lunedì 26 luglio 2021

Victorian Houses: the Major Architectural Styles (part 2)

 


And here we are dealing again with the topic of the charming Victorian mansions that made the XIXth century so enchanting in the world of the British culture.
Let's have a look, then, to the other architectural styles which made that period so fascinating even in the building design. 



THE SECOND EMPIRE STYLE ~



The architectural style called Second Empire takes its name from the French historical period (1852-1870) which is placed under the reign of Napoleon III who widely promoted its flowering in Paris and throughout France. The most easily identifiable feature was the use of mansard roofs to wrap the floors above the roof line, often covered with iron and adorned with lightning rods. It is therefore a late Victorian style with pediments and columns not protruding much from the building, without prominent arcades. Consequently the constructions looked like a solid mass with many details cut in relief. Columns were rarely more than one floor high, but they were often stacked, one above the other, like layers of a wedding cake; the gutters were not so impressive and the cornices could be rounded.
The mansard roof had a revival after the Second World War, but the houses of that period were more reminiscent of Norman or Provençal ones.




THE ITALIANATE STYLE ~



The Italianate style, which was inspired by Italian Renaissance buildings, was born in Great Britain around 1802 thanks to John Nash who built Cronkhill in Shropshire, a small country house that is generally recognized as the first Italian villa in England and from which derives the Italian architecture of the late regency and the beginning of the Victorian era. This architectural style was further developed and popularized by the architect Sir Charles Barry in the 1830s and was not confined to England, but, in different forms, long after its decline in popularity in Britain, was extended to all the Northern Europe and the British Empire. From the late 1840 until the 1890 it eventually achieved enormous popularity in the United States where it was promoted by the architect Alexander Jackson Davis. The builders loved the Italianate style because this type of architecture knew no class boundaries: if it is true that the tall square towers made the style a natural choice for the luxury homes of the new rich, it is also true that the brackets and other architectural details, made accessible by new methods for machine production, could easily be used even for simple cottages.
Historians claim that the Italian style became the preferred style for two reasons: these houses could be built with many different materials and the style could be adapted to modest budgets and furthermore the new technologies of the Victorian era made possible the quick and convenient production of decorations made of cast iron and pressed metal.
The most common features of the Italianate buildings were the following: a balanced and symmetrical rectangular shape with a low and flat roof; a tall aspect, with two, three or four floors; wide overhanging eaves with ornamental brackets and cornices; a square cupola; a portico surmounted by balustraded balconies; tall, narrow, paired, often arched windows with protruding moldings above them; a lateral bay window, often two floors high; strongly patterned double doors.
The Italianate style remained the preferred architectural style in the United States until 1870, when the civil war slowed the progress of construction.




THE TUDOR REVIVAL STYLE ~



The Tudor Revival style (called in England: Mock Tudor), also known as Neotudorian, is an architectural style used mainly in the United Kingdom in the mid-19th century and based essentially on the Tudor style or, more frequently, on the English vernacular architecture of the medieval times which also survived during the Tudor period.
This style was the natural reaction to the ornate Victorian Neo-Gothic architecture that characterized the second half of the 19th century. It, rejecting the mass productions introduced by the industry of the time, in accordance with what the Arts and Crafts movement advocated, derived aspects of Tudor, Elizabethan and Jacobite architecture.
Thus imitating medieval cottages and country houses, this style was characterized by the external use of timber and the supporting structure made of brick or stone, by imposing and raised chimneys, by windows with very high mullioned windows and porches with wooden pillars.
Only at the end of the 19th century did the Tudor Revival style come to influence American architectural taste. 





In the hope you've enjoyed the second part of this topic too, 
I'm sending all my best to you,
with utmost gratitude

See you soon ❤









Le residenze vittoriane ~

 I principali stili architettonici (parte seconda)



- immagine 1 - Casa tipicamente vittoriana


E rieccoci a trattare delle affascinanti residenze vittoriane che hanno reso così incantevole il XIX° secolo nel mondo della cultura britannica. Diamo quindi un'occhiata agli altri stili architettonici che hanno fatto di quel periodo un'epoca così affascinante anche dal punto di vista del 'design' degli edifici.



~ LO STILE 'SECONDO IMPERO' ~


- immagine 2 - Schema delle caratteristiche dello stile 'Secondo Impero'


Lo stile architettonico denominato Secondo Impero mutua il proprio nome dal periodo storico francese  che va dal 1852 al 1870 e che si colloca sotto il regno di Napoleone III il quale ne promosse largamente la fioritura a Parigi ed in tutta la Francia. La caratteristica più facilmente identificabile era l'uso di tetti mansardati per avvolgere i piani superiori alla linea del tetto, spesso ricoperti di ferro ed ornati da parafulmini. È quindi uno stile tardo vittoriano con frontoni e colonne che non sporgevano molto dall'edificio, senza portici prominenti. Di conseguenza le costruzioni sembravano una massa solida con molti dettagli tagliati in rilievo. Le colonne erano raramente alte più di un piano, ma spesso erano impilate, una sopra l'altra, come strati di una torta nuziale; le grondaie non erano così imponenti ed il cornicione poteva essere arrotondato.
Il tetto a mansarda ebbe una rinascita dopo la seconda guerra mondiale, ma le case di quel periodo ricordavano più quelle normanne o provenzali.


- immagine 3 - Esempi di residenze vittoriane in stile 'Secondo Impero'



~ LO STILE 'ALL'ITALIANA' ~


- immagine 4 - Schema delle caratteristiche dello stile 'Italianeggiante'


Lo stile all'italiana, che prendeva spunto dagli edifici italiani rinascimentali, nacque in Gran Bretagna intorno al 1802 grazie a John Nash che edificò Cronkhill nello Shropshire, una piccola casa di campagna che è generalmente riconosciuta come la prima villa all'italiana in Inghilterra e da cui deriva l'architettura all'italiana della tarda reggenza e dell'inizio dell'era vittoriana. Questo stile architettonico fu ulteriormente sviluppato e reso popolare dall'architetto Sir Charles Barry negli anni '30 dell'Ottocento e non si limitò ai confini dell’Inghilterra, ma in forme diverse, molto tempo dopo il suo declino di popolarità in Gran Bretagna, si estese a tutto il Nord Europa e nell'Impero britannico. Dalla fine degli anni 1840 fino al 1890 raggiunse infine un'enorme popolarità negli Stati Uniti dove fu promosso dall'architetto Alexander Jackson Davis. I costruttori amavano lo stile all'italiana perché questo tipo di architettura non conosceva confini di classe: se è vero che le alte torri quadrate rendevano lo stile una scelta naturale per le case di lusso dei nuovi ricchi, è altresì vero che le mensole decorative in stucco e altri dettagli dell'architettura, resi accessibili da nuovi metodi per la produzione in serie, potevano essere facilmente utilizzati anche per semplici cottages.
Gli storici affermano che quello all'italiana divenne lo stile preferito per due ragioni: le case all'italiana potevano essere costruite con molti materiali differenti e lo stile poteva essere adattato a budget modesti ed inoltre le nuove tecnologie dell'era vittoriana rendevano possibile la produzione rapida e conveniente di decorazioni in ghisa e metallo pressato.
Quello all’italiana rimase lo stile architettonico preferito negli Stati Uniti fino al 1870, quando la guerra civile frenò il progresso della costruzione.
Le caratteristiche più comuni degli edifici all’italiana erano le seguenti: una forma rettangolare equilibrata e simmetrica con un tetto basso e piatto; un aspetto alto, con due, tre o quattro piani; ampia gronda aggettante con mensole ornamentali e cornicioni; una cupola quadrata; un portico sormontato da balconi balaustrati; finestre alte, strette, accoppiate, spesso ad arco con modanature sporgenti sopra le finestre; un bow-window laterale, spesso alto due piani; doppie porte fortemente modellate.


- immagine 5 - Esempi di residenze vittoriane in stile 'Italianeggiante'

 

~ LO STILE 'TUDOR REVIVAL' ~


- immagine 6 - Schema delle caratteristiche dello stile 'Tudor Revival'


Lo stile Tudor Revival (chiamato in Inghilterra: Mock Tudor), noto anche come Neotudoriano, è uno stile architettonico utilizzato soprattutto nel Regno Unito a partire dalla metà del XIX secolo e basato essenzialmente sullo Stile Tudor o, più di frequente, sull'architettura vernacolare inglese del medioevo che sopravvisse anche durante il periodo Tudor.
Tale stile fu la naturale reazione all'ornata architettura del Neogotico vittoriano che caratterizzò la seconda metà del XIX secolo. Esso, rigettando le produzioni di massa introdotte dall'industria dell'epoca,  in accordo con quanto propugnava il movimento Arts and Crafts, derivò aspetti dell'architettura Tudor, Elisabettiana e Giacobita.
Imitando così i cottages medievali e le case di campagna, questo stile era caratterizzato dall'utilizzo esterno del legname e dalla struttura portante realizzata in mattoni o pietra, da fumaioli imponenti e rialzati, da finestre con bifore molto alte e portici con pilastri in legno. 
Solamente sul finire del XIX° secolo lo stile Tudor Revival giunse ad influenzare il gusto architettonico americano.


- immagine 7 - Esempi di residenze vittoriane in stile 'Tudor Revival'




 Nella speranza di avervi intrattenuti piacevolmente 
anche con la seconda parte di questo argomento, 
vi abbraccio con tutto il cuore e con immensa gratitudine
e vi aspetto per il nostro prossimo appuntamento

A presto ❤








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venerdì 16 luglio 2021

Emily Dickinson's secret love: the mistery 'Master' of her heart.

 


“Titolo divino – è il mio!
 Quello di Moglie senza firma. 
Ecco  quello che dovevo 'dirti' – non lo dirai a nessun altro? 
L’Onore  è pegno di sé stesso... "(L250) 1




Tutti noi che conosciamo la poesia della magistrale poetessa di Amherst ci siamo sempre chiesti se non vi sia mai stato nessuno che avesse guidato la sua penna nello scrivere la sua vastissima produzione - che conta 1775 componimenti - soprattutto quella che data dal 1858 al 1864, più sentimentale e, sembrerebbe, più decisamente legata ad un oggetto d'amore.
I suoi versi, che si snodano come guidati dalla melodia di un canto, non sembrano essere solamente ispirati dalla Natura e dal senso del Divino per celebrare la Sacralità che essa racchiude ed esprime: suggeriscono palesemente l'esistenza di una figura che la ispirava e alla quale ella si rivolgeva con deferenza, gratitudine, devozione, passione. 

Già nel 
1932 Martha Dickinson Bianchi, figlia del fratello Austin e della moglie Sue (Susan) e perciò unica nipote della Dickinson (anche la sorella minore Lavinia come Emily non contrasse matrimonio), nel suo libro Emily Dickinson Face to Face: Unpublished Letters, with Notes and Reminiscences confessava che la zia nutriva un amore tenuto segreto per ovvi motivi, da che il si trattava di un sentimento reciproco: l'oggetto della sua passione era un uomo importante, dalla carriera ben avviata e con una famiglia, insomma si trattava di un uomo che aveva un nome da difendere e che non poteva essere infangato.  
Ma chi era questo personaggio misterioso, definito spesso 'dark man', questa presenza che rendeva vitale il suo estro poetico, visto che la Dickinson conduceva una vita del tutto ritirata? Ben pochi erano infatti i frequentatori della sua casa, se non gli amici del fratello, almeno fino a che questi non si maritò ed andò a vivere agli 'Evergreen' - questo era il nome che aveva scelto per la costruzione che aveva fatto edificare all'altro capo dell'antica proprietà del padre, Edward Dickinson avvocato e stimato politico dalle idee conservatrici di Amherst.
Alcuni studiosi hanno fatto il nome, tra gli altri, anche assurdi, di un certo Dr.Holland, spesso presente nella dimora dei Dickinsons in quanto amico intimo di famiglia: era l'inizio degli anni '50 del XIX° secolo ed Emily, ricambiata, s'innamorò di lui. Chiese quindi al padre il permesso di sposarlo, ma il matrimonio le venne negato poiché il vecchio Edward era poco fiducioso che questo medico, divenuto scrittore, potesse mantenere la sua figlia minore al livello di vita che da sempre, grazie a lui e ai suoi proventi, conduceva. Josiah Holland (1819-1881) lavorava come 'semplice' editore per lo Springfield Republican, un giornale di successo, ma la professione che aveva scelto di esercitare non dava sufficienti garanzie al patriarca circa il futuro della sua Emily.
E la storia non ebbe alcun seguito. Holland si sposò con una certa Elizabeth che divenne, tra l'altro, una delle migliori amiche della Dickinson ( in una lettera che Emily le scrisse si legge:

“Spero che tu possa vivere finché non mi addormenterò nella mia tomba... Non vorrei sopravvivere al sorriso sul tuo viso innocente.”
– Emily Dickinson alla signora J. G. Holland, inizio 1877 (L487)."2

Per comprendere meglio l'identità di questo personaggio dobbiamo guardare al periodo in cui la poetessa, 'già mito in vita', come ebbe a scrivere Mabel Todd3, mutò le sue abitudini iniziando a vivere reclusa, non muovendosi oltre i limiti del proprio giardino e vestendo sempre in bianco, come una sposa consacrata. Ella trascorse così quindici anni della sua esistenza dando vita alla maggior parte dei suoi componimenti, quasi cinquanta dei quali sarebbero dedicati ad un certo Samuel Bowles che ella
chiama SAM.

Sarebbe questo, in realtà, il suo 'cavaliere dell'ombra' secondo quanto la stessa Emily ci confessa e non uso questa definizione a caso: ella lo scrive nelle sue poesie in modo criptato seguendo i canoni utilizzati dall'antica letteratura medievale e cortese anagrammando, rovesciando e sovrapponendo le parole, in un gioco accattivante che diventa quasi enigmistico.
Spesso sono proprio le lettere maiuscole che non casualmente inserisce nei propri testi a rivelare la presenza di questo nome sotto forma di acronimo e perciò a dirci che la poesia era dedicata a lui, quasi come accadrebbe leggendo componimenti che trattano dell'amore di Abelardo ed Eloisa, per intenderci, ambientati in epoca trobadorica e facenti parte della letteratura cortese.
Alcuni esempi ce li fornisce Bill Arnold che nel suo libro del 1998 Emily Dickinson's Secret Love - Mystery Master's Behind Poems avrebbe definitivamente tolto ogni dubbio sull'identità del 'padrone del cuore' della poetessa americana. A pagina 111 del suo testo l'autore ci suggerisce di prendere in considerazione il poema 62, il 94, entrambi scritti nel 1859, ed il 188, scritto l'anno successivo, prestando attenzione alle lettere maiuscole con cui iniziano i primi tre capoversi:

J62 (1859)

"Sown in dishonor"!
Ah! Indeed!
May this "dishonor" be?

"Seminato nel disonore"!
Ah! Davvero!
Può
questo essere "disonore"?


J94 (1859)

Angels, in the early morning
May be seen the Dews among,
Stooping - plucking - smiling - flying -


Angeli, di primo mattino
Si possono vedere fra le Rugiade,
Chinarsi - estirpare - sorridere - volare -


J188 (1860)

Make me a picture of the sun -

So I can hang it in my room.
And make believe I'm getting warm

Fammi un quadro del sole -

Così potrò appenderlo nella mia stanza
E far finta di scaldarmi


Nel primo caso le lettere maiuscole ci danno direttamente SAM, mentre nella poesia 94 e nella 188 ne troviamo un anagramma (rispettivamente AMS - MSA). Non vi sembra tutto semplicemente geniale? Ma di quella genialità vestita della delicatezza che solamente la nostra Emily poteva concepire.
Tutto questo per nascondere una storia d'amore che era nata con un uomo sposato che aveva una famiglia numerosa (in realtà la moglie, Mary, ebbe dieci gravidanze in 90 mesi, ma tre figli nacquero morti per cui ne  sopravvissero solo sette) ed una reputazione da proteggere.
Emily lo conobbe una sera agli 'Evergreen', da che Bowles era ottimo amico di Austin e Susan. E per entrambi fu amore a prima vista. Samuel Bowles (1826-1878) era proprietario e redattore capo dello Springfield Republican, il giornale a quei tempi più influente del New England. Fondato nel 1824 dal padre come un settimanale divenne, sotto la sua guida, uno dei più accreditati quotidiani d'informazione progressista contribuendo a fondare il partito repubblicano, sostenendo il movimento antischiavista e promuovendo la riforma sociale su diversi fronti. E proprio la testata giornalistica di cui era a capo lo condusse ad Amherst per vedere di persona innovativi macchinari che avrebbero dovuto agevolare il lavoro degli agricoltori.
Poteva questa persona essere un uomo comune? No di certo, il SAM di cui si era innamorata la Dickinson era un uomo del tutto speciale, per non dire brillante.
L'amicizia di Emily Dickinson e di Samuel Bowles iniziò già sotto il vessillo di un buon auspicio. Ella gli scrisse poco dopo averlo incontrato: 

"Anche se sono quasi le nove, i cieli esprimono gioia e riflettono una luce gialla, e vi è un vascello viola o qualcosa del genere, su cui un amico potrebbe navigare. Stasera sembra "Gerusalemme". Penso che Gerusalemme debba essere come il salotto di Sue, quando siamo lì a parlare e a ridere, quando tu e la signora Bowles siete con noi "(L189).4

Una cinquantina di lettere indirizzate a Bowles si sono conservate e sono giunte fino a noi - la maggior parte di esse fu scritta durante il 1861 e il 1862, un periodo particolarmente difficile per la poetessa americana.
Ed alcuni dei componimenti che ella gli dedicò vennero pubblicati in forma anonima proprio da Bowles sullo Springfield Republican. 
Nei suoi Annals of the Evergreens Susan Dickinson ricorda che le visite di Bowles agli Evergreens raramente si concludevano prima di mezzanotte:

"La sua gamma di argomenti era illimitata, ora trattava di politica locale, che magari suscitava la sua rabbia da uomo onesto, ora esprimeva qualche rara effusione di buoni sentimenti su di una poesia inedita scritta su di un foglio tirato fuori dalla sua tasca, ricevuta in anticipo dall'editore affascinato” (Annals, p. 3). La sua presenza agli Evergreens "sembrava arricchire e ampliare la vita per tutti noi, in quanto era un creatore di infinite prospettive" (Annals, p. 2)."

Nel 1862 egli partì per l'Europa ed iniziò così il periodo più sofferto, sia  emotivamente che poeticamente, per la Dickinson. Bowles tornò in America dove si spense ancora giovane nel 1878 e la Dickinson, che dal momento della sua partenza iniziò ad indossare le sue candide vesti, non le abbandonò più fino al momento della sua morte.
E' curioso notare come, anche se vestiva gli stessi indumenti immacolati, che per lei avevano un valore canonico - erano gli abiti che ella definiva 'della sposa vergine' - vi fosse una sostanziale differenza tra la Emily poetessa - dolce, ma capace di indagare l'essenza delle Cose - e la Emily donna - che si prendeva cura del suo giardino giocando con il proprio amato cane, apparentemente ingenua, immatura ed impacciata.




Un giorno dell'anno 1870, avvicinandosi al cancello della proprietà dei Dickinsons, Higginson5 ebbe a scrivere:

"Udii un passo come il picchiettare di un bambino alla porta d'ingresso e vidi quindi giungere una donna semplice, minuta, con sulla fronte due bande lisce di colore rossiccio ed un volto... privo di bei lineamenti - in un semplicissimo e squisitamente lindo abito di piqué bianco avvolta in uno scialle di lana pettinata tessuto a rete blu. Mi venne accanto con due gigli appena schiusi che mi mise in modo infantile nella mano dicendomi con una dolce, terrorizzata voce puerile priva di fiato: 'Questa è la mia presentazione' - ed aggiunse, sempre senza respirare 'Mi perdoni se sono terrorizzata; non vedo mai estranei e difficilmente trovo cosa dire...' "6



A presto miei carissimi ed affezionati lettori ed amici, 
vi abbraccio affettuosamente augurandovi ogni bene 










NOTE E CITAZIONI AL TESTO:

1 - The letters of Emily Dickinson, (tradotte da Giuseppe Ierolli), pubblicate da
Thomas H. Johnson, Associated Editor: Theodora Ward, Cambridge MA, The Belknap Press of Harvard University Press, 1958


3 - Bill Arnold, Emily Dickinson's Secret Love, Florida, PPB Press, 1998, p.32


5 - Thomas Wentworth Higginson (1823-1911) co-editore delle prime due raccolte di poesie di Emily Dickinson, era un uomo dai talenti e risultati sorprendentemente vari. Divenne suo amico e corrispondente.

6 - Bill Arnold, Emily Dickinson's Secret Love, op.cit.,p.38 




 ∗⊱♡❀♡⊰∗




- picture 1 - Cynthia Nixon in "A Quiet Passion", a 2016 film about the life of the American poetess written and directed by Terence Davies.


“Title divine – is mine!

The Wife without a Sign

Here's - what I had to "tell you" - You will tell no other? 

Honor - is it's own pawn- (L250) 1




All of us who know the poetry of the masterful poetess of Amherst have always wondered if there has ever been anyone who had 'driven' her pen in writing her vast production - which counts 1775 compositions - especially the one that dates from 1858 to 1864, more sentimental and, it would seem, more definitely linked to an object of love.
Her verses, which unfold as if guided by the melody of a song, do not seem to be inspired only by Nature and the sense of the Divine to celebrate the Sacredness that it encloses and expresses: they clearly suggest the existence of a figure inspiring her and which she addressed with deference, gratitude, devotion, passion.


- picture 2 on the left - Martha Dickinson Bianchi


Already in 1932 Martha Dickinson Bianchi, daughter of his brother Austin and her sister-in-law Sue (Susan) and therefore the only niece of hers (her younger sister Lavinia like Emily didn't marry), in her book Emily Dickinson Face to Face: Unpublished Letters, with Notes and Reminiscences confessed that her aunt had a love kept secret for obvious reasons: the object of her passion, who loved her in turn, was an important man, with a well-established career and with a family, in short, it was a matter of a man who had a name to defend and who couldn't be besmirched.
But who was this mysterious person, often called a 'dark man', this presence that made her poetic flair vital, given that Dickinson led a completely secluded life? In fact, they were very few the frequenters of her house, if not his brother's friends, at least until he got married and went to live at the 'Evergreen'.
This was the name his wife Susan had chosen for the building he had built at the other head of the former estate of his father, Edward Dickinson, a lawyer and respected politician with conservative ideas from Amherst.
Some scholars have mentioned, among others, some names even absurd, such as that of a certain Dr. Holland, often present in the Dickinsons' home as a close friend of the family: it was the beginning of the 50's of the XIXth century and Emily, reciprocated, fell in love with him. She then asked her father for permission to marry him, but the marriage was denied because the old Edward wasn't very confident that this doctor, who had become a writer, could keep his youngest daughter at the level of life that she had always led, thanks to him and his income. Josiah Holland (1819-1881) worked as a 'simple' editor for The Springfield Republican, a successful newspaper, but the profession he had chosen did not give the patriarch sufficient guarantees about the future of his Emily.
And the story had no sequel. Holland married a certain Elizabeth who became, among other things, one of Emily's best friends. (In a letter to her, Emily will write:

“I hope you may live till I am asleep in my personal Grave . . . I would not like to outlive the smile on your guileless Face.” 
– Emily Dickinson to Mrs. J. G. Holland, early 1877 -L487).2

To better understand the identity of this character we must look at the period in which the poetess, 'already a myth in life', as Mabel Todd3 wrote, changed her habits starting to live in seclusion, not moving beyond the limits of her garden and always dressing in white, like a consecrated bride. She spent fifteen years of her existence giving life to most of her compositions, almost fifty of which would be dedicated to a certain Samuel Bowles that she calls SAM.


- picture 3 on the right - Samuel Bowles


Actually, this would be her 'shadow knight' according to what Emily herself confesses to us and I do not use this definition by chance: she writes it in her poems in an encrypted way following the canons used by ancient medieval literature and courteous anagram , overturning and overlapping the words, in a captivating game that becomes almost enigmistic.
Often they're precisely the capital letters that she, not casually, inserts in her texts to reveal the presence of this name in the form of an acronym and therefore to tell us that the poem was dedicated to him, almost as would happen reading poems dealing with the love of Abelard and Eloisa, so to speak, set in the troubadour era and part of the courtly literature.
Some examples are provided by Bill Arnold who in his book from 1998 Emily Dickinson's Secret Love - Mystery Master's Behind Poems would have definitively removed any doubt about the identity of the American poet's 'Master of the heart'. On page 111 of his book, the author suggests us to consider poem 62, 94, both written in 1859, and 188, written the following year, paying attention to the capital letters with which the first three paragraphs begin:

J62 (1859)

"Sown in dishonor"!
Ah! Indeed!
May this "dishonor" be?


J94 (1859)

Angels, in the early morning
May be seen the Dews among,
Stooping - plucking - smiling - flying -


J188 (1860)

Make me a picture of the sun -

So I can hang it in my room.
And make believe I'm getting warm 



In the first case the capital letters give us SAM directly, while in poem 94 and 188 we find an anagram of it (respectively AMS - MSA). Doesn't it all seem simply brilliant? But of that talent 'dressed' with the delicacy that only our Emily could conceive.
All this to hide a love story that was born with a married man who had a large family (in reality his wife, Mary, had ten pregnancies in 90 months, but three children were born died so only seven survived) and one reputation to protect.
Emily met him one night at the Evergreen, since Bowles was close friend with Austin and Susan. And for both of them it was love at first sight. Samuel Bowles (1826-1878) was the owner and editor-in-chief of The Springfield Republican, the most influential newspaper in New England at the time. Founded in 1824 by his father as a weekly, it became, under his leadership, one of the most accredited progressive information newspapers, helping to found the republican party, supporting the anti-slavery movement and promoting social reform on several fronts. And the newspaper he headed led him to Amherst to see for himself innovative machinery that should have facilitated the work of farmers.
Could this person be an ordinary man? Certainly no, the SAM that Emily fell in love with was a very special man, indeed extraordinary.
The friendship of Emily Dickinson and Samuel Bowles began under the banner of a good omen. She wrote to him shortly after having met him:

Though it is almost nine o'clock, the skies are gay and yellow, and there's a purple craft or so, in which a friend could sail. Tonight looks like "Jerusalem." I think Jerusalem must be like Sue's Drawing Room, when we are talking and laughing there, and you and Mrs Bowles are by.(L189)4

About fifty letters addressed to Bowles have survived and have come down to us - most of them were written during 1861 and 1862, a particularly difficult period for the American poet.
And some of the poems she dedicated to him were published anonymously by Bowles himself in The Springfield Republican.
In her Annals of the Evergreens Susan Dickinson recalls that  Susan recalled that Bowles’s visits to The Evergreens rarely ended until after midnight: 

His range of topics was unlimited, now some plot of local politics, rousing his honest rage, now some rare effusion of fine sentiment over an unpublished poem which he would draw from his pocket, having received it in advance from the fascinated editor” (Annals, p. 3). His presence in The Evergreens “seemed to enrich and widen all life for us, a creator of endless perspectives” (Annals, p. 2).

In 1862 he left for Europe and thus began the most painful period, both emotionally and poetically, for Emily. Bowles returned to America where he died still young in 1878 and Dickinson, who from the moment of his departure began to wear her white robes, never abandoned them until the moment of her death.
It is curious to note how, even if she wore the same immaculate garments, which for her had a canonical value - they were the clothes 'of the virgin bride' - there was a substantial difference between the poet Emily - sweet, but able to investigate the essence of Things - and the woman Emily - who took care of her garden playing with her beloved dog, apparently naive, immature and awkward.


- picture 4 - Portrait of Emily Dickinson dating back to the late 60's of the XIXth c.


One day in the year 1870, approaching the gate of the Dickinsons' estate, Higginson5 wrote:


"A step like a pattering child's in entry and in glided a little plain woman with two smooth bands of reddish hair and a face... with no good feature - in a very plain and exquisitely clean white piqué and a blue net worsted shawl. She came to me with two day lilies, which she put in a sort of childlike way into my hand and said, childlike voice - and addeda under her breath, 'Forgive me, I am frightened; I never see strangers and hardly know what to say...' ".6



See you soon, my beloved and affectionate readers and friends, 
I hug you warmly wishing you all my best 







NOTES AND QUOTATIONS:


1 - The letters of Emily Dickinson, (transl.in it. by Giuseppe Ierolli), edited by
Thomas H. Johnson, Associated Editor: Theodora Ward, Cambridge MA, The Belknap Press of Harvard University Press, 1958


3 - Bill Arnold, Emily Dickinson's Secret Love, Florida, PPB Press, 1998, p.32


5 - Thomas Wentworth Higginson (1823-1911) co-publisher of Emily Dickinson's first two collections of poetry, he was a man of surprisingly varied talents and accomplishments. He became her friend and correspondent.

6 - Bill Arnold, Emily Dickinson's Secret Love, op.cit.,p.38 





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lunedì 5 luglio 2021

Victorian Houses: the Major Architectural Styles (part 1)





Victorians cared particularly fashions in house design, exactly as we have fashions in clothing or hair style — except that well-to-do Victorians took the design of their homes far more seriously than we take our hair. They were highly status-conscious, and in the Victorian Age, nothing displayed your status like your house.
House fashions started at the dinner table since most wealthy Victorians spent an incredible amount of time socializing (it was not uncommon for them to either attend or host a dinner party 2 to 5 times a week!). Victorian dinners were formal and long, consisting of many courses served over as much as three hours. Afterwards, the gentlemen would retire to the game room for cigars, brandy, and billiards or cards, while the ladies would retire to the drawing room for needlepoint, possibly music, and have sherry or tea.
In short, your social circle saw your house a lot, so it was important that the house was impressive — that is, designed in the latest fashion. The house of a successful Victorian family was more than merely a home; it was a display of its taste, education and wealth.
Let's have a look at the most important architectural styles of those times.




THE GOTHIC REVIVAL STYLE ~




The Gothic Revival was the first and most important of the many house fashions during the Victorian Age starting in about 1830. This style harked back to medieval castles and cathedrals, and its growth in popularity came simultaneously with romantic movements in all the arts — that is, simultaneously with the Victorian taste for melodramatic music, plays, and novels. 
The Gothic Revival house is characterized by steeply pitched roofs, pointed-arch windows, elaborate vergeboard trim along roof edges, high dormers, the use of lancet windows and other Gothic details, and board and batten siding, often set vertically rather than horizontally. In the Usa the greatest concentration of classic Gothic Revival houses is in New England — but the more modest "folk Victorian" houses which were built by Victorians working-class eventually became so ubiquitous that it is almost impossible to imagine an America not covered coast-to-coast with them. In midwestern farming communities in particular the style exhibited incredible durability, and (in Folk Victorian form) was still being built as late as the 1940's.





THE QUEEN ANN STYLE ~




During Queen Victoria’s long reign (1837-1901), England experienced changes brought by industrialization and a growing middle class. In response, mid-nineteenth century English architects turned to the comfort of vernacular domestic architecture emphasizing home and pre-industrial times. This Old English style imitated Tudor manor houses with half-timbering, tile-hung walls, leaded glass windows, and steep roofs. Richard Norman Shaw also created a related style called Queen Anne, which he rendered in red brick with white woodwork. Though called the Queen Anne style, Shaw and other architects drew from sources earlier than Queen Anne’s reign (1702-14).
Likewise in America, rapid changes were taking place. A growing middle class was developing taste and means; balloon framing replaced heavy timber framing, enabling complex building forms; and building components were mass produced and shipped quickly on expanding train routes, encouraging generous ornament and variety. In the face of the changes of industrialization and growth, and with the American centennial approaching, Americans were equally nostalgic for a simpler past.
Queen Anne houses generally have a central block with a steep hipped roof, and projections from the front and sides forming cross gables. Bay windows, one storey porches, and towers create complex massing. Brick, clapboard, shingles, and terracotta used in the same building add to the picturesque quality of these houses. Wooden ornament in the Eastlake style, such as spindles, scrolled brackets, and turned posts decorate eaves, friezes, gables and porches.





THE STICK STYLE ~




The Stick Style, popular from about 1860 to 1890, is sometimes considered to be a High Victorian elaboration of the Gothic Revival style, and/or is considered to be a transitional style between the Gothic Revival and the Queen Anne. Whatever the classification, the style is sufficiently distinct to deserve separate mention.
The single most distinguishing feature of the style is small vertical, horizontal, or diagonal planks placed on top of the exterior walls. The style is often associated with houses featuring enormous, overhanging, second-story porches, sometimes called "Swiss Chalet" houses.  Stick Style houses which feature additional applied decoration, like that near the top of the house in the photo, are sometimes called Eastlake, after British furniture designer and arbiter of taste Charles Eastlake.  (Eastlake, by the way, had no interest in architecture, and when he discovered that those balmy colonists had named an entire style of hideously un-British house decoration after him, he issued a furious disclaimer disavowing any responsibility for it.)


TO BE CONTINUED...


In the hope you've enjoyed this topic too, 
I'm sending all my best to you,
with utmost gratitude

See you soon ❤








Le residenze vittoriane ~

 I principali stili architettonici (parte prima)




- immagine 1 - Residenza tipicamente vittoriana


I vittoriani si preoccupavano particolarmente delle mode nel design della propria casa, esattamente come noi oggi siamo attenti alla moda nell'abbigliamento o nelle acconciature, ma va detto che i vittoriani benestanti prendevano il design delle loro case molto più sul serio di quanto noi consideriamo il modo in cui acconciare i nostri capelli. Erano molto attenti al proprio ‘status’ sociale, e nell'età vittoriana, niente lo esibiva di più della propria casa.
La moda inerente l’abitazione cominciava a tavola poiché la maggior parte dei vittoriani facoltosi trascorreva un'incredibile quantità di tempo a socializzare (non era raro che partecipassero o ospitassero una cena da 2 a 5 volte la settimana!). Le cene vittoriane erano formali e lunghe, e consistevano in molte portate servite nell'arco di tre ore. Successivamente, i signori si ritiravano nella sala giochi per fumare sigari, sorseggiare brandy e giocare a biliardo o a carte, mentre le signore si ritiravano nel salotto per il ricamo, possibilmente accompagnato da musica, e bevevano sherry o tè.
In breve, la cerchia sociale che ruotava intorno ad una famiglia era molto presente in casa, quindi era importante che la casa facesse colpo, ovvero fosse progettata seguendo l’ultima moda. La casa di una famiglia vittoriana di successo era più di una semplice casa, era l’esibizione del suo gusto, della sua educazione e della sua ricchezza.
Diamo uno sguardo agli stili architettonici più importanti di quei tempi.




~ IL REVIVAL GOTICO ~


- immagine 2 - Schema delle caratteristiche dello stile 'Revival Gotico'


Il 'Revival Gotico' fu il primo ed il più importante dei tanti stili architettonici che divennero famosi durante l'età vittoriana a partire dal 1830 circa. Questo stile si rifà ai castelli e alle cattedrali medievali e la sua crescita in popolarità arrivò contemporaneamente ai movimenti romantici in tutte le arti, ovvero contemporaneamente al gusto vittoriano per la musica melodrammatica, per le opere teatrali ed i romanzi.
La casa neogotica è caratterizzata da tetti spioventi, finestre ad arco a sesto acuto, elaborate rifiniture lungo i bordi del tetto, alti abbaini, l'uso di bifore ed altri dettagli gotici come rivestimenti di assi e listelli, spesso disposti verticalmente anziché orizzontalmente. Negli Stati Uniti la più grande concentrazione di case in stile neogotico classico la si trova ancor oggi nel New England, ma le più modeste case "popolare vittoriane" costruite dalla classe operaia vittoriana alla fine del XIX secolo sono diventate così onnipresenti che è quasi impossibile immaginare un'America senza di esse percorrendola da una costa all’altra. Nelle comunità agricole del Midwest, in particolare, lo stile mostrava un'incredibile durata e (in forma vittoriana ‘vernacolare’) rimase in costruzione fino agli anni '40.


- immagine 3 - Esempi di residenze vittoriane in stile 'Revival Gotico'




~ LO STILE 'QUEEN ANNE' ~


- immagine 4 - schema delle caratteristiche dello stile 'Queen Anne'


Durante il lungo regno della regina Vittoria (1837-1901), l'Inghilterra conobbe i cambiamenti portati dall'industrializzazione e da una classe media in crescita. In risposta, gli architetti inglesi della metà del diciannovesimo secolo guardarono indietro al comfort dell'architettura domestica vernacolare, sottolineando l'epoca domestica e preindustriale. Questo stile antico inglese imitava le case padronali Tudor con pareti a graticcio, pareti piastrellate, finestre in vetro piombato e tetti ripidi. Richard Norman Shaw fu il creatore di questo stile che abbinava mattoni rossi a legno bianco e, sebbene sia stato denominato 'Queen Anne', Shaw e altri architetti hanno attinto da fonti precedenti al regno della regina Anna (1702-14).
Analogamente anche in America, stavano avvenendo rapidi cambiamenti. Una classe media in crescita stava sviluppando gusto e mezzi economici; l'intelaiatura a palloncino ha sostituito l'intelaiatura in legno pesante, consentendo forme architettoniche complesse e i componenti dell'edificio venivano prodotti in serie e spediti rapidamente su rotte ferroviarie in espansione, incoraggiando generosamente la produzione di grandi varietà di ornamenti. Pur trovandosi di fronte ai cambiamenti portati dall'industrializzazione e dalla crescita economica, e con l'avvicinarsi del centenario americano, gli americani conservavano nostalgia di un passato più semplice.
Le case in stile 'Queen Anne' hanno generalmente un blocco centrale con un tetto a padiglione ripido e sporgenze dalla parte anteriore e dai lati che formano timpani trasversali. Finestre a bovindo, portici a un piano e torri creano ammassamenti complessi. Mattoni, assi, scandole e terracotta utilizzati nello stesso edificio aggiungono alla pittoresca qualità a queste case. Ornamenti in legno in stile Eastlake, come fusi, staffe a volute e pali torniti decorano grondaie, fregi, timpani e portici.


- immagine 5 - esempi di residenze vittoriane in stile 'Queen Anne'





~ LO 'STICK STYLE' ~


- immagine 6 - schema delle caratteristiche dello 'Stick Style'


Lo Stick Style, popolare dal 1860 al 1890 circa, è talvolta considerato un'elaborazione vittoriana dello stile neogotico e/o considerato uno stile di transizione tra il revival gotico e la quello Queen Anne. Qualunque sia la classificazione, lo stile è sufficientemente distinto da meritare una menzione separata.
L'unica caratteristica che più lo distingue è l’utilizzo di piccole assi verticali, orizzontali o diagonali posizionate sopra le pareti esterne. Lo stile è spesso associato a case dotate di enormi portici sporgenti al secondo piano, a volte chiamate "chalet svizzeri". Le case Stick Style che presentano decorazioni aggiuntive applicate sono talvolta chiamate Eastlake, in onore del designer di mobili britannico e arbitro del gusto Charles Eastlake. Va detto che questi non aveva alcun interesse per l'architettura, e quando scoprì che quei miti coloni avevano dato il suo nome a un intero stile architettonico non britannico, emise un furioso ‘disclaimer’ sconfessando ogni responsabilità per questo.

- immagine 7 - esempi di residenze vittoriane in 'Stick Style'



CONTINUA...



 Nella speranza di avervi intrattenuti piacevolmente 
anche con questo argomento, 
vi abbraccio con tutto il cuore e con immensa gratitudine
e vi aspetto per il nostro prossimo appuntamento

A presto ❤









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