martedì 20 aprile 2021

Agatha Christie's disappearance in 1926.


On Friday 3 December 1926, the English crime novelist Agatha Christie vanished from her home in Berkshire. It was the perfect tabloid story, with all the elements of one of Christie's own 'whodunnit' mysteries. So what was the truth behind her disappearance? What happened during the 11 days during which she remained far from her home and her family?




A little after 9.30 pm she got up from her armchair and climbed the stairs of her Berkshire home. She kissed goodnight her sleeping daughter Rosalind, aged seven, and made her way back downstairs again. Then she climbed into her Morris Cowley and drove off into the night. She wouldn't be seen again for 11 days.
Her disappearance would spark one of the largest manhunts ever mounted. She was already a famous writer and more than one thousand policemen were assigned to the case, along with hundreds of civilians. For the first time, aeroplanes were also involved in the search.
Even two of Britain’s most famous crime writers, Sir Arthur Conan Doyle, creator of Sherlock Holmes, and Dorothy L. Sayers, author of the Lord Peter Wimsey series, were drawn into the search. Their specialist knowledge, it was hoped, would help to find the missing writer.
It didn’t take long for the police to locate her car. It was found abandoned on a steep slope at Newlands Corner near Guildford. But there was no sign of her and nor was there any evidence that she’d been involved in an accident.




As the first day of investigations progressed into the second and third without any sign of her speculation began to mount.
This was the perfect tabloid story, with all the elements of an Agatha Christie mistery novel. Close to the scene of the car accident was a natural spring known as the Silent Pool, where two young children were reputed to have died. Some journalists ventured to suggest that the novelist had deliberately drowned herself.
But her body was nowhere to be found and suicide seemed unlikely, for her professional life had never looked so optimistic. Her sixth novel, The Murder of Roger Ackroyd, was selling well and hers was already a famous name.
By the second week of the search, the news had spread around the world. It even made the front page of the New York Times.
Not until December 14th, fully eleven days after she disappeared, was Agatha Christie finally located. She was found safe and well in a hotel in Harrogate, but in circumstances so strange that they raised more questions than they solved. She herself was unable to find an answer to what had happened. She remembered nothing. It was left to the police to piece together what might have taken place.
They came to the conclusion that Agatha Christie had left home and travelled to London, crashing her car en route. She had then boarded a train to Harrogate. On arriving at the spa town, she checked into the Swan Hydro – now the Old Swan Hotel – with almost no luggage. The most bizzarre thing is that she used the assumed name of Theresa Neele, her husband’s mistress.
Is that simply a case or it expresses the want to make him feel guilty?




Harrogate was the height of elegance in the 1920s and filled with fashionable young things. Agatha Christie did nothing to arouse suspicions as she joined in with the dances and Palm Court entertainment. She was eventually recognized by one of the hotel’s banjo players, Bob Tappin, who alerted the police. They tipped off her husband, Colonel Christie, who came to collect Agatha immediately.
But his wife was in no hurry to leave. Indeed, she kept him waiting in the hotel lounge while she changed into her evening dress.
Agatha Christie never spoke about the missing eleven days of her life and over the years there has been much speculation about what really happened between December 3rd and 14th 1926.
Her husband said that she’d suffered a total memory loss as a result of the car crash. But according to her biographer Andrew Norman, the novelist may well have been in what’s known as a ‘fugue’ state or, more technically, a psychogenic trance. It’s a rare condition brought on by trauma or depression.
'I believe she was suicidal,’ says Norman 'and her adoption of a new personality, Theresa Neele, and her failure to recognize herself in newspaper photographs were signs that she had fallen into psychogenic amnesia. Her state of mind was very low and she writes about it later through the character of Celia in her autobiographical novel Unfinished Portrait.’




She soon made a full recovery and once again began to write her novels. But she was no longer prepared to tolerate her husband’s philandering: she divorced him in 1928 and later married the distinguished archaeologist Sir Max Mallowan.

We’ll probably never know for certain what happened in those lost eleven days. Agatha Christie left a mystery that even Hercule Poirot would have been unable to solve.



And arrived to the end of today's story
I embrace you with love, 
thanking you as usual for following me until here


a presto ðŸ’•









La scomparsa di Agatha Christie del 1926.

Venerdì 3 dicembre 1926 la scrittrice inglese di romanzi gialli Agatha Christie scomparve dalla sua casa nel Berkshire secondo uno schema perfetto per un giornale scandalistico e con tutti gli elementi caratteristici di uno dei misteri che rendono affascinanti i suoi romanzi. Quale era la verità che si celava dietro la sua scomparsa? Cosa è successo durante gli 11 giorni in cui ella rimase lontana da casa e dalla sua famiglia?


- Immagine 1 - RITRATTO CON LA FIGLIA ROSALIND


Poco dopo le 21.30 ella si alzò dalla sua poltrona e salì le scale per raggiungere il piano di sopra, diede il bacio della buonanotte alla figlia Rosalind, di sette anni, che già stava dormendo, e tornò di nuovo al piano di sotto. Salì quindi sulla sua Morris Cowley e si è allontanò nel buio della notte. Non sarebbe stata più vista per 11 giorni.
La sua scomparsa scatenò una delle più grandi cacce all'uomo mai organizzate. Era già una famosa scrittrice ed il caso fu assegnato a più di mille poliziotti che collaborarono con centinaia di civili  e per la prima volta gli aeroplani furono utilizzati per rendere più efficace questa ricerca.
Anche altri due dei più famosi scrittori britannici di gialli, Sir Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes, e Dorothy L. Sayers, autrice della serie di Lord Peter Wimsey, furono coinvolti nella speranza che la loro conoscenza specialistica avrebbe aiutato a trovare la scrittrice scomparsa.
Non ci volle molto alla polizia per localizzare la sua auto:  fu trovata abbandonata su di un ripido pendio a Newlands Corner vicino a Guildford, ma di lei non vi era alcuna traccia e non furono rinvenute prove di un possibile incidente.


- Immagine 2 - IL RECUPERO DELLA SUA AUTOMOBILE


A mano a mano che i giorni trascorrevano senza che le indagini portassero ad alcun risultato furono fatte le più incredibili speculazioni; vicino al luogo in cui fu rinvenuta la sua automobile vi era una sorgente naturale, nota come Silent Pool, dove si diceva che due bambini piccoli fossero morti. Alcuni giornalisti azzardarono a suggerire che la scrittrice si fosse deliberatamente annegata.
Ma il suo corpo non si trovava da nessuna parte e il suicidio sembrava improbabile, perché anche la sua vita professionale non era mai stata così positiva da che il suo sesto romanzo, L'assassinio di Roger Ackroyd, stava vendendo bene ed il suo era già un nome di fama internazionale.
Entro la seconda settimana di ricerca, la notizia si diffuse in tutto il mondo apparendo persino sulla prima pagina del New York Times.
Solo il 14 dicembre, undici giorni dopo la sua scomparsa, Agatha Christie fu finalmente ritrovata sana e salva in un hotel ad Harrogate, ma in circostanze così strane sollevarono più questioni di quante ne risolsero. Lei stessa non fu in grado di trovare una risposta a quello che era successo, non ricordava nulla, spettò alla polizia ricostruire ciò che poteva essere accaduto.
Le indagini giunsero così alla conclusione che ella avesse lasciato la propria casa con l’intenzione di recarsi a Londra, ma fece schiantare la sua auto lungo il percorso. Poi salì su di un treno per Harrogate. Arrivata alla città termale, entrò nell’Hydropathic Hotel - ora Old Swan Hotel - quasi senza bagagli. La cosa più bizzarra è che per registrarsi usò il falso nome di Theresa Neele, l'amante di suo marito.
Fu semplicemente un caso o il fatto esprime piuttosto il desiderio di farlo sentire in colpa?


- Immagine 3 - L'ALBERGO AD HARROGATE DOVE FU RITROVATA


Harrogate era l'apice dell'eleganza negli anni '20 e brulicante di giovani alla moda. Agatha Christie non fece nulla per destare sospetti mentre si è unì ai balli e all'intrattenimento di Palm Court e venne  infine riconosciuta da uno dei suonatori di banjo dell'hotel, Bob Tappin, che allertò la polizia; questa informò suo marito, il colonnello Christie, che accorse immediatamente a prendere la moglie. Ma ella non aveva fretta di andarsene, anzi, lo fece aspettare nella hall dell'hotel mentre si cambiava per indossare il suo abito da sera.
Agatha Christie non parlò mai degli undici giorni ‘mancanti’ della sua vita e nel corso degli anni sono state fatte molte ipotesi su quanto poteva essere realmente accaduto tra il 3 ed il 14 dicembre 1926.
Il marito sosteneva che avesse subìto una totale perdita di memoria a causa di un incidente automobilistico, ma secondo il suo biografo Andrew Norman, la scrittrice si sarebbe trovata in quello che viene definito uno ‘stato di fuga indotto da una trance psicogena’. È una condizione rara causata da traumi o depressione.
"Credo che avesse tendenze suicide", disse Norman, "e la sua adozione di una nuova personalità, Theresa Neele, nonché la sua incapacità di riconoscersi nelle fotografie pubblicate dai giornali erano segni che esprimevano il suo esser vittima di un'amnesia psicogena. Versava in uno stato depressivo a cui darà parola in seguito per tramite del personaggio di Celia nel suo romanzo autobiografico Unfinished Portrait. 


- Immagine 4 - LA SCRITTRICE ALLA FINESTRA DELLA SUA CASA


Ben presto si riprese e ricominciò a scrivere i suoi romanzi, ma non fu più disposta a tollerare i continui tradimenti del marito: nel 1928 divorziò da lui e sposò l'illustre archeologo Sir Max Mallowan.
Probabilmente non sapremo mai con certezza cosa è successo in quegli undici giorni ‘persi’: Agatha Christie ha lasciato dietro di sé un mistero che, probabilmente, nemmeno Hercule Poirot sarebbe stato in grado di risolvere.



E giunti in fondo alla storia di oggi
vi abbraccio con affetto, 
ringraziandovi come sempre per avermi seguita fino a qui,



a presto ðŸ’•









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domenica 11 aprile 2021

The True Story Behind the West Toughest Trousers - La vera storia dei 'jeans'.

 


Gruppo di minatori di una cava di ghiaia fotografati nel 1895: ognuno di loro veste un paio di jeans Levi Strauss.


Quest’oggi vi racconto una storia che ci porta molto, molto lontano nel tempo: con le parole torniamo nel XV secolo e sul mare, nella città marittima di Genova, la città in cui sono nata.
Si chiamava a quel tempo Serenissima Repubblica di Genova ed era già ricchissima di storia e di storie da narrare; i suoi fiorenti traffici con l’Oriente ne avevano già fatta una ricca Repubblica Marinara, con Venezia, la più ricca e famosa di quelle italiane.
suoi robusti vascelli ed i galeoni che solcavano incessantemente i mari per raggiungere le terre in cui trovare spezie, seta e altri preziosi, dovevano essere fornite di vele molto resistenti così come dovevano essere spessi e solidi i tessuti con cui venivano coperte le merci acquistate.

I cantieri navali ed i mercanti genovesi usavano un tipo di cotone a intreccio incrociato, economico, ruvido e resistente sia per fabbricare le vele sia per proteggere le loro merci. Questo tipo di tessuto era prodotto nella città francese di Nimes, da cui deriva il nome "denim", ed era tessuto in combinazione con del fustagno. A Genova tessuti simili erano tinti di blu derivato dall'indaco scambiato con l'India. Il loro uso si estendeva anche alla manifattura di abiti da lavoro e alle divise dei marinai e venivano esportati con il nome francese "bleu de Gênes", blu di Genova.
Particolarmente apprezzato nel nord dell’Europa anche durante i secoli successivi, raggiunse il Nuovo Continente nel XIX secolo grazie ad un intraprendente mercante bavarese, Herr Levi Strauss: egli era partito con la sua scorta di tela di cotone lavorata a pantaloni semplici, senza passanti per cintura e senza tasche posteriori. Divenuto proprietario di uno spaccio a San Francisco nel 1853, iniziò a commerciare questi pantaloni che resistevano agli sfregamenti contro le rocce, contro le cortecce degli alberi, alle lotte contro supporti di legno e lunghi viaggi compiuti a dorso di muli e cavalli, anche senza sella; erano economici e comodi e vennero presto forniti di numerose tasche robuste come richiesto dai cercatori d’oro.
Negli anni '60 dell'Ottocento, i pantaloni blu di Levi Strauss erano indossati quotidianamente da minatori, agricoltori e allevatori in tutto l'Ovest. 

Nel 1873 egli comprò, per $ 69, la domanda di brevetto, richiesta dopo che un sarto russo immigrato a Reno gli diede l’idea di rivettare le cuciture più sottoposte a sforzi per rendere più resistenti i pantaloni da minatore. Sono stati soprannominati ‘blue jeans’ mutuando il nome dal francese "bleu de Gênes".
Nel 1880 il Levi era in piena regola, con cuciture arancioni, rivetti, tasca dell'orologio e toppa in pelle "Two Horse" per cavalcare.
Anche Henry David Lee legò il suo nome ai jeans, ma per altri motivi. Egli iniziò la sua attività commerciale vendendo cherosene in Ohio e trasferendosi quindi a Salina in Kansas, con un piccolo pacchetto di capitale in cerca di avventura. La H. D. Lee Mercantile Company vendeva prodotti in scatola e offriva una linea di abiti da lavoro che provenivano dall’Oriente. Quando la merce scarseggiava e le spedizioni tardavano ad arrivare Henry David creava i suoi capi di abbigliamento, ovvero tute, giacche e salopette, originariamente dette "dungarees", che presero il nome da Dungri, la tintoria di Bombay, dove ebbero origine. 
L'autista di Lee probabilmente inventò la "Lee Union-All", una tuta di jeans che è diventata l'uniforme dei meccanici e di altri lavoratori addetti a lavori in ambienti sporchi.

Negli anni '20, più o meno nel periodo in cui Lee stava introducendo la prima patta con cerniera, Levi Strauss stava eliminando il rivetto posto all’altezza del cavallo, che durante le lunghe cavalcate diventava fastidioso.
Ecco che i jeans che ancora oggi vestiamo erano definitivamente 'decollati'.
Nel tempo hanno subito variazioni di conseguenza ai dettami della moda, ma per quanto riguarda l'abbigliamento sportivo sono ormai diventati un indumento classico in tutto il mondo.


E torniamo così ai giorni nostri. Come sempre mi trovo in difficoltà quando devo esprimervi i miei ringraziamenti, ancora una volta mi avete seguito fin qui con l'entusiasmo di sempre e ve ne sono immensamente grata.

Augurando ogni bene ad ognuno di voi vi do appuntamento al prossimo post 
e vi abbraccio calorosamente.

A presto 










HEADER - Group of gravel miners photographed in 1895: each of them is wearing a pair of Levi

Strauss jeans.
 

Today I’m going to tell you a story that takes us back far, far away in time: with the words we return to the XVth century and let’s go the maritime city of Genoa, the city where I was born.
At that time it was called the Serenissima Republic of Genoa and was already very rich in history and stories to tell; its flourishing trade with the East had already made it rich Maritime Republic, with Venice, the richest and most famous of the Italian ones.
Its sturdy vessels and the galleons that incessantly plowed the seas to reach the lands in which to find spices, silk and other precious, had to be equipped with very resistant sails as well as the fabrics with which the purchased goods were covered had to be thick and solid.


- image 1 on the left -  The Serenissima Republic of Genoa in the XVth century


The shipyards and the Genoese merchants used a type of cross-woven cotton, cheap, rough and resistant both to make the sails and to protect their goods. This type of fabric was produced in the French city of Nimes, hence the name "denim", and was woven in combination with moleskin. In Genoa, similar fabrics were dyed blue derived from the indigo exchanged with India. Their use was also extended to the manufacture of work clothes and sailors' uniforms and were exported under the French name of "bleu de Gênes", blue of Genoa. Particularly appreciated in northern Europe also during the following centuries, it reached the New Continent in the XIXth century thanks to an enterprising Bavarian merchant, Herr Levi Strauss: he departed from Europe with his stock of cotton canvas worked in simple trousers, without loops for belt and no back pockets. Having become the owner of a drugstore in San Francisco in 1853, he began trading these trousers that resisted rubbing against rocks, against the bark of trees, fighting against wooden supports and riding mules and horses, even bareback, for long journeys; they were cheap and comfortable and were soon provided with numerous sturdy pockets as required by gold seekers. In the 1860s, Levi Strauss's blue trousers were daily worn by miners, farmers and ranchers across the whole West.


- image 2 on the right -  The Levi Strauss trade mark


In 1873 he bought the patent application for $ 69, which was requested after a Russian tailor immigrated to Reno gave him the idea of riveting the most strained seams to make miner's trousers more resistant. They were nicknamed 'blue jeans', taking their name from the French "bleu de Gênes".

By 1880 the Levi was full blown, with orange stitching, rivets, watch pocket and "Two Horse" leather patch for riding.
Henry David Lee also tied his name to jeans, but for other reasons. He started his business by selling kerosene in Ohio and then moving to Salina, Kansas, with a small package of capital in search of adventure. The H. D. Lee Mercantile Company sold canned goods and offered a line of workwear that hailed from the Orient. When goods were scarce and shipments were slow to arrive, Henry David created his clothing items, jackets and dungarees, called after Dungri, the dry cleaners in Bombay, where they were originated.



- image 3 on the left -  The Lee Union-All



Lee's driver probably invented the Lee Union-All, a jeans overalls that has become the uniform of mechanics and other workers in dirty environments.
In the 1920s, around the time Lee was introducing the first zip fly, Levi Strauss was eliminating the rivet placed at the height of the crotch, which became annoying during long rides.
So the jeans we still wear today were definitely 'taken off'.
Over the time they have undergone changes as a result of the dictates of fashion, but as a item of clothing they have now become a classic sportswear garment all over the world. 

And so let’s come back to the present day. 
As usual I find myself in difficulty when I have to express my thanks: once again you have followed me here with the usual enthusiasm and I am immensely grateful to you. 

Wishing each of you all my best
I give you appointment at the next post and I hug you warmly. 

See you soon 








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TUESDAY WITH A TWIST



At KATHERINE'S CORNER and at BEV'S ECLECTIC RED BARN







venerdì 2 aprile 2021

The Art of Reading in the Victorian Age.



Giuseppe Bezzuoli (Firenze, 1784-1855) 

RITRATTO DI UFFICIALE DI CAVALLERIA BRITANNICA E DI SUA MOGLIE (dettaglio)




Victorian women were real passionate readers. The increased literacy rate from

schooling, the cheaper production, and the wider availability of books in the

libraries promoted reading, as well as, around the half of the Victorian age, gas 

and electric lighting also meant that reading after the sunset or before sleeping

at night didn’t have to be by candlelight or by the messy and weak light of oil

lamps.




Edward John Pointer (Paris, 1836-London, 1919)

AN EVENING AT HOME





Novels were often serialized in monthly parts, making them cheaper, more 

easily accessible and shared. Weekly or monthly segments often ended on a

“cliff-hanger” to keep readers hooked and anticipating the next installment.




Maria R.Dixon (American, 1823-1896)

WOMAN IN BONNET READING A BOOK






Thomas Benjamin Kennington (British, 1856-1916)

TITLE UNKNOWN






 William Kay Blacklock (British, 1872-1924)

QUIET READ





Peter Philipp Rumpf (German, 1821-1896) 

YOUNG WOMAN READING IN THE PARK





For women belonging to the wealthier classes, who could afford first editions,

reading from their own collection was an everyday occurrence.

Six months after the original publication, books became cheaper, being issued as

single volumes. 




Alfred Emile Léopold Joseph Victor Stevens (Brussels, 1823-Paris, 1906)

THE READER




Charles Baugniet (Belgian, 1814-1886)

THE READER




Auguste Toulmouche (French, 1829-1890)

SWEET DOING NOTHING





Auguste Toulmouche (French, 1829-1890)

IN THE LIBRARY




And the growth of the rail network helped make novels cheaper also at

railway stations. There was always something new to read during a long journey.




Augustus Leopold Egg (London, 1816-Algeirs, 1863)

THE TRAVELLING COMPANIONS





Fiction was thought to hold influential power over readers.

The 18th-century view that reading contemporary novels was a time-wasting 

leisure activity gave way to 19th-century idea on their ability to educate.

Victorians believed that although novels lacked the cultural seriousness of 

classical texts, they did bring awareness of historical periods and were able to

develop Christian moral values.




George Goodwin Kilburne (London, 1839-1924)

A YOUNG LADY READING IN AN INTERIOR 





That’s why the during the XIXth century the most widely read novel in England

was The Uncle Tom's Cabin (1852) by the American writer Harriet Beecher 

Stowe, which spread anti-slavery ideals.

But if novels could influence for the good, they were thought to be also able to

influence for the bad, expecially amongst young girls or people without culture

belonging to working classes, who could be encouraged to emulate fictional

criminals' life whose adventures were told.




Alexander Mark Rossi (British, 1840-1916)

FORBIDDEN BOOKS





Maybe it was the reason that leaded Charles Dickens to write educational 

novels: his stories portrayed the lower classes and had always a moral which, 

implicitly, became an example to follow for each reader.

Queen Victoria was the most enthusiastic reader of his, given She always

wanted to be the the first to read the last novel he wrote before it was published,

not with a puritan purpose or to control it, but because, with their values, his 

books were the true expression of the Age she was the Emblem of.








Dickens had the intelligence and the capability to become an integral part of that

world that was still making itself, both from an intellectual and from a moral 

point of view, and probably, to find 'translated' in words what became to Her

the meaning of an Age, animated Her enjoyment, Her fervor and Her delight.

We should say that Charles Dickens was the real Victorian writer. 


I sincerely hope you've enjoyed this travel bck in the Age we all love and, 

with utmost thankfulness, 

I'm sending much love to each of you

See you soon and Happy Easter ðŸ’•
















L'Arte di leggere nell'Era Vittoriana.





1 - Giuseppe Bezzuoli (Firenze, 1784-1855) 

RITRATTO DI UFFICIALE DI CAVALLERIA BRITANNICA E DI SUA MOGLIE (dettaglio)




Le ladies vittoriane erano lettrici davvero appassionate. L'aumento del tasso di

alfabetizzazione promosso dall’obbligo scolastico, la produzione più economica e

la più ampia disponibilità di libri nelle biblioteche promossero la lettura, così 

come, intorno alla metà del XIX° secolo, l'illuminazione a gas ed elettrica

resero agibile anche leggere dopo il tramonto o prima di dormire la notte, cosa 

che prima era possibile solo al lume di una candela o di una lampada ad olio 

dalla luce debole e confusa.



2 - Edward John Pointer (Parigi, 1836-Londra, 1919), AN EVENING AT HOME



I romanzi erano spesso pubblicati in fascicoli mensili, il che li rendeva più

economici, più facilmente accessibili e condivisibili. La parte che veniva 

pubblicata spesso finiva con un "cliff-hanger", una sorta di richiamo che serviva

per mantenere viva la memoria del lettore e anticipare la prossima puntata.



3 - Maria R.Dixon (Americana, 1823-1896) WOMAN IN BONNET READING A BOOK


4 - Thomas Benjamin Kennington (Britannico, 1856-1916) TITLE UNKNOWN


5 - William Kay Blacklock (Britannico, 1872-1924 QUIET READ


6 - Peter Philipp Rumpf (Tedesco, 1821-1896) YOUNG WOMAN READING IN THE PARK



Per le ladies appartenenti alle classi più abbienti che potevano permettersi le

edizioni appena pubblicate, leggere dalla propria collezione era una quasi

un’esigenza quotidiana. Sei mesi dopo la pubblicazione originale, i libri 

vedevano il loro prezzo scendere, dato che anche quelli che erano stati 

pubblicati in fascicoli venivano venduti in volumi singoli.



7- Alfred Emile Léopold Joseph Victor Stevens (Bruxelles, 1823-Paris, 1906) THE READER


8 - Charles Baugniet (Belga, 1814-1886) THE READER


9 - Auguste Toulmouche (Francese, 1829-1890) SWEET DOING NOTHING


10 - Auguste Toulmouche (Francese, 1829-1890) IN THE LIBRARY



E l'incremento delle reti ferroviarie contribuì a rendere i libri più economici 

anche nelle stazioni. C'era sempre qualcosa di nuovo da leggere durante un 

lungo viaggio. 



11 - Augustus Leopold Egg (Londra, 1816-Algeri, 1863) THE TRAVELLING COMPANIONS



Era opinione diffusa che la narrativa potesse influenzare la mentalità dei lettori.

Mentre nel XVIII° secolo si credeva che la lettura di romanzi contemporanei 

fosse un'attività di svago che riempiva il tempo e distraeva dall'ozio, durante

il periodo vittoriano si fece largo l'idea che essi avessero un valore educativo.

I vittoriani credevano che, sebbene i romanzi mancassero della serietà

culturale dei testi classici, inducessero comunque consapevolezza dei periodi 

storici e fossero in grado di sviluppare valori morali cristiani.



12 - George Goodwin Kilburne (Londra, 1839-1924) A YOUNG LADY READING IN AN

 INTERIOR 



Ecco perché durante il XIX° secolo il romanzo più letto in Inghilterra fu The 

Uncle Tom's Cabin - La capanna dello zio Tom (1852) della scrittrice americana

Harriet Beecher Stowe, che diffondeva ideali contro la schiavitù.

Ma se i romanzi potevano esercitare un’influenza positiva sul lettore, si pensava 

che fossero anche in grado di influenzarlo negativamente, specialmente se si

trattava di ragazze o di persone prive di cultura appartenenti alle classi 

lavoratrici, che potevano essere incoraggiate a emulare la vita dei criminali

immaginari le cui vicende venivano in essi raccontate.



13 - Alexander Mark Rossi (British, 1840-1916) FORBIDDEN BOOKS



Forse fu proprio questo il motivo che spinse Charles Dickens a scrivere romanzi

didattici: le sue storie ritraevano le classi socialmente più basse e avevano

sempre una morale che, implicitamente, diventava un esempio da seguire per

ogni lettore. La regina Vittoria era la sua lettrice più entusiasta, dato che ha 

sempre voluto essere la prima a leggere l'ultimo romanzo che questi scriveva 

prima che fosse pubblicato, non con uno scopo puritano o per controllarlo, ma

perché, con i loro valori, i suoi libri erano la vera espressione dell'era di cui Ella 

era l'emblema.



FOTOGRAFIA: la PRINCIPESSA BEATRICE legge con la madre, la REGINA VICTORIA



Dickens ebbe l'intelligenza e la capacità di diventare parte integrante di quel 

mondo che ancora si stava facendo, sia da un punto di vista intellettuale che 

da un punto di vista morale, e probabilmente, il fatto di trovare 'tradotto' in 

parole quello che divenne per Lei il significato di un'epoca, animava il Suo

divertimento, il Suo fervore ed il Suo diletto.

Dovremmo dire che Charles Dickens fu il vero scrittore vittoriano.


Spero di tutto cuore che abbiate apprezzato anche questo piccolo 'viaggio' 

nell'era che tutti noi amiamo e, 

con la più sincera gratitudine, 

invio tutto il mio affetto a ciascuno di voi


A presto e Felice Pasqua💕










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PINK SATURDAY

BLUE MONDAY

TUESDAY WITH A TWIST

Thank you Angie at God's Growing Garden for featuring this post 


WONDERFUL WEDNESDAY BLOG HOP