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giovedì 13 febbraio 2014

"My dear Valentine ... "



 Non ama chi d'amore al proprio ben non parla.

William Shakespeare, I due gentiluomini di Verona (1590 ca.), atto I, scena II




Riscoperto durante il XVIII secolo in Inghilterra si è andato via via diffondendosi il costume che vuole il 14 di febbraio come l'occasione in cui gli innamorati esprimono il loro amore per l'altro donando fiori, offrendo dolciumi, ed inviando biglietti augurali noti con il nome di "Valentines"; consolidatasi quindi durante il periodo Regency e Vittoriano, l'usanza di festeggiare la ricorrenza di S.Valentino ha origini antichissime, tanto antiche che se spingiamo lo sguardo per scorgerle quasi ci perdiamo ...



For this was on seynt Volantynys day
Whan euery bryd comyth there to chese his make.

"For this was on St. Valentine's Day, 
when every bird cometh there to choose his mate."


scriveva Geoffrey Chaucer, coevo del nostro Boccaccio, nel suo poemetto Parlement of Foules (1382) 





celebrando il fidanzamento di Re Riccardo II d'Inghilterra ed Anna di Bohemia, quando l'amor cortese aveva già consacrato la celebrazione della primavera come il momento topico del risveglio della natura e dei sentimenti più profondi in primis quello della passione amorosa ( i critici non sono concordi nel sostenere che qui Chaucer si riferisse al 14 di febbraio, data un po' improbabile perché in Inghilterra gli uccelli cerchino già di accoppiarsi per nidificare; c'è infatti chi preferisce ipotizzare che egli qui si riferisca piuttosto a San Valentino da Genova celebrato il 3 di Marzo ), ma dobbiamo spingerci ancora più indietro nel tempo per giungere fino agli antichi romani ed alla celebrazione di Lupercalia che si teneva dal 13 al 15 di febbraio, festa religiosa in onore del dio fauno Luperculus, protettore delle greggi bovine ed ovine dall'attacco dei lupi, festa le cui origini, sia secondo Ovidio, che secondo Plutarco e Dioniso di Alicarnasso, sarebbero avvolte dalla leggenda: alle celebrazioni connesse con la protezione, la fertilità delle greggi e la purificazione ( da cui il nome del mese febbraio, visto che in latino "februare" significava purificare ) durante tale festività si univano quelle connesse con la formazione di coppie di uomini e donne; gli uomini estraevano i nomi delle giovani donne da una piccola urna e ogni coppia così formata rimaneva tale fino alla celebrazione dell'anno venturo.

Mentre il formarsi di coppie ci fa pensare alla festa così come la conosciamo oggi, essa non venne nominata " San Valentino " fino a che non si affacciò alla storia un sacerdote di nome Valentino, profondamente romantico, che per amore contravvenne al decreto dell'imperatore Claudio II ( III° secolo d.C.) secondo il quale i soldati, al fine di non essere distratti dalle vicende belliche, dovevano rimanere celibi, non dovevano in alcun modo, nè tramite fidanzamento, nè tramite sposalizio, legare la propria vita ad una donna che avrebbe compromesso la loro concentrazione; Valentino sfidò l'imperatore sposandosi in segreto e fu per questo giustiziato proprio il 14 di febbraio dell'anno 273.

E sempre nell'antica Roma rimaniamo quanto all'iconografia che lega a questa festa l'immagine di Cupido: nella mitologia romana egli era figlio di Venere, dea dell'amore e della bellezza, spesso rappresentato con arco e frecce con cui, magicamente, induceva le persone ad innamorarsi, ma vittima dell'amore cadde egli stesso.



L'Amour et Psyche, Eugène Médard


Secondo la leggenda, Cupido si innamorò perdutamente di una bellissima fanciulla mortale di nome Psiche, la sposò, ma Venere, gelosa della sua bellezza, le proibì di guardare Cupido; ella, ovviamente, non riuscì a resistere a tale tentazione e fu colta mentre osservava di nascosto il marito e perciò come punizione Venere le impose di superare tre prove, 




 Psyche opening the golden box, John William Waterhouse, 1903




l'ultima delle quali ne provocò la morte. Per amore Cupido le ridiede la vita 




Le ravissement de Psyche, William Adolphe Bougereau, 1895



e gli dei, mossi a loro volta a compassione da questo grande amore, concessero alla leggiadra fanciulla l'immortalità. 

Tornando alla celebrazione di questo giorno dedicato all'amore, va detto che storicamente anche le 'Valentines' non sono poi così recenti come sembrano, pensate che la più antica superstite è un Rondeau datato XV° secolo scritto da Charles, duca di Orléans, tenuto prigioniero nella torre di Londra dopo la battaglia di Agincourt del 1415, alla moglie, che inizia così


Je suis desja d'amour Tanné
Tres Ma Doulce Valentinée ...

Sono così Soggiogato dal desiderio d'amore

Mia Dolcissima Valentina

- Charles d'Orléans , Rondeau VI , linee 1-2 

Ma a chi se non alle parole di Shakespeare dobbiamo affidarci quando di amore 'ragioniamo', a Shakespeare che per vergare i propri versi immortali nell'amore intingeva la propria penna ?
Ebbene, anche a lui era nota la giornata degli innamorati e ce lo comunica attraverso le parole dell'infelice, drammatico personaggio di Ophelia, condannata per amore ad un tragico ed iniquo destino ( se avete piacere di saperne di più sul personaggio di Ophelia

http://sweetlydreamingofthepast.blogspot.it/2013/09/john-william-waterhouse-pittore-della.html )




Ophelia
, Arthur Hughes
To-morrow is Saint Valentine's day,
All in the morning betime,
And I a maid at your window,
To be your Valentine.
Then up he rose, and donn'd his clothes,
And dupp'd the chamber-door;
Let in the maid, that out a maid
Never departed more.


"Sarà domani San Valentino,
"ci leveremo di buon mattino,
"alla finestra tua, tua ancella busserò,
"la Valentina tua diventerò.
"Allora egli si alzò,
"delle sue robe tutto si vestì,
"la porta della camera le aprì,
"fanciulla entrò e non più fanciulla ne uscì".

—William Shakespeare, Ophelia in Hamlet, Act IV, Scene 5


L'amore, cosa percepiamo di più grande, forte, trascendente, cosa ci è dato di conoscere nelle nostre vite di più dirompente di esso, l'amore, fatto della forza dell'eternità e unico frammento che dell'eternità ci è dato di fare esperienza nelle nostre vite .. "Amor ch'a nullo amato amar perdona", scriveva Dante Alighieri nella Comedia riferendosi al forte amore che legò Paolo e Francesca, l'amore non consente a nessuna persona amata di non, con amore, ricambiare, quell'amore che " È esser tutto fantasia, passione, e tutto desiderio, adorazione, dovere e rispetto, tutto umiltà, pazienza ed impazienza insieme, castità, sofferenza, obbedienza. "(Shakespeare, Silvio in As you like it - Così è se vi piace, atto V, scena II) ... sì, l'amore, quello vero.

Augurandovi che l'amore accompagni sempre ogni giorno della vostra vita camminando fianco a fianco con voi miei cari amici vi abbraccio, vi ringrazio di cuore per il vostro affetto e vi saluto caramente e, per chi di voi lo festeggia, felice San Valentino !


A presto ♥










Fonti bibliografiche:

Robert Sabuda, Saint Valentine, SIMON & SCHUSTER, 1999 









They do not love that do not show their love.

William Shakespeare, The Two Gentlemen of Verona (1590s), act I, scene II



- picture 1



Rediscovered during the XVIIIth century in England it has been gradually defining the costum that wants February 14th to be the occasion on which lovers express their love for each other by giving flowers, offering confectionery, and sending greeting cards known by the name of "Valentines"; then, consolidated during the Regency and Victorian age, the tradition of celebrating Valentine's Day has ancient origins, so ancient that if we push our look to find them, we almost get lost ... 


For this was on Seynt Volantynys day 
Whan euery Bryd comyth there to chese His make. 

"For this was on St. Valentine's Day, 
When every bird cometh there to choose His mate."


Geoffrey Chaucer, contemporary of Giovanni Boccaccio, wrote in his poem Parlement of Foules (1382)



- picture 2



celebrating the engagement of King Richard II of England and Anne of Bohemia, when the courtly love had already consecrated the celebration of Spring as the defining moment of the awakening of nature and of the deepest feelings, first of all the passion of love ( some critics don't agree that Chaucer here was referring to February 14th, a date a bit unlikely because in England birds already try to nest, there is in fact those who prefer to assume that he was referring rather than to S.Valentine from Genoa celebrated on March 3rd. ), but we must go further back in time till to the ancient Romans and to the celebration of Lupercalia, which was held from 13th to 15th of February, a religious festival in honor of the god faun Luperculus, protector of cattle and sheep herds from the attack of wolves, feast whose origins, both according to Ovid, to Plutarch and Dionysius of Halicarnassus, would be shrouded in legend: the celebrations connected with the protection, fertility and purification of the flocks ( hence the name of the month February, as in Latin " februare " meant to purify ) were associated with that of the formation of pairs of men and women: men extracted the names of young women from a small box, and each pair thus formed would have remained so until the next year celebration.

While the formation of pairs makes us think of the celebration as we know it today, it wasn't named " Valentine's Day" until it came to the story a priest named Valentine, deeply romantic, who, because of love, disobeyed the decree of Emperor Claudius II ( third century AD), according to which soldiers, in order not to be distracted by the events of the war, had to remain celibate, they shouldn't in any way, or through engagement, either through marriage, to bind their life to a woman who would have compromised their concentration; Valentine defied the emperor marrying in secret and was therefore executed on February 14th of the year 273.

And we are always in ancient Rome with the iconography that links to this festival the image of Cupid: in Roman mythology he was the son of Venus, goddess of Love and Beauty, often depicted with a bow and arrows with which, magically, induced people to fall in love, but he fell a victim of love himself.



- picture 3 - L'Amour et Psyche, Eugène Médard



According to the legend, Cupid fell in love with a beautiful mortal girl named Psyche, he married her, but Venus, jealous of her beauty, forbade her to look at Cupid, and she, of course, couldn't resist the temptation to watch her lovely husband and was caught while she, hidden, was looking at him and therefore as punishment Venus asked her for three tests,



- picture 4 - Psyche opening the golden box, John William Waterhouse, 1903



the last of which caused her death. For love Cupid gave her back her life



- picture 5 -



and the gods, in turn, moved to compassion by this great love, conceded the graceful maiden the immortality.

Returning to the celebration of this day devoted to love, it must be said that historically also ' Valentines ' aren't as recent as they seem, just think that the oldest surviving is a Rondeau dating back to the XVth century written by Charles, Duke of Orleans, held prisoner in the Tower of London after the Battle of Agincourt in 1415, to his wife, that so begins



Je suis d'amour desja Tanné
But Tres Doulce Valentinée ...

I'm so Subjugated by the desire for love
My Sweetest Valentine

- Charles d' Orléans, Rondeau VI , lines 1-2


But whose words, if not Shakespeare's, we have to rely when about love we ' reason ', Shakespeare who penned his immortal verses dipping his pen into love?
Well, he also knew the day of lovers and communicates it to us through the words of the unhappy, dramatic character of Ophelia, who, because of love, was sentenced to a tragic and unjust fate ( if you like to know more about Ophelia's character
http://sweetlydreamingofthepast.blogspot.it/2013/09/john-william-waterhouse-pittore-della.html )



- picture 6 on the left - 



To-morrow is Saint Valentine's day,
All in the morning betime,
And I a maid at your window,
To be your Valentine.
Then up he rose, and donn'd his clothes,
And dupp'd the chamber-door;
Let in the maid, that out a maid
Never departed more.

- William Shakespeare, Ophelia in Hamlet , Act IV , Scene 5


Love, what do we perceive bigger, stronger, more transcendent, what is given to us in our lives to know more disruptive than it, love made of the strength of the etrnity and only fragment of eternity we are given to experience in our lives ... " Love that doesn't forgive to every beloved not to love in turn " wrote Dante Alighieri referring to the strong love that bounded Paolo and Francesca, love doesn't allow to any lover, with love, not to reciprocate, that love which " It is to be all made of fantasy, all made of passion and all made of wishes, all adoration, duty, and observance, all humbleness, all patience and impatience, all purity, all trial, all observance " (Shakespeare, Silvius in As you like it, act V, Scene II) ... yes , love, true love.

Wishing that love always accompany every day of your life walking side by side with you, my dear friends, I embrace you, I thank you for your affection and greet you dearly, and for those of you celebrating it, Happy Valentine's Day!


See you soon ♥










Bibliographic sources:

Robert Sabuda, Saint Valentine, SIMON & SCHUSTER, 1999 









giovedì 5 dicembre 2013

Tra le pagine della memoria.



Ricordi ...




Cortile interno ed agrumeto dell'Università di Genova, facoltà di Lettere e Filosofia




ridestati dalla lettura di un post di Simonetta che, recentemente, scelse di approfondire l'argomento degli affascinanti vasi dalla foggia un po' insolita, di sapore decisamente moresco, molto diffusi nel meridione della nostra Italia .. i vasi antropomorfi;







Simonetta cita l'antica leggenda che sta alle spalle di questa manifattura artigianale tipica della Sicilia







e, scorrendo con lo sguardo le righe del suo articolo mi sono immediatamente riaffiorate alla mente le immagini dei miei primi anni di università durante i quali venni in contatto con una lettura approfondita del Decameron di Boccaccio per cui sentii subito una forte affinità stimolata dalla passione con cui il Professor Luigi Surdich, docente di Letteratura Italiana presso l'ateneo di Genova, ogni mattina, "iniziandoci" alla lettura di nuovi racconti, ci permetteva di addentrarci nel retroterra culturale che del Decameron fu a fondamento, dei richiami alla letteratura tardo medioevale, dei riferimenti con il mondo letterario provenzale, dell'umorismo con cui il Boccaccio, spesso, si prendeva gioco dei personaggi che, archetipicamente, popolano le pagine di questo capolavoro della nostra letteratura rappresentando "tipologie" di uomini e donne attinti dal tempo, dalla storia, da detti popolari, dalle tradizioni, italiane e non solo.





Decameron, John William Waterhouse





Al di là di una lettura quasi faceta anche se il testo è scritto in un italiano per noi forse un po' ostico, quello del trecento, non ancora lingua e perciò intriso di dialettalismi, si cela infatti un compendio di arte, cultura, costume a tutta prima non evidente.

Tra di esse ad ispirare il Boccaccio la leggenda che Simonetta cita, da lui, già uomo dell'Umanesimo, riletta e rovesciata per dare spicco ai valori dell'etica commerciale, alla psicologa dei personaggi e soprattutto prevalente evidenziazione ai sentimenti che dominano l'animo umano, in primis quelli amorosi, capaci, persino, di distruggerlo; riassumendo, la novella quinta della IV giornata, 





Decameron, Franz Xaver Winterhalter





quella in cui " si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine " 1, ci cala nella Messina tardo medievale, movimentata dal clima mercantile dato dai traffici con l'oriente, popolata da naviganti e commercianti: tali erano infatti i fratelli di Lisabetta, la protagonista, tre 'mercatanti', che nella città siciliana si trovavano perchè per guadagno vi si era a suo tempo trasferito da San Gimignano il padre.
Essendo rimasti orfani costoro dovevano provvedere anche alla sorella che, ancora da maritare, s'innamorò di un ragazzo, Lorenzo, di Pisa, malauguratamente di ceto inferiore al suo e perciò da loro considerato indegno; ignaro di questo il loro amore crebbe fino a che " si andò la bisogna che, piacendo l'uno all'altro igualmente, non passò gran tempo che, assicuratisi, fecero di quello che più disiderava ciascuno." 2 , cosa che non piacque certo ai fratelli che escogitarono il modo per impedire a Lorenzo di rivedere la loro Lisabetta: attiratolo pretestuosamente al di fuori delle mura della città lo uccisero e ne occultano il cadavere in modo che non potesse essere rinvenuto.
L'assenza ingiustificabile dell'amato che diventava sempre più sospetta inquietò la povera Lisabetta che iniziò a vivere oppressa da continui turbamenti, di giorno e di notte, finché in sogno le apparve l'amato a rivelarle l'accaduto e l'esatta posizione del luogo in cui sarebbe stato sepolto; il giorno seguente, fattasi accompagnare da una domestica fidata, raggiunse il luogo indicato e, trovato il cadavere dell'amato, impossibilitata a dargli più degna sepoltura, ne prelevò la testa per portarla a casa con sé dove provvedette a sotterrarlo dentro un vaso che teneva sul balcone in cui cresceva una pianta di basilico. ".. con questa testa nella sua camera rinchiusasi, sopra essa lungamente e amaramente pianse, tanto che tutta con le sue lagrime la lavò, mille basci dandole in ogni parte. Poi prese un grande ed un bel testo *, di questi ne' quali si pianta la persa o il basilico, e dentro la vi mise fasciata in un bel drappo; e poi messavi sù la terra, sù vi piantò parecchi piedi di bellissimo bassilico salernitano .." 3
Di giorno in giorno, spesso innaffiato dalle lacrime versate dalla povera anima addolorata per la triste perdita, il basilico divenne sempre più rigoglioso e di aroma sempre più intenso ed il fatto, insieme con l'atteggiamento di Lisabetta, che sempre teneva il vaso con sé e talvolta sembrava dialogarvi,





Isabella and the Pot of Basil, William Holman Hunt, 1867





indusse i vicini a parlarne con i fratelli, i quali, preso il vaso e scoperto l'arcano, lo fecero definitivamente sparire.
Lisabetta, addolorata dalla perdita anche di quest'ultima parte del corpo dell'amato, priva di alcuna ragione per vivere, si lascerà morire poco tempo dopo a Napoli dove i fratelli, ormai timorosi di essere scoperti, si saranno con lei trasferiti.


" Se l'amore è un istinto naturale che non conosce e anzi infrange le barriere sociali, non per questo è accettato dalle convenzioni civili: la libertà della passione è negata di fatto tanto dall'aristocrazia quanto dalla borghesia, se essa rompe con un codice di onorabilità, con un modo di concepire la vita, il lavoro, il matrimonio." 4 
In quella che Mario Baratto definisce una "novella - romanzo" 5, molto drammatica, anzi tragica dato l'epilogo e tutta sofferta dal personaggio della protagonista, che lacerata dal suo dramma giunge a dialogare con sé stessa al punto di raggiungere la follia, la narrazione diventa intimistica, introspettiva, quasi psicologica, un dramma interiore proprio di un eroe incompreso, prima ancora che vittima degli eventi, quello di una anima appassionata che non può assecondare il proprio amore e finisce perciò con il perdere il senno e con esso la vita e porre così finalmente termine alla sua straziante sofferenza.
" La giovane non restando di piagnere e pure il suo testo adimandando, piagnendo si morì, e così il suo disavventurato amore ebbe termine." 6


Scriverà quasi duecentocinquant'anni più tardi William Shakespeare nel suo Romeo and Juliet (1596) divenuto paradigma letterario della tragedia amorosa:



Gioie violente hanno fini violente. Muoiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo e il fuoco che si consumano al primo bacio. Il miele più dolce diventa insopportabile per la sua eccessiva dolcezza: assaggiato una volta, ne passa per sempre la voglia. Amatevi dunque moderatamente, così dura l'amore.


Grazie Simonetta per avermi proposto questo approfondimento, non immagini quanto volentieri abbia ripreso in mano questo amato libro che da tempo giaceva nella mia libreria, con quanto entusiasmo e diletto lo abbia risfogliato ... è sempre motivo di grande gioia rivivere col ricordo giorni lieti e ancor più lo è condividere questa gioia con voi !


A presto ♥












Bibliografia:

Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Einaudi, Torino, 1987

Mario Baratto, Realtà e stile nel "Decameron", Editori Riuniti, Roma, 1986

Luigi Surdich, La cornice di amore. Studi sul Boccaccio, ETS EDITORE PISA, 1987



Citazioni:

1 - Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Einaudi, Torino, 1987, pag. 457

2 - op. cit., pag. 527

3 - op. cit., pag. 530

* Si legge su Wikipedia a proposito del latino volgare: « testa(m), da cui origina il moderno italiano testa, ha sostituito il latino classico caput. È probabile che nel parlato il caput venisse indicato scherzosamente con altri termini cavati metaforicamente dal linguaggio delle cose quotidiane (così come si dice oggi coccio o zucca); testa(m) era originariamente "vaso di terracotta": via via la venatura ironica scomparve e caput sopravvisse come capo solo in certi contesti dotti. » e chissà che il Boccaccio non usi un termine tratto dal latino classico proprio per ricondurci all'antica leggenda che cita Simonetta ...

4 - Mario Baratto, Realtà e stile nel "Decameron", Editori Riuniti, Roma, 1986, pag.135

5 - op. cit., ivi

6 - Giovanni Boccaccio, Decameron, op. cit., pag. 532












Among the pages of memory.



Memories ...



- picture 1 - Courtyard and citrus grove of the University of Genoa, Faculty of Arts and Philosophy



awakened from reading a post by Simonetta that recently chose to explore the topic of some fascinating pots by a bit unusual shape, of decidedly Moorish flavor, very common in the south of our Italy .. the anthropomorphic pots;



- picture 2



Simonetta cites the ancient legend which lies behind this craftsmanship typical of Sicily



- picture 3



and, running with my eyes the lines of her article, I re-emerged immediately to mind  the images of my early university years, during which I came into contact with a thorough reading of the Boccaccio's Decameron for which I immediately felt a strong affinity stimulated by the passion with what Professor Luigi Surdich, teaching Italian Literature at the University of Genoa, every morning, "iniziating" us into the reading of new tales, allowed us to delve into the cultural background that was the foundation of the Decameron, references to the late Middle Ages literature, references to the literary Provencal world and to the humor with which Boccaccio often made ​​fun of the characters, who, like archetypes, populate the pages of this masterpiece of our literature representing "types" of men and women drawn from the time, from history, from popular sayings, from traditions, Italian and not only.



- picture 4 - Decameron, John William Waterhouse



Beyond this almost facetious reading, even if the text is written in Italian for us perhaps a little difficult, that of the 1300's, not yet steeped in the language and therefore full of dialettalisms, lies in fact a compendium of art, culture, costume that doesn't at first appear.

Among  those inspiring Boccaccio there's the legend that Simonetta mentions, re read and overturned from him, already man of the Humanism, on the basis of a greater and highlighting of the prominent values of the commercial ethic, of the psychology of the characters and above all of the sentiments that dominate the human mind, especially that of love, capable, even, to destroy it; synthesizing the fifth tale of the fourth day,



- picture 5 - Decameron, Franz Xaver Winterhalter



that in which " they reason about those whose loves had an unhappy end " 1 , 'let us down' in the late Middle Ages Messina lively by the trade climate given by the trade with the East, populated by sailors and traders: so were the brothers of Lisabetta, in fact, the protagonist, three ' merchants ' who lived in the Sicilian city because there, at his time, from San Gimignano their father transferred to gain.
Being orphaned they also had to ensure their sister who, still to marry, fell in love with a boy, Lorenzo from Pisa, unfortunately from a lower social class and therefore considered unworthy from them; unaware of this their love grew until " it became necessary that, beeing fond of each other in equal measure, it didn't pass much time before that , beeing safe , made what they most desired." 2, what certainly the brothers didn't like at all and so schemed a way to prevent Lorenzo to review their Lisabetta: enticed him under a pretext outside the city walls they killed him and hid the body in a place that couldn't be found.
The  unjustifiable absence of her beloved that became more and more suspicious disquieted the poor Elizabeth, who began to live oppressed by continual disturbances, day and night, until he appeared in a dream of hers to reveal her what happened and the exact position of the place where he was buried; the very next day, accompanied by a trustworthy maid, she reached the place indicated, and found the body of her beloved Lorenzo, and for she was unable to give him a more decent burial, withdrew his head to take it home with her where provided to bury it in a pot on the balcony where she kept a basil plant growing. " .. With this head she shut herself up in her room , and wept bitterly over it at length , so that with all her tears washed it , giving her a thousand kisses in each part. Then took a great and a nice pot, of those we use to plant marjoram or basil, and  put it inside wrapped in a piece of fine cloth , and then upward placed the ground up thither planted some beautiful seedlings of basil from Salerno .. " 3
Day by day, often watered by the tears shed by the poor soul grieved by the sad loss, the basil became more lush and of more intense flavor and the fact, togheter with the attitude of Lisabetta, who always kept the pot with her and sometimes she seemed to talk to it,



- picture 6 - Isabella and the Pot of Basil , William Holman Hunt, 1867



led the neighbors to talk with the brothers, who took the pot and, discovered the secret, made it finally disappear.
Lisabetta, also saddened by the loss of that part of the body of her beloved, deprived of any reason for living, will leave to die herself  a short time later in Naples where the brothers, now fearful of being discovered, will be transferred with her.


" If love is a natural instinct that doesn't know and indeed breaks social barriers, it doesn't make it acceptable to the civil conventions : the freedom of passion is denied by the aristocracy of fact so much as the bourgeoisie , if it breaks with a code of integrity, with a way of thinking about life, work , marriage . " 4
In what Mario Baratto defines a "tale - novel" 5, very dramatic, even tragic for the epilogue and completely suffered from the character of the protagonist, who torns from her drama comes to dialogue with herself to get to the point of madness, the narrative becomes intimate, introspective, almost psychological, an inner drama proper of a misunderstood hero, even before than victim of the events, that of a passionate soul who can not indulge her love and therefore ends up losing  her mind, and with it, her life and so finally puts an end to her suffering excruciating.
" The young woman ceased not to weep and her pot asking for, weeping, died, and so her disastrous love came to an end . " 6


Nearly two hundred and fifty years later William Shakespeare will write in his "Romeo and Juliet " (1596), became a literary paradigm of love tragedy:

" These violent delights have violent ends and in their triump die, like fire and powder which, as they kiss, consume. The sweetest honey becomes unbearable for its excessive sweetness, tasted once, it always goes to the urge. Love, therefore, moderately, so love lasts."


Thanks Simonetta for having suggested me this deepening, you cannot imagine how gladly I have picked up this book I love so much (that has been lying for a long time on my bookshelf ) again, with  how much enthusiasm and delight I have re leafed it through ... it's always a source of great joy to relive by recalling happy days and even more it is to share this joy with you !


See you soon ♥














Bibliography:

Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Einaudi, Torino, 1987

Mario Baratto, Realtà e stile nel "Decameron", Editori Riuniti, Roma, 1986

Luigi Surdich, La cornice di amore. Studi sul Boccaccio, ETS EDITORE PISA, 1987




Quotations:

1 - Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Einaudi, Torino, 1987, p. 457

2 - op. cit., p. 527

3 - op. cit., pag. 530

4 - Mario Baratto, Realtà e stile nel "Decameron", Editori Riuniti, Roma, 1986, p.135

5 - op. cit., ivi

6 - Giovanni Boccaccio, Decameron, op. cit., p. 532


lunedì 30 settembre 2013

John William Waterhouse pittore della femminilità.


Un sepalo, un petalo e una spina
In un comune mattino d’estate,
Un fiasco di rugiada, un’ape o due,
Una brezza,
Un frullo in mezzo agli alberi
Ed io sono una rosa!


Emily Dickinson



                 My Sweet Rose o The Soul of the Rose, John William Waterhouse, 1908


Lo si conosce come l'ultimo dei preraffaelliti *, forse per questo in grado di esprimere al massimo livello le tematiche che ne caratterizzavano i dipinti, quali l'ispirazione alle leggende cavalleresche medioevali, alla Bibbia, la rappresentazione della natura e la centralità della figura femminile, ma la soavità con cui, tramite il sapiente utilizzo dei colori, illuminava i volti delle sue "ladies" comunicano un'armonia ed una quiete interiore che solamente chi è capace di cogliere l'essenza ultima delle cose è in grado di trasmettere.
Waterhouse non fu solamente un poeta del colore: egli volle come protagoniste dei suoi dipinti donne bellissime, incarnazioni di grazia o donne fatali, sempre dai lunghi capelli, raccolti o sciolti, lievi ed armoniose, dallo sguardo trasognato, rapite dai loro pensieri e perciò avvolte da un impenetrabile alone di mistero che le rende oltremodo affascinanti agli occhi dell'osservatore.

Legato all'Italia che gli diede i natali (nacque Roma il 6 aprile del 1849) Nino, come fu subito soprannominato in famiglia, trascorse a Roma i suoi primi cinque anni; nel 1854 si trasferì a Londra, nel quartiere di South Kensington dove i genitori, entrambi pittori (era figlio di William ed Isabela Waterhouse), lo indirizzarono verso le arti figurative iscrivendolo nel 1870 alla Royal Academy.
L'atmosfera artistica che respirava tra le mura domestiche, la frequentazione dell'accademia e la vicinanza del Victoria and Albert Museum lo spronarono a dipingere già da giovinetto e nel 1874 cominciò a divenire celebre con l'opera allegorica Sleep and his Half-Brother Death (Il Sonno e la sua Sorellastra Morte), ma sarà intorno alla fine degli anni ottanta che andrà consolidandosi lo stile per cui ancora oggi lo ammiriamo, quando, sensibilizzato dalla mitologia classica e dalle leggende medievali oltre che dal repertorio shakespeariano, temi in cui riesce a dare piena espressione alla propria artisticità, comincerà con il trasporre sulla tela i volti e le figure femminili più ammalianti della pittura vittoriana: 




per Waterhouse le angosce, le ansie, le gioie che traspaiono dagli sguardi delle eroine che ritrae altro non sono che le varie sfaccettature di un unico complesso, enigmatico, imprevedibile, sorprendente, ineffabile ed ammaliante volto, quello della femminilità.





                                                 Study for Lady Clare, 1908 ca.



Avvolto di mistero e magia, il ciclo bretone, appartenente alla letteratura medioevale, ispirato al mito di re Artù, ai cavalieri e alle dame che ruotavano intorno a Camelot, fu per Waterhouse spesso fonte d'ispirazione, ed in primis lo fu per la figura di Lady of Shalott (Elaine di Astolat) la cui storia, triste e dal tragico epilogo era stata resa famosa pochi anni prima dall'omonimo poema di Sir Alfred Tennyson (1809 - 1892): vittima di un incantesimo di Morgana che la volle rinchiusa in una torre per tutta la durata della sua vita affinchè non potesse vedere Lancillotto, Elaine era costretta a stare seduta a tessere le immagini che dalla finestra le rimandava la superficie di uno magico specchio azzurro posto davanti i suoi occhi, (And sometimes through the mirror blue / The knights come riding two and two: / She hath no loyal knight and true,/ The Lady of Shalott. - E talvolta attraverso lo specchio azzurro / I Cavalieri giungono cavalcando a due a due: / Lei non ha alcun Cavaliere leale e fedele, / La Signora di Shalott. ) condannata a non rivolgere mai lo sguardo verso Camelot, pena la morte; 




                                "I am half sick of shadows", said the lady of Shalott


questo finchè un giorno, pur consapevole del proprio destino, decise di affacciarsi e seguire con lo sguardo l'affascinante cavaliere che stava rientrando al castello: 




                                        The Lady of Shalott looking at Lancelot


s'innamorò al primo sguardo di Lancillotto ed aveva anche scorto Camelot all'orizzonte, sapeva che sarebbe andata incontro alla morte, ma scelse comunque di seguirlo:

Lying, robed in snowy white
That loosely flew to left and right -
The leaves upon her falling light -
Thro' the noises of the night,
She floated down to Camelot:
And as the boat-head wound along
The willowy hills and fields among,
They heard her singing her last song,
The Lady of Shalott.

A longdrawn carol, mournful, holy,
She chanted loudly, chanted lowly,
Till her eyes were darken'd wholly,
And her smooth face sharpen'd slowly,
Turn'd to tower'd Camelot:
For ere she reach'd upon the tide
The first house by the water-side,
Singing in her song she died,
The Lady of Shalott.

The Lady of Shalott, excerpt - Sir Alfred Tennyson, 1832






Giaceva con indosso una veste bianca come le neve
Che vagamente svolazzava a dritta e a manca -
Le foglie sovrapposte alla sua luce che stava calando -
Tra i suoni della notte,
Ella fluttuava verso Camelot:
E mentre la barca ferita a prora procedeva
Tra colline flessuose e campi,
Si sentì cantare la sua ultima canzone,
La Signora di Shalott.

Una nenia triste, sacra,
Cantò a voce alta, cantò sommessamente,
Finché i suoi occhi si fecero completamente bui,
E il suo viso liscio si affinò lentamente,
Volto alla turrita Camelot:
Pria di essere raggiunta dalla corrente
Trovando albergo sulla sponda,
Canticchiando il proprio canto morì,
La Signora di Shalott.


La Signora di Shalott, estratto - Sir Alfred Tennyson, 1832


E' questo uno dei dipinti più affascinanti del periodo vittoriano, forse l'apice della pittura vittoriana, in cui in ogni pennellata Waterhouse infuse magia e poesia: Tennyson canta la drammatica storia di questa infelice creatura in una fiaba struggente e lui la traduce dipingendo le note più tristi che mai si potrebbero ascoltare coniugando la drammaticità dell'argomento con la teatralità dell'immagine (forse anche influenzato dallo stile di Sarah Bernhardt che al tempo furoreggiava nei teatri londinesi) per giungere a dar vita ad un dipinto che rabbrividisce per il fascino della sua storia e per la sua rara bellezza. 

Sempre legato al ciclo arturiano il dipinto Tristram and Isolde with the Potion (Tristano ed Isotta con la pozione) 






in cui Isotta porge la pozione che li avrebbe dovuti uccidere insieme visto che realtà negava loro di rimanere uniti: in realtà non si trattava di veleno bensì di un filtro d'amore che avrebbe ulteriormente acceso il loro amore costringendoli, quindi, a fuggire nella foresta. (Narra la leggenda che Isotta, principessa d'Irlanda, promessa sposa di re Marco di Cornovaglia, fu affidata alle cure del di lui nipote, Tristan o Tristram, che avrebbe dovuto scortarla e proteggerla durante il viaggio in Cornovaglia; questi, però, malauguratamente s'innamora di lei e da lei è ricambiato, mutando rovinosamente il corso che gli eventi avrebbero dovuto seguire.)


E' del 1886 il dipinto The Magic Circle (Il Cerchio Magico),






in cui con ogni probabilità Waterhouse vuole ritrarre Morgana mentre prepara uno dei sortilegi con cui soggiogava cavalieri e dame assoggettandoli al suo volere per realizzare i propri ambiziosi sogni, primo tra tutti quello di divenire regina di Camelot sposando Artù.


Anche al repertorio shakespeariano Waterhouse attinse con ispirazione profonda, sensibilizzato e soggiogato, come altri preraffaelliti, dal fascino soprattutto della fragile figura di Ophelia, vittima degli eventi al punto di raggiungere la follia ...
Tra i protagonisti della tragedia The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark (Amleto), Ophelia, che vive alla corte di Danimarca essendo il padre ciambellano comincerà ad abbandonarsi alla follia perchè, dopo aver ceduto alle lusinghe di Amleto ed essersene innamorata perdutamente, crederà, equivocando, l'amore di Amleto non genuino e disinteressato e a cedervi definitivamente dopo aver visto il padre assassinato dallo stesso Amleto che lo credeva lo zio Claudio, usurpatore del suo trono.

« O, what a noble mind is here o'erthrown!
The courtier's, soldier's, scholar's, eye, tongue, sword;
The expectancy and rose of the fair state,
The glass of fashion and the mould of form,
The observed of all observers, quite, quite down!
And I, of ladies most deject and wretched,
That suck'd the honey of his music vows,
Now see that noble and most sovereign reason,
Like sweet bells jangled, out of tune and harsh;
That unmatch'd form and feature of blown youth
Blasted with ecstasy: O, woe is me,
To have seen what I have seen, see what I see! »


The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark, Ophelia's monologue, Act III, Scene I






« Oh, qual nobile mente è qui sconvolta!
Occhio di cortigiano,
lingua di dotto, spada di soldato;
la speranza e la rosa del giardino
del nostro regno, specchio della moda,
modello d'eleganza,
ammirazione del genere umano,
tutto, e per tutto, in lui così svanito!...
E io, la più infelice e derelitta
delle donne, ch'ho assaporato il miele
degli armoniosi voti del suo cuore,
debbo mirare adesso, desolata,
questo sublime, nobile intelletto
risuonare d'un suono fesso, stridulo,
come una bella campana stonata;
l'ineguagliata sua forma, e l'aspetto
fiorente di bellezza giovanile
guaste da questa specie di delirio!...
Me misera, che ho visto quel che ho visto,
e vedo quel che seguito a vedere! »

Amleto, monologo di Ofelia, Atto III scena I






Il nulla, il vuoto nello sguardo, l'assenza di ogni forma di pensiero, il dominio assoluto del dolore conduce la disperata fanciulla a vagare per il bosco, ad adornarsi i capelli in prossimità dell'acqua, dove, per imperizia, l'attenderà la morte.

GERTRUDE: There is a willow grows aslant a brook,
That shows his hoar leaves in the glassy stream;
There with fantastic garlands did she come
Of crow-flowers, nettles, daisies, and long purples
That liberal shepherds give a grosser name,
But our cold maids do dead men's fingers call them:
There, on the pendent boughs her coronet weeds
Clambering to hang, an envious sliver broke;
When down her weedy trophies and herself
Fell in the weeping brook. Her clothes spread wide;
And, mermaid-like, awhile they bore her up:
Which time she chanted snatches of old tunes;
As one incapable of her own distress,
Or like a creature native and indued
Unto that element: but long it could not be
Till that her garments, heavy with their drink,
Pull'd the poor wretch from her melodious lay
To muddy death.

The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark, Act IV, Scene VII






GERTRUDE: C'è un salice che cresce di traverso
a un ruscello e specchia le sue foglie
nella vitrea corrente; qui ella venne,
il capo adorno di strane ghirlande
di ranuncoli, ortiche, margherite
e di quei lunghi fiori color porpora
che i licenziosi poeti bucolici
designano con più corrivo nome
ma che le nostre ritrose fanciulle
chiaman "dita di morto"; ella lassù,
mentre si arrampicava per appendere
l'erboree sue ghirlande ai rami penduli,
un ramo, invidioso, s'è spezzato
e gli erbosi trofei ed ella stessa
sono caduti nel piangente fiume.
Le sue vesti, gonfiandosi sull'acqua,
l'han sostenuta per un poco a galla,
nel mentre ch'ella, come una sirena,
cantava spunti d'antiche canzoni,
come incosciente della sua sciagura
o come una creatura d'altro regno
e familiare con quell'elemento.
Ma non per molto, perché le sue vesti
appesantite dall'acqua assorbita,
trascinaron la misera dal letto
del suo canto a una fangosa morte. »

Amleto, Atto IV scena VII 


Ed ancora la bellissima, ingenua, emotiva Miranda dalla fulva chioma agitata dalle folate di un vento selvaggio, protagonista del dramma shakespeariano The Tempest (La Tempesta) che assiste tristemente all'ira del padre, Prospero, vero duca di Milano, esiliato con lei su di un'isola del Mediterraneo, che scatena artifici e magie per riportare la figlia al posto che le spetta:

If by your art, my dearest father, you have
Put the wild waters in this roar, allay them.
The sky, it seems, would pour down stinking pitch,
But that the sea, mounting to the welkin's cheek,
Dashes the fire out. 

The Tempest, Act I, Scene II




                                               

Se con la vostra arte, amatissimo padre, avete
sollevato questo urlo dalle onde selvagge, ora calmatele.
Sembra che l'aria voglia rovesciare fetida pece,
ma che il mare, alzandosi fino al volto del cielo,
ne attenui il fuoco. 

La Tempesta, Atto I. Scena II


Nel 1897 un'altra opera di Tennyson scosse il genio artsitico e la creatività di Waterhouse, il poema Marian in the South (Marianna al Sud), tratto dalla commedia shakespeariana Measure for Measure (Misura per Misura) in cui Marianna, promessa sposa ad Angelo, viene ripudiata quando questi viene a sapere che la sua dote è andata persa in un naufragio; a questa figura letteraria viene delegata l'espressione di tutta l'angoscia della solitudine e la malinconia che ne scaturisce connota i suoi giorni interamente trascorsi nell'isolamento ed in un questionarsi lamentoso ed infatti l'immagine che di lei Waterhouse vede riflessa nello specchio appare con uno sguardo interrogativamente languido, quasi cercasse gli occhi negli occhi per dialogare almeno con sè stessa:


Till all the crimson changed, and past
Into deep orange o’er the sea,
Low on her knees herself she cast,
Before Our Lady murmur’d she:
Complaining, “Mother, give me grace
To help me of my weary load.”
And on the liquid mirror glow’d
The clear perfection of her face.
“Is this the form,” she made her moan,
“That won his praises night and morn?”
And “Ah,” she said, “but I wake alone,
I sleep forgotten, I wake forlorn.”…


…And, rising, from her bosom drew
Old letters, breathing of her worth,
For “Love”, they said, “must needs be true,
To what is loveliest upon earth.”
An image seem’d to pass the door,
To look at her with slight, and say,
“But now thy beauty flows away,
So be alone for evermore.”
“O cruel heart,” she changed her tone,
“And cruel love, whose end is scorn,
Is this the end to be left alone,
To live forgotten, and die forlorn?”






Fino a che tutto il cremisi delcielo volse, e divenne passato
In arancio profondo sopra 'l mare,
Bassa in ginocchio lei si gettò,
Prima di mormorare a Nostra Signora:
Lamentevole, "Madre, datemi la grazia
Perchè mi aiuti a trasportare il  mio carico stanco. "
E sullo specchio liquido scintillò
La chiara perfezione del suo viso.
"E 'questa la forma," proseguì il suo lamento,
"Che ha vinto le sue lodi notte e giorno?"
"Ah," mormorò, "mi sveglio sola,
Dormo dimenticata, mi sveglio sconsolata. "...


... E, con impeto crescente, dal seno trasse
Vecchie lettere, pulsanti del suo valore,
Per "Amore", dicevano, "deve necessariamente essere vero,
Per ciò che vi è più bello sulla terra."
Un'immagine sembrò attraversare la porta,
Per guardarla con leggerezza e dire:
"Ma ora la tua bellezza scorre via,
Quindi, sii sola per sempre. "
"O crudele cuore", mutò il suo tono,
"E amore crudele, il cui fine è il disprezzo,
È questo il fine, essere lasciata sola,
Per vivere dimenticata, e morire sconsolata?  



Ispirandosi all'incantevole e seducente repertorio di John Keats, Waterhouse ritrasse la sua Belle Dame Sans Merci, protagonista dell'omonima ballata, una dama che, questa volta, non è vittima degli eventi, non li subisce, bensì, a causa della propria infinita bellezza, ne è piuttosto artefice:



Ah, what can ail thee, wretched wight,
Alone and palely loitering;
The sedge is wither'd from the lake,
And no birds sing.

Ah, what can ail thee, wretched wight,
So haggard and so woe-begone?
The squirrel's granary is full,
And the harvest's done.

I see a lily on thy brow,
With anguish moist and fever dew;
And on thy cheek a fading rose
Fast withereth too.

I met a lady in the meads
Full beautiful, a faery's child;
Her hair was long, her foot was light,
And her eyes were wild.

I set her on my pacing steed,
And nothing else saw all day long;
For sideways would she lean, and sing
A faery's song.

I made a garland for her head,
And bracelets too, and fragrant zone;
She look'd at me as she did love,
And made sweet moan.

She found me roots of relish sweet,
And honey wild, and manna dew;
And sure in language strange she said,
I love thee true.

She took me to her elfin grot,
And there she gaz'd and sighed deep,
And there I shut her wild sad eyes--
So kiss'd to sleep.

And there we slumber'd on the moss,
And there I dream'd, ah woe betide,
The latest dream I ever dream'd
On the cold hill side.

I saw pale kings, and princes too,
Pale warriors, death-pale were they all;
Who cry'd--"La belle Dame sans merci
Hath thee in thrall!"

excerpt - La Belle Dame Sans Merci, 1819 - John Keats






‘Oh cosa ti affligge, cavaliere armato, 
Solo e pallido vagando?
Il giunco è avvizzito (in riva) al lago,
E nessun uccello canta.

‘Oh cosa ti affligge, cavaliere armato,
Così sparuto e così desolato?
Il granaio dello scoiattolo è pieno,
 Ed il raccolto è fatto. (è stato fatto)

‘Vedo un giglio sulla tua fronte
Umido di angoscia e rugiada di febbre;
E sulle tue guance una rosa (che sta) appassendo
Velocemente avvizzisce pure.’

‘Incontrai una dama nei prati, 
Molto bella – la figlia di una fata,
I suoi capelli erano lunghi, il suo passo (piede) era leggero,
Ed i suoi occhi erano selvaggi.

‘Feci un ghirlanda (di fiori) per la sua testa,
E braccialetti pure, ed una cintura fragrante;
Lei mi guardò come se mi amasse,
E fece un dolce lamento.

 ‘La posi sul mio destriero al passo (che andava al passo)
E non vidi altro durante tutto il giorno,
Perché si piegava sul fianco, e cantava
Una canzone di fata

Mi trovò radici di dolce sapore
E miele silvestre e rugiada di manna, 
E sicura in una strana lingua mi disse,
“Ti amo veramente!”

‘Lei mi portò alla sua magica grotta, 
E lì pianse e sospirò molto addolorata;
E lì io chiusi i suoi selvaggi, selvaggi occhi
Con quattro baci.

‘E lì lei mi cullò fino al sonno,
E lì io sognai – Ah! mal me ne incolse!
L’ultimo sogno che ho mai sognato
Sul fianco della fredda collina

‘Vidi pallidi re e principi pure,
Pallidi guerrieri, con pallore mortale erano tutti loro;
Loro gridavano – “La Belle Dame Sans Merci”
Ti ha reso schiavo!”

estratto da La Belle Dame Sans Merci, 1819 - John Keats



Ed ammirate, silenziosamente, infine, quanto egli attinse alla mitologia classica ...




Psyche Opening the Door into Cupid's Garden (Psiche apre la porta del giardino di Cupido), 1904





                                       Hylas and the Nymphs (Ila e le ninfe), 1896





                                        Apollo and Daphne (Apollo e Dafne), 1908





                                          Echo e Narcissus (Eco e Narciso), 1903
  




Flora and the Zephyrus (Flora e Zefiro), 1898





                           The Awakening of Adonis (Il Risveglio di Adone), 1900 ca.

  

La Natura con i suoi elementi, soprattutto l'acqua e l'aria, ed i fiori, tanto cara ai preraffaeliti, in Waterhouse quasi divinizzata, lo avvicinò persino ad una sorta di panteismo ...




                                                         Boreas (Bora), 1913





Spring Spreads One Green Lap of Flowers (La Primavera sparge un verde tappeto di fiori), 1910 

  



                                              Sweet Summer (Dolce Estate), 1912




                                    

                     Spring - The Flower Picker (Primavera - Raccoglitrice di fiori), 1894



Essa, con le sue forze incontenibili ed incommensurabili, i suoi profumi, i suoi colori, i suoi chiaroscuri, della femminilità altro non è che un riflesso ...




                                                  The Shrine ( L'altare), 1895


Vi lascio dopo avervi intrattenuto per un così lungo tempo, e me ne scuso, ma il repertorio di Waterhouse è talmente vasto ed affascinante che non è stato davvero semplice trovare modo di antologizzarlo ..

A presto ♥






Dany




Fonti bibliografiche:

Hobson Anthony, JOHN WILLIAM WATERHOUSE, PHAIDON, 2002



 Note:

* quella dei preraffaelliti si può considerare una sorta di confraternita sorta a Londra nel 1848 di cui furono iniziatori William Holman Hunt, John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti, cui si aggiunsero James Collinson, William Michael Rossetti, Frederic George Stephens e Thomas Woolner; essi erano accomunati dagli argomenti che li ispiravano e dall'antiaccademicità del loro approccio pittorico cui si deve il nome che scelsero per il loro gruppo poichè il loro stile si collocava, artisticamente, prima del manierismo che succedette alla pittura dell'italiano Raffaello Sanzio da Urbino.












I apologize to my English readers if with no putting the whole translation I have got you in trouble, but this time I felt it was more appropriate to attach the paintings to the writing of literature that has inspired them in the original language .. If I have put you in difficulty please forgive me, I did it trying to give more expressiveness to the reading, saw that in this post mainly the images "speak".

An affectionate hugh.

See you soon ♥




Dany


Bibliografic sources:

Hobson Anthony, JOHN WILLIAM WATERHOUSE, PHAIDON, 2002



 Notes:

* the one of Pre-Raphaelite can be considered a sort of brotherhood born in London in 1848 initiators of which were William Holman Hunt, John Everett Millais and Dante Gabriel Rossetti, to whom were added James Collinson, William Michael Rossetti, Frederic George Stephens and Thomas Woolner; they were united by the arguments which inspired them and by their anti - academic pictorial approach which must be the name they chose for their group because their style can be placed, artistically, before mannerism who succeeded to the painting of Italian Raffaello Sanzio da Urbino.