domenica 13 ottobre 2013

VICTORIAN ETIQUETTE: how to write a successful letter.



Che eccellenti scrittori erano i vittoriani ..

Possedevano innanzitutto vivo qualcosa che nella nostra cultura è andato perduto ...






il concetto di lontananza.



Oggi non conosciamo la distanza, poichè se abbiamo un amico od un caro lontano la tecnologia ci viene in aiuto avvicinandocelo a tal punto che, ascoltandone direttamente la voce, quasi ci convinciamo di averlo accanto, ma nel XIX secolo, quando era forse ancor più frequente di oggi avere una persona affezionata lontana, talvolta anche per molti mesi, la scrittura era l'unico mezzo per mettersi in contatto con essa ...

.. Sedevano quindi a tavolino, prendevano un foglio di carta, il calamaio colmato di scurissimo inchiostro, impugnavano il pennino e cominciavano a scrivere caratteri che oggi ci sembrano quasi opere d'arte per celebrare l'ovidiano precetto "sit tibi credibilis sermo, consuetaque verba / blanda tamen, praesen ut videare loqui" (".. così che quasi sembri che tu qui mi stia parlando"), mettendo in atto una ricerca lessicale tale da far nascere una conversazione raffinata, sciolta, in un linguaggio che divenne una pratica prestigiosa, un'arte, addirittura un genere letterario: lettere intriganti come romanzi, spesso ricche di notizie e curiosità, spaccati di vita ed affreschi di un'epoca estinta che scorrevano veloci come una conversazione a distanza ( "Ormai ho acquisito la vera arte epistolare, che come ci hanno sempre detto, consiste nell'esprimere su carta esattamente ciò che si direbbe alla stessa persona a voce; ho chiacchierato con te quasi alla mia velocità abituale per tutta questa lettera." -Jane Austen, lettera del 3-5 gennaio 1801 a Cassandra 1), s'intersecavano, fitte, talvolta anche più volte al giorno, con grande rapidità di scambi, intesa, sottintesi, confidenze quasi come sussurrate all'orecchio, anticipando l'invenzione del telefono che le avrebbe inevitabilmente del tutto estinte .. lettere spesso dimenticate, 







pubblicate postume, considerate prive o quasi d'importanza ci aiutano a ricostruire vite e profili di personaggi che altrimenti non potremmo conoscere ...
Scriveva nel febbraio del 1907 Virginia Woolf all'amico Clive Bell:

"Una lettera come si deve, secondo la mia teoria, dovrebbe essere una pellicola di cera su cui si ricalcano le sporgenze e le incavature della mente".

Sì, ci è andato perso il concetto di lontananza e si è al contempo deformato quello di tempo: oggi non possediamo neppure il tempo necessario per quel raccoglimento che la lettera richiedeva, il sedersi tranquillamente alla luce di un lume e, con serenità, dare, con le parole, il giusto spessore alle emozioni, ai vissuti interiori, ai fatti della vita ..

... e credete che i Vittoriani, così puntigliosamente organizzati, non avessero pensato ad un codice ben definito anche per scrivere quella che noi oggi giudicheremmo una semplice lettera ?
Figurarsi !! Esistevano regole ben precise da seguire per "confezionare" una lettera elegante, di sicuro effetto, perfetta.

                          


La scelta della carta. 

Innanzitutto bisognava scegliere la carta appropriata: anche se quello di ci stiamo parlando è stato definito, con pertinenza da Umberto Eco "il secolo femminile", non erano solo le donne a scrivere lettere, anche gli uomini lo facevano, scegliendo però una carta decisamente più semplice e formale, la "cream card", carta pesante tinta crema a trama grossa, oggi la chiamiamo telata; una Victorian lady, invece, optava generalmente per una carta più leggera che soltanto verso la fine del secolo potrà personalizzare con le proprie iniziali e che dapprincipio comincerà con il caratterizzare con l'utilizzo di nastri o inserendo doni di diverso genere, per esempio fiori, tentazione cui talvolta cedeva persino Gustave Flaubert, tradendo una vena romantica tra le "maglie" di un carattere fortemente spigoloso: 
"Ti mando mia cara un fiore che ho colto ieri al tramonto.. " (14 luglio 1847, da Pontorson) e come era solita fare Emily Dickinson: 
"Cara Susie, ho cercato in tutti i modi di farmi venire in mente che cosa ti avrebbe fatto piacere - una qualche cosa da spedirti - poi alla fine ho visto le mie piccole Viole, mi supplicavano di lasciarle andare, così eccole qui - e con loro quale Guida, un briciolo di erba che gli farà da cavaliere." (11 giugno 1852).
Emily, anche nello scrivere lettere, era prodiga di creatività ed esprimeva tutta la sua vena artistica: 
".. a dar fede ai giornali risulta che in data 31 dicembre 1891 sul "Christian Cronicle" apparve, grazie alla memoria di un qualche redattore, o a un archivio ben ordinato, un trafiletto "Conoscevamo quel curioso componimento poetico La bandiera americana (alias Il mio paese non deve cambiare mantello; alias Il guardaroba del mio paese) ; con il componimento l'autrice (Emily Dickinson) ci aveva spedito una bandiera fatta con le sue mani, tre striscioline di stoffa intrecciate, rossa, bianca e blu, fermate da una spina! "
[...] Per essere una persona -lo si è in più parti scritto- che non si interessava di quanto capitava fuori dal giardino di casa (http://sweetlydreamingofthepast.blogspot.com/2013/04/la-poesia-di-emily-dickinson-cullata.html), Emily era piuttosto attenta alla storia del suo paese. E se qualcuno avesse conservato quella bandiera intrecciata dalle sue "piccole, salde mani"e quella "spina", che immagine avremmo noi della bianco- vestita Emily? " 2
Una lettera, perciò, non era solo un ponte sospeso a legare a distanza due persone, ma un varco aperto verso l'interiorità di chi scriveva .. c'era infatti chi, come Emily, allegava manufatti preziosi, oppure foglie, sassolini, ritratti, acquerelli ..

.. ma voi non vi trovate mai a pensare che del nostro tempo non rimarrà alcun documento scritto ...?




L'inchiostro. 

Generalmente nero nell'uso del XIX secolo, o blu, il blu di Prussia (il rosso era riservato ai vescovi nel rito ortodosso), in alcuni casi veniva ancora preparato in casa: un'antica ricetta suggeriva come ottenerlo sfruttando il tannino presente in più sostanze che ritroviamo in natura: "Prendi quanto ti occorre di carbone di fiamma, una porzione di carbone da noccioli di frutti, una porzione di vetriolo, due porzioni di noci di galla, quattro porzioni di gomma arabica. Polverizzali, setacciali e miscelali bene tra di loro. Conserva questa polvere in piccole borse di lino o cuoio perché diventerà migliore col tempo. Quando vuoi usarla per fare l’inchiostro, prendine un poco, discioglila nel vino, acqua o aceto che è meglio che siano caldi (queste sostanze alcoliche avevano il compito d'impedire la formazione di muffe). Otterrai un inchiostro perfetto, preparato all’istante, che puoi portare con te in ogni dove senza inzaccherarti. E se tu hai un inchiostro che non è buono, aggiungi un poco di questa polvere ed esso diventerà all’improvviso molto nero, bello e brillante”. 
Probabilmente l'ingrediente principale era quello con proprietà addensanti e leganti che doveva rendere viscoso l'inchiostro affinchè la scrittura fosse veloce, scorrevole ed i caratteri, nitidi, aderissero bene alla carta, asciugassero in fretta senza sbavature e risultassero brillanti; diffusamente impiegata a tale riguardo era la gomma arabica, il bianco d’uovo, la colla di pesce, la gomma adragante, la resina di ciliegio, l’olio di oliva, l’olio di lino, l’olio di noce, il miele.
E, per dare un tocco di ricercata raffinatezza, le ladies aggiungevano volentieri alla miscela qualche goccia di profumo:
"Frullate circa 100 gocce di olio essenziale (di rosa o lavanda) con un cucchiaino di wodka.
Aggiungere la miscela, un po 'alla volta, a 2 once di inchiostro. Mescolare ed è pronto per l'uso."




Penna o pennino ? 

Oh! nature's noblest gift - my grey goose quill;
Slave of my thoughts, obedient to my will.
Torn from thy parent bird to form a pen.
That mighty instrument of little men!


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Oh! il dono più nobile della natura - la mi grigia penna d'oca;
Schiava dei miei pensieri, obbediente alla mia volontà.
Strappata dall' uccello che ti fu padre per formare una penna.
Che possente strumento per piccoli uomini!

scriveva agli inizi del secolo George Byron intingendo nell'ampolla dell'inchiostro (non si chiamava ancora calamaio!) la nobile piuma ricavata dall'ala di un'oca domestica.
Fino alla seconda metà, e anche oltre, del 1800 la scrittura avveniva ancora per tramite delle piume dei volatili, fagiani o ancor meglio oche e solo attorno alla fine del secolo faranno la comparsa sul mercato i primi pennini in metallo, incastrati in modo intercambiabile in assicelle cilindriche in legno verniciato a nero chiamate portapenne che fungevano da impugnatura, lunghe circa 16 cm., con la parte metallica per ricevere il pennino, pure cilindrica.
Ed allora ci sarà da sbizzarrirsi poichè a pennino differente corrisponderà una diversa inclinazione sul foglio e perciò una diversa calligrafia.




Il bello scrivere: la grafia Copperplate. 


Copperplate, o in inglese "a mano tondeggiante", è uno stile di scrittura calligrafica che si otteneva utilizzando un pennino appuntito anziché il pennino piatto usato solitamente: la punta del pennino costringeva a tenerlo inclinato sul foglio di circa 55° e da ciò le affascinanti volute che prendono le lettere dovute alla pressione esercitata durante la scrittura a generare il caratteristico spessore del tratto. Lo stile Copperplate era prevalentemente in auge nel XIX° secolo, ma nel vecchio continente lo si conosceva già dal lontano 1500, perciò per estensione si usa questo termine spesso ad indicare la scrittura calligrafica antica in generale.

Se vi può interessare vi suggerisco qui il sito per consultare un'interessante manuale di calligrafia dell'epoca vittoriana.
I pennini a punta flessibile, disponibili in diverse forme decorative e di diverse marche, furono inventati appositamente per il "nuovo" corsivo inglese; la loro particolarità risiede nello spessore del tratto che diviene più largo premendo maggiormente (come nei tratti discendenti) e più sottile diminuendo la pressione (come nei tratti ascendenti).


Ne esiste persino un tipo detto “a gomito” (in inglese “elbow pen”), che si presenta con la punta fuori asse rispetto al corpo la cui forma speciale aiuta a tenere la forte inclinazione richiesta dal Copperplate.
E che la bella grafia fosse un buon modo per presentarsi lo sappiamo anche dai romanzi dell'epoca: in Emma di Jane Austen (1815), leggiamo che Frank Churchill da di sè una buona impressione alla signora Weston e a molti dei suoi vicini a Highbury esclusivamente in base alla calligrafia con cui scrive alla sua nuova matrigna una "bella lettera": la Austen conferma che "una tale gradevole attenzione è stata prova irresistibile del suo grande buon senso ". In Middlemarch di George Eliot (1872), Caleb Garth informa Fred Vincy che deve migliorare la sua calligrafia se vuole conservare il suo impiego: "A che cosa diamine serve la scrittura se nessuno è in grado di comprenderla !" 




E' il momento di sigillare. 

Anche se siamo portati a pensare che il sigillo di cera rossa sia l'atto estremo con cui personalizzare una lettera, esso era in realtà dettato da esigenze  di natura economica. Nel 1830, infatti, le spese postali erano notoriamente incompatibile con il livello economico del ceto medio in quanto le Poste prevedevano una tassazione singola, doppia o tripla a seconda del numero di chilometri che una lettera doveva percorrere per arrivare a destinazione e in base al numero di fogli che la componevano: non necessariamente, inoltre, una lettera percorreva la via più diretta o economica e, perdipiù, gli impiegati postali utilizzavano la "speratura" un metodo inesatto per valutare la quantità di fogli che conteneva una busta semplicemente esponendola alla luce. Torno a citare il romanzo Emma di Jane Austen poichè chiunque lo abbia letto sa che per risparmiare sui costi era divenuta comune la scrittura a croce - lo scrittore girava la sua lettera in orizzontale e " incrociava " (ovvero scriveva sopra) il testo originale ad angolo retto, piuttosto che utilizzare un foglio aggiuntivo di carta. Ed infine la lettera veniva piegata e sigillata con la cera nell'intento di ridurre, anche in questo modo, i costi visto che l'utilizzo di una busta faceva sì che la lettera, prima del 1840, fosse gravata da un addebito doppio.




Una nuova invenzione: il francobollo.  

Una delle prime cose cui volle pensare la regina Victoria appena salì al trono nel 1837 fu nominare un comitato ristretto presieduto da Robert Wallace MP incaricato di esaminare la condizione delle Poste in un'ottica di riduzione del tasso postale. Fu così che il primo maggio 1840 venne stampato il Penny Black, il popolarissimo francobollo adesivo, prepagato dal mittente, che cominciò a circolare ufficialmente il 6 maggio dello stesso anno (prima le lettere erano pagate dal destinatario che spesso le rimandava indietro al mittente visto che talvolta le spese erano talmente esose da corrispondere alla paga di una giornata di lavoro di un'operaio, e ben si comprende come quelle postali fossero spese che gravavano fortemente sul governo) del prezzo di 1 penny nato per incoraggiare il pagamento anticipato e trasformando così quello postale da un onere esoso ad un servizio civile accessibile a tutte le classi sociali.
E con il francobollo vennero coniate nuove regole da seguire per dare significati di natura amorosa alle lettere ... http://sweetlydreamingofthepast.blogspot.com/2013/08/victorian-lessons-how-to-flirt-with-fan.html



La nascita dei manuali per lo scriver lettere.

Dopo il 1840 quello dello scrivere si consacrerà come un vero e proprio rituale quotidiano alla portata di tutti, usuale come l'aprire le imposte il mattino e l'accendere i lumi la sera, e darà impulso anche alla pubblicazione e alla divulgazione di numerosi manuali sull'argomento, quali il The Universal Letter Writer ed il The Wide World Letter Writer .. ma sapete che persino Lewis Carrol, che noi conosciamo come autore delle strabilianti avventure di Alice si dilettò nella stesura di un manuale per lo scriver lettere Eight or Nine Wise Words About Letter-Writing (1890): della scrittura era in realtà un vero appassionato o forse sarebbe più appropriato dire fanatico (pensate che addirittura le numerava e sul suo registro si legge una cifra da capogiro, 98.721 è la cifra che recherebbe l'ultima!) e qui si diletta a dare consigli al lettore non solo su come organizzare la stesura della lettera, consigliando vivamente l'utilizzo di un ulteriore foglio piuttosto che ricorrere alla scrittura a croce che ostacolerebbe la lettura, ma persino su come mantenere l'ordine che dovrebbe regnare sovrano tra gli oggetti necessari alla scrittura suggerendo, per esempio, di tenere i francobolli in un apposito contenitore piuttosto che in quello delle buste, per "evitare di dar loro inutile tormento."

Per concludere mi piace ricordare le parole del reverendo T. Cooke nella sua prefazione a The New and Complete Letter Writer: 


"Letters are the life of trade, the fuel of love, the pleasure of friendship, the food of the politicians and the entertainment of the curious. To speak to those we love or esteem, is the greatest satisfaction we are capable of knowing, and the next is, being able to converse with them by letter." 3


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"Le lettere sono la vita del commercio, il carburante dell'amore, il piacere dell' amicizia, il cibo dei politicanti e l'intrattenimento dei curiosi. Parlare con coloro che amiamo o stimiamo, è la più grande soddisfazione che si possa avere, ma ancor più grande è la soddisfazione che ci proviene dall'essere in grado di conversare con loro per tramite di una lettera ". 









Vi giunga colmo d'affetto il mio saluto.

A presto

Dany


Fonti bibliografiche:

Rev. Thomas Cooke (A.B.), The New and Complete Letter Writer: Or, New Art of Polite Correspondence,  Evert Duyckinck, 1817

Catherine J. Golden, Posting It: The Victorian Revolution in Letter Writing, University Press of Florida, 2009.

Giuseppe Jerolli, Jane Austen si racconta, Utelibri, 2012

Barbara Lanati,  Vita di Emily Dickinson: l'alfabeto dell'estasi, Feltrinelli, 1998


Note:

1 - Giuseppe Jerolli, Jane Austen si racconta, Utelibri, 2012, pag 34

2 - Barbara Lanati,  Vita di Emily Dickinson: l'alfabeto dell'estasi, Feltrinelli, 1998, pag 158

3 - Rev. Thomas Cooke (A.B.), The New and Complete Letter Writer: Or, New Art of Polite Correspondence,  Evert Duyckinck, 1817, pag 4














What excellent writers were our Victorians ..They had alive, first of all, something that has been lost in our culture ...




- picture 1



the concept of distance.



Today we don't know the distance, because if we have a friend or a beloved far from us technology comes and help us nearing him to the point that , listening directly to his voice, we almost convince ourselves to have him beside us, but in the nineteenth century , when it was perhaps even more frequent than today have a fond person distant, sometimes for several months, writing was the only way to get in touch with him ...

.. Then they sat at the table, took a sheet of paper, the ink pot filled with very dark ink, challenged the pen and began to write characters that today seem almost works of art to celebrate the Ovid's precept "sit tibi credibilis sermo , consuetaque verba / bland tamen , ut praesen videare loqui " ( ".. so that it almost seems to me that you 're talking here " ), implementing a lexical search as to give rise to a refined conversation , fluent, in a language that became a prestigious practice, an art, even a literary genre: letters as intriguing as novels, often filled with news and curiosity, slices of life and frescoes of an extinct era flowing fast like a conversation at distance ( "I have now acquired the true art of correspondence, which, as they have always told us, is to express on paper exactly what you would say to the same person by voice. I chatted with you almost to my usual speed throughout this letter." -Jane Austen, letter of 3-5 January 1801 to Cassandra 1), intersected themselves, dense, sometimes even several times a day, with great rapidity of exchanges, understanding, implications, confidences almost as whispered in the ear , anticipating the invention of the telephone that would have inevitably completely extinct them .. letters often forgotten 



- picture 2



published after death , considered to have no or almost importance help us to rebuild lives and profiles of characters that otherwise we couldn't know ...
Virgina Woolf wrote in February 1907 to her friend Clive Bell :

"A letter as it should, according to my theory , should be a film of wax on which retrace the protrusions and recesses of the mind "

Yes, we lost the concept of distance and at the same time has gone warped that of time: today we don't even possess the necessary time for the recollection that the letter needs, sit quietly in the light of a candle, and , with serenity , give, with words, the right thickness to our emotions, inner feelings , facts of life ..

... and you think that the Victorians , so meticulously organized , hadn't thought of a well-defined code for writing what we today judge a simple letter ?

Imagine ! There were strict rules to follow to " pack " a sleek , highly effective , perfect letter.




The choice of paper. picture 3 on the right
First you had to choose the right paper : even if what we are talking about has been defined, with relevance by Umberto Eco "the women's century" weren't just women who wrote letters, men also did it , but they chose a much more simple and formal card, the "cream card", while a Victorian lady , , generally opted for a lighter paper that only towards the end of the century will be able to personalize with her initials and who at first will begin with the characterization using ribbons or inserting different kinds of gifts , such as flowers, temptation which sometimes even Gustave Flaubert betraying a romantic mood among the " mesh " of a strongly harsh character:

" I'll send you, my dear, a flower that I took yesterday at sunset .. "
(July 14, 1847, from Pontorson ) and how Emily Dickinson often used to do :

" Dear Susie , I tried in every way to make me come up with what you might like - some thing to send to you - then at the end I saw my little Violas , begged me to let them go , so here they are - and with as their guide , a bit of grass that will make them as knight." 
(June 11, 1852)

Emily , even writing letters, was generous with creativity and expressiveness of entire her artistic vein :
" .. To put our faith to the newspapers it emerges that on December 31, 1891 on " Christian Chronicle ", thanks to some editor's memory, or a well-ordered archive, a blurb appeared: " We knew that curious poem The American flag (aka My country needn't to change cloak aka The wardrobe of my country ); with the poem the author (Emily Dickinson) had sent us a flag made with her own hands , three strips of woven cloth, red, white and blue, stopped by a plug ! "
[... ] To be a person - it is written in several parts - who wasn't interested in what happened outside the garden of her house ( http://sweetlydreamingofthepast.blogspot.com/2013/04/la-poesia-di - emily - dickinson - cullata.html ) Emily was quite attentive to the history of her country . And if someone had kept that flag woven by her " small , firm hands " and the "plug" , what image would we had of the white- dressed Emily ? " 2
A letter, therefore , wasn't only a suspension bridge to link two people at a distance, but an opening passage to the writer's interiority.. there was in fact who, like Emily, attached precious artifacts, or leaves, pebbles , portraits , watercolors ..

.. but you do not you ever find yourself thinking that of our time won't remain any written document ... ?



The ink. picture 4 on the right
Generally black in the use of the nineteenth century, or blue, Prussian blue (the red was reserved to bishops in the Orthodox rite ), in some cases ink was still prepared at home : an old recipe taught how to get it using the tannin present in more substances that we find in nature: "Take what you need of flame coal, a portion of coal of pits of fruits, a portion of vitriol , two portions of gall nuts , four portions of arabic gum. Pulverize, sieve and mix well them toghether. Preserve this powder in small bags of linen or leather because it will become better with time. When you want to use it to make the ink, grab a little of it and melt it in wine, water or vinegar, better if they are hot (these alcoholic substances had the task of preventing the formation of mold.) you'll get a perfect ink, freshly made up, that you can carry with you everywhere without dirty yourself. And if you have an ink that isn't good, add a little of this powder and it will become suddenly very black, beautiful and brilliant."
Probably the main ingredient was the one with thickening and binders properties that had to make ink viscous for make writing fast, smooth , and the characters sharp, adhere well to the paper, drying out quickly without smudging and appear brilliant; widely used in such way was arabic gum, egg white, fish glue, tragacanth gum, cherry resin, olive oil, flaxseed oil, walnut oil, honey .
And , to give a touch of refined elegance , the ladies gladly added to the mix a few drops of perfume :
"Whisk about 100 drops of essential oil ( rose or lavender) with a teaspoon of vodka .
Add the mixture a bit at a time, to 2 ounces of ink. Mix and ready for use. "



Pen or nib?  - picture 5 on the riught

Oh! nature's noblest gift - my grey goose quill;
Slave of my thoughts, obedient to my will.
Torn from thy parent bird to form a pen.
That mighty instrument of little men!

wrote George Byron in the beginning of the century dipping the noble feather obtained from the wing of a goose home in the ink bulb (not yet called inkwell!).Until the second half, and even beyond, of the1800 writing was still carried out by means of the feathers of birds, pheasants or even better geese and around the end of the century will appear on the market the first metal nibs, stuck interchangeably in cylindrical little wooden strips painted in black called pens that served as a handle, about 16 cm long., with the metal to receive the nib, also cylindrical.
And then there will be to have fun because a different nib will pay a different angle on the sheet and therefore a different handwriting.



The beautiful writing: Copperplate handwriting.
- picture 6 on the right
Copperplate , or in English " hand round ", is a style of calligraphic writing that was obtained using a pointed nib instead of the usual flat ones: the tip of the nib forced to keep it on the sheet tilted by about 55 ° and from that come the fascinating volutes that take the letters due to the pressure exerted while writing to generate the characteristic thickness of the stroke. Copperplate style was mostly in vogue during the XIX th century, but in the old continent it was known as early as far back as 1500 , so by extension this term is used often to indicate the ancient calligraphic writing in general.
If you are interested I suggest you here a site to see a manual of calligraphy of the Victorian era .
The nibs to flex nib, available in various decorative shapes and different brands, were invented specifically for the "new" English italics; their uniqueness lies in the thickness of the stroke that becomes more pressing (as in the descenders ) and thinner decreasing the pressure (as in ascenders ) .


- picture 7 on the left


There is even a type of nib called "elbow pen" which appears with the tip off-axis relative to the body whose special shape helps to hold the strong inclination requests from Copperplate .And that the beautiful handwriting was a good way to introduce oneself we also know from the novels of the time: in Jane Austen's Emma (1815), we read that Frank Churchill gives a good impression of himself to Mrs. Weston, and many of her neighbors in Highbury only based on the calligraphy in which he wrote to his new stepmother a "handsome letter": Austen confirms that "such a pleasing attention was an irresistible proof of his great good sense". In George Eliot's Middlemarch (1872), Caleb Garth informs Fred Vincy who needs to improve his handwriting if he wants to keep his job: "What the heck we use to write if nobody is able to understand it!"



It 's time to seal. - picture 8 on the right
Although we tend to think that the red wax seal is the supreme act with which personalize a letter, it was actually dictated by the requirements of economic nature. In 1830, in fact , postage were known to be incompatible with the economic level of the middle class as the Post Office contemplated a taxation single, double or triple depending on the number of miles that a letter had to travel to reach its destination and based on the number of sheets that composed it : not necessarily, also , a letter went along the most direct or economic route and , what's more , postal workers used the " candling " an inexact method to evaluate the amount of paper that contained an envelope simply by exposing it to the light. I'm going to quote again the novel Emma by Jane Austen because anyone who has read it knows that to save costs cross writing had become common: the writer turned his letter horizontally and " crossed " (wrote over) the original text at a right angle rather than using an additional separate sheet of paper. And finally the letter was folded and sealed with wax in order to reduce, even in this way , the costs seen that the use of an envelope meant that the letter , before 1840 , was burdened with a double charge.



A new invention : the stamp. - picture 9 on the right
One of the first things which Queen Victoria wanted to think as soon as she ascended the throne in 1837 was to appoint a select committee chaired by Robert Wallace MP to examine the condition of the Post Office with the meaning of reduce the rate post . So it was that May 1, 1840 was printed the Penny Black , the first popular adhesive postage stamp , prepaid by the sender , which officially began circulating on May 6 of the same year ( before the letters were paid by the consignee who often put off back to the sender as sometimes the costs were so exorbitant to be equivalent the pay of a workman's day, and it's easy to understand how the postal expenses were burdened heavily on the government ) of the price of 1 penny designed to encourage prepayment and thus transforming the post from a ruinous burden to a civil service accessible to all social classes .
And with the stamp were minted new rules to follow to give the letters love meanings ..
The birth of the manuals for writing letters.
- picture 10 on the right
After 1840, that of writing was consecrate as a real daily ritual for everyone , as usual as opening the shutters in the morning and turning on the lights in the evening, and gave impetus to the publication and dissemination of several manuals on the subject, including The Universal Letter Writer and the Wide World Letter Writer .. but do you know that even Lewis Carroll , which we know as the author of the amazing adventures of Alice dabbled in writing a manual for writing letters Eight or Nine Wise Words About Letter -Writing (1890) : he was actually really fond , or perhaps it would be more appropriate to say fanatic, of writing ( he even numerated them one by one and in his register we read a staggering figure, 98,721 is the figure that would bring the last! ) and here he's delighted to give advice to the reader not only how to organize the drafting of the letter, suggesting strongly the use of a further sheet rather than resort to cross writing, practice that hinders the reading , but even on how to maintain the order that should prevail ruler among the objects needed to writing suggesting , for example, to keep the stamps in a special container rather than in that of the envelopes , to "avoid giving them useless torment. "

To conclude I would like to recall the words of the Rev. T. Cooke in his preface to The New and Complete Letter Writer :

"Letters are the life of trade , the fuel of love , the pleasure of friendship , the food of the politicians and the entertainment of the curious . To speak To Those we love or esteem , is the greatest satisfaction we are capable of knowing , and the next is , being Able to converse with them by letter . " 3



- picture 11


I greet you with much love.
See you soon 

Dany



Bibliografic sources:

Rev. Thomas Cooke (A.B.), The New and Complete Letter Writer: Or, New Art of Polite Correspondence,  Evert Duyckinck, 1817

Catherine J. Golden, Posting It: The Victorian Revolution in Letter Writing, University Press of Florida, 2009.

Giuseppe Jerolli, Jane Austen si racconta, Utelibri, 2012

Barbara Lanati,  Vita di Emily Dickinson: l'alfabeto dell'estasi, Feltrinelli, 1998


Quotations:

1 - Giuseppe Jerolli, Jane Austen si racconta, Utelibri, 2012, p. 34

2 - Barbara Lanati,  Vita di Emily Dickinson: l'alfabeto dell'estasi, Feltrinelli, 1998, p. 158

3 - Rev. Thomas Cooke (A.B.), The New and Complete Letter Writer: Or, New Art of Polite Correspondence,  Evert Duyckinck, 1817, p. 4

8 commenti:

  1. Your posts are always exquisite, Daniela, but this one is my all-time fav! I love ink, fountain pens and dip pen based calligraphy. Thank you for sharing. Have a lovely day! :)

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    1. @ Kia
      sometimes I find myself thinking that until a few years ago I thought I could live without the web .. but then I discovered that it doesn't only open up new horizons and allows to grow passions and deepen curiosity, but also and above all to know special people with whom have common interests, people whose life was unknown before .. one of these is you. :)
      And I truly thank you for everything ❦

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  2. Letter writing is becoming such a lost art, and that makes me sad, because there is nothing quite like a handwritten letter.

    What a wonderful post this is, Dany.

    You have a fantastic week, my friend. xo.

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    1. @ Lisa
      you're another of those special people I wrote Kia about ..
      ... and I truly thank you very much ✿⊱╮
      With affection I reciprocate the wishes for a wonderful week !!!

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  3. As always, Dany, an exceptional and fantastic post. I also love letters and pens and ink. In fact, I think I fell in love with my husband the moment I discovered he ONLY writes with a fountain pen. Still to this day. :) Very romantic.

    Thank you for such a lovely post.

    Wishing you a beautiful weekend.

    xo

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    1. @ Georgianna
      your posts and your wonderful photographs reveal a deeply sensitive, romantic and delicate soul, but I have to say that you are even more romantic than I thought !
      I love your culture and how much you are still tied to your ancient traditions, and let me express all my admiration for your husband: in such a widely technological era like the one we're living in use a fountain pen is really manifestation of a refinement touch: there's no comparison between a signature written with a fountain pen and one written using a ball pen, not at all !
      Many thanks for your beautiful words.
      A happy weekend to you too ♡

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  4. Very interesting, Dany! Letter writing is indeed becoming a lost art. One I hope to never stop!

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    1. @ June
      so you're still writing letters .. lucky you to have the chance to feed and keep this ancient art alive, unfortunately I have to settle for writing only emails and it's not the same thing .. !
      Have a weekend full of joy ✞

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I WHOLEHEARTEDLY THANK YOU FOR YOUR THOUGHTS AND WORDS, SO PRECIOUS TO ME.