di un mese dopo: egli, da sempre, aveva sofferto della carenza dell'amore della madre, a lui così tanto simile, da lui così tanto amata, dalle braccia della quale era stato precocemente strappato, poiché, in qualità di futuro imperatore, doveva essergli riservata un'educazione particolare, unica, che nulla avesse a che fare con l'affetto e che lo avrebbe dovuto irrobustire e fare di lui un uomo già in tenera età ... in realtà i metodi da caserma adottati da colui che l'Arciduchessa Sofia aveva scelto come suo educatore, il Conte Leopold Gondrecourt, ex maggiore generale dell'esercito austriaco, che nulla conoscenza annoverava dell'infanzia, renderanno la sua salute fisica più gracile, quella psicologica labile e vulnerabile ... sì, l'Arciduchessa Sofia era colei che si occupava dell'educazione dei nipoti, strappandoli al seno dell'imperatrice, ritenuta troppo giovane e comunque di scarsa esperienza ... soprattutto per seguire la formazione di un futuro regnante !



Lei si vantava di aver fatto del suo Franzi un perfetto imperatore, ma il temperamento di Francesco Giuseppe e quello di Rodolfo erano completamente diversi, già in origine ... e forse Francesco Giuseppe era davvero divenuto un perfetto imperatore, anzi, per usare un termine forzato, ma che rende l'idea - vi prego concedetemelo - troppo perfetto da poter trovare il tempo da dedicare agli affetti... era divenuto un perfetto imperatore, che tanto, come nessuno mai, diede ai suoi sudditi, ma ciò che aveva guadagnato in qualità di dedizione al senso del dovere lo aveva perso in sensibilità verso la sua famiglia.



- immagine 3 - Un'anziana Arciduchessa Sofia ritratta dal fotografo di corte Ludwig Angerer nel 1866



Ma torniamo a quella fatidica sera della Vigilia, per cui Rodolfo aveva preparato per la madre una sorpresa del tutto speciale: grazie ad un amico era riuscito ad acquistare undici lettere autografe del poeta Heinrich Heine, che l'imperatrice considerava suo maestro e guida nel poetare, e non vedeva l'ora di farne dono all'amata madre, quasi cercando un'ennesima, ultima, conferma del suo tanto agognato amore, ma l'imperatrice era triste quella sera, stava per perdere definitivamente la sua figlia prediletta, Maria Valeria, la sola che ebbe la possibilità di crescere seguendo per la prima volta il suo istinto materno, senza la mediazione di educatori (quando nacque la piccola, nel 1868, l'Arciduchessa Sofia era già malata ed inferma, relegata al letto, e spirerà, vegliata dalla nuora, quattro anni dopo, il 28 maggio del 1872) ... quando questi le porse il suo prezioso dono, ella lo degnò di scarsa considerazione, perlomeno non di quella che lui, ansioso, si attendeva, e lo pose sotto il grande albero che troneggiava su di un tavola della maestosa stanza in cui era allestito il tavolo con tutti i doni .... l'imperatrice era molto generosa e non badava a spese soprattutto in occasione delle feste, ma quella sera era triste Elisabetta, anche se al contempo provava una certa letizia, perché la sua adorata le trasmetteva la sua felicità.


Dopo la cena consumata con Rodolfo e la sua consorte Stefania, i quali da Laxemburg, loro residenza ufficiale, si erano nel frattempo trasferiti per trascorrere l'inverno in un'ala del vastissimo Palazzo della Hofburg in Vienna, sede del potere imperiale, la coppia arciducale si ritirò nelle proprie stanze e Maria Valeria rimase sola con i genitori, accorgendosi di aver aver dato la notizia del suo futuro fidanzamento alla cognata, senza averlo ancora detto al fratello ... bisognava andare a chiamarlo.


E siccome Rodolfo si mostrò molto cordiale anche nei confronti del futuro cognato, sua madre lo abbracciò, e disse: "Ti voglio tanto bene". 
Rodolfo era così commosso per quel commento della sua bella, amata mamma che riuscì a malapena a soffocare i singhiozzi. Chiese solo: "No, davvero? Era tanto tempo che non era più così". 
Probabilmente Rodolfo non avvertì come una delusione il fatto che la madre non avesse dato importanza al regalo. lo rese invece profondamente felice che lei finalmente gli esprimesse dei sentimenti. Ma anche queste emozioni per lui giungevano troppo tardi. 
Stentava a vedere una via d'uscita alla propria situazione. 1

Quindi come ogni sera Maria Valeria rimase sola con la madre: 

Poi la mamma ed io abbiamo detto come sempre la preghiera della sera e poco dopo le 7 e 1/2 l'ho abbracciata piangendo, e come conclusione della mia serena vita di ragazza libera, l'ho pregata di volermi perdonare tutte le mia mancanze nei miei confronti, qualora ve ne siano state. Nella sua immensa bontà lei ha detto che avrebbe preferito ci fosse di più da perdonare, perché le sarebbe più facile darmi via ... 2


Fu quello l'ultimo Natale che la famiglia imperiale trascorse insieme, nella Hofburg, festeggiandolo ... Elisabetta non lo sapeva, ma prima di perdere la figlia perderà, per sempre, Rodolfo, che morirà in cause ancora non del tutto chiare, e forse per sempre avvolte dal mistero, nel suo casino di caccia a Mayerling, il 30 di gennaio successivo ... 
fu quella l'ultima volta in cui madre e figlio ebbero l'occasione di incontrarsi, la volta successiva Elisabetta lo piangerà già privo di vita



- immagine 4 - The emperor and empress at the deathbed of Rudolph; Mayerling, scena del dramma che coinvolse il Principe Ereditario Rodolfo d'Asburgo di Theodore Georges Jansoone Breitwieser



e da allora mai più volle che nessuno le augurasse "Buon Compleanno", "Buone Feste" e "Buon Anno", non volle più vedere decorazioni natalizie intorno a sé, luci ed addobbi e da allora vestirà il lutto per il resto dei suoi giorni; ed avvertendo sempre meno il calore delle festività, con il trascorrere del tempo sarà sempre più di rado a Vienna, soprattutto durante il periodo delle feste natalizie, dando inizio la morte di Rodolfo ad un peregrinare continuo, senza meta, incessante, angoscioso (spesso per le feste di Natale Elisabetta si troverà in compagnia della sorella Maria a Parigi), un girovagare perituro per l'Europa che la condurrà infine ad incontrare la morte il 10 settembre di 10 anni dopo quel Natale segnato dal destino. 



Ed ora lasciamo da parte la voce della Storia e passiamo agli Auguri, 
quelli per il nostro Natale ... che sia per tutti prodigo di Gioia e di Serenità 
e che il Nuovo Anno possa realizzare tutti i vostri desideri, 
ve lo auguro dal profondo del cuore !










BIBLIOGRAFIA:

Maria Valeria d'Asburgo, La prediletta - Il diario della figlia di Sissi, a cura di Martha e Horst Schad, traduzione di Flavia Floradini, MGS PRESS, 2001;

Conte Egon Cesar Corti, L'imperatrice Elisabetta, Mondadori, Milano, 1937;

Sigrid Maria Größing, Rodolfo d'Asburgo. Libero pensatore, rubacuori, psicopatico, MGS PRESS, Trieste, 2006;

Brigitte Hamann, Elisabeth. Kaiserin wieder Willen, Amalthea Verlag, Wien, München, 1982;

Brigitte Hamann, (a cura di), ELISABETH Bilder einer Kaiserin, Amalthea Verlag, 1998;

Gabriele Praschl – Bichler, L'Imperatrice Elisabetta, Longanesi & C., Milano, 1997;

Gabriele Praschl-Bichler, Josef Cachée, "...von dem müden Haupte nehm' die Krone ich herab": Kaiserin Elisabeth Privat, Amalthea Signum Verlag, Wien, 1981; 

John T.Salvendy, Ribelle Reale. Ritratto psicologico di Rodolfo d'Asburgo, Mursia, Milano, 1995.




CITAZIONI:

1 - Sigrid Maria Größing, Rodolfo d'Asburgo. Libero pensatore, rubacuori, psicopatico, MGS PRESS, Trieste, 2006, pag. 226;

2 - Maria Valeria d'Asburgo, La prediletta - Il diario della figlia di Sissi, a cura di Martha e Horst Schad, traduzione di Flavia Floradini, MGS PRESS, 2001, pag. 144.






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