lunedì 27 marzo 2017

Edmund Spenser's 'The Faerie Queene'.



 The noblest mind the best contentment has.
         
           The Faerie Queene, Book I, Canto I, St. 35.



Elizabeth I, The Rainbow Portrait (1600) attribuito a Marcus Gheeraerts the Younger (1561-1636)
nella collezione del marchese di Salisbury, in mostra a Hatfield House, Hatfield, Hertfordshire



Quest'oggi vi porto con me nel mondo epico - cavalleresco che animava la letteratura medievale Franca, prima, e poi la nostra, durante l'Umanesimo - Rinascimento, celebrata dall'Ariosto, dal Tasso, dal Boiardo.
Mancava al seppur ampio retroterra letterario anglosassone un poema che avesse contenuti allegorico didascalici - analogamente alla nostra Comedia che segna l'apice e della nostra storia letteraria e dell'intero repertorio medioevale proprio per le letture che di essa possono essere effettuate, ossia quella analogica, quella metaforica e quella anagogica - e che fosse contestualizzato pretestuosamente nell'epoca in cui fosse ambientato ... questo fino al XVI secolo, quando il grande e celebrato poeta Edmund Spencer diede, anche se incompleto, al mondo letterario inglese la composizione poetica di cui essa fino ad allora difettava: sto parlando di The Faerie Queene, tradotto nella nostra lingua ne 'La Regina delle Fate'.





~oO EDMUND SPENSER Oo



Nacque Spenser a Londra intorno all'anno 1552, secondo quanto appare più attendibile dai dati ricavati dalla sua stessa opera. 
Suo padre, John, era un modesto mercante di tessuti originario del Lancashire, e mandò il figlio alla scuola dei Merchant Taylors, da poco fondata dopo la quale, nel 1569, frequentò il Pembroke College di Cambridge dove si legò d'amicizia col dotto e pedante Gabriel Harvey e con altri intellettuali. Si dedicò agli studi classici e moderni entrando in contatto con il platonismo, nelle opere originali e attraverso gli interpreti italiani, con Dante, Virgilio e con la poesia francese e italiana. Lasciata l'università di Cambridge nel 1576 Spenser si recò nel paterno Lancashire dove s'innamorò d'una certa Rosalind, che alcuni vogliono identificare in quella o questa dama, mentre altri la considerano la convenzionale allegoria letteraria di moda al tempo. L'anno seguente lo troviamo a Londra dove l'amico Harvey lo presenta al potente Conte di Leicester, favorito della regina, a servizio del quale viene assunto nel 1578: era questi il nipote di Sir Philip Sidney, il perfetto cortigiano, l'ideale di ogni cavaliere. Per Sidney sente devota amicizia basata sull'identità di ideali artistici e morali e specialmente sulla comunanza delle idee politiche e religiose e come lui si rivela un tenace protestante tinto di misticismo platonico, accanito nemico dei cattolici, esaltatore della patria inglese da pochi anni divenuta indipendente da ogni autorità religiosa non nazionale.

Dopo aver dato avvio alla sua produzione letteraria nel 1579 con The Shepheards Calendar, il Calendario del Pastore, dedicata appunto a Sidney e composto di dodici egloghe pastorali, diviene segretario di Lord Grey, governatore d'Irlanda, nel 1580, ed in Irlanda lo seguì stabilendovisi come funzionario governativo; nel 1586 si trasferì nella tenuta di Kilcolman presso Cork, dove trascorse quasi tutto il resto della sua vita fino a quando, nel 1597, il castello di cui gli era stato fatto dono venne distrutto nel corso di una violenta rivolta irlandese e, rientrato a Londra nel 1598, vi morì nel 1599.

La sua morte segnò l'interruzione al settimo libro di quello che doveva divenire un poema nazionale, il poema di una vita, che lo tenne impegnato per un ventennio e che rimase incompiuto, un poema che nei suoi progetti doveva constare di dodici libri a cui cominciò con il mettere mano nel 1579 quando ancora si trovava in Irlanda, ma con la mente e con il cuore alla Corte di Londra, col pensiero rivolto alla sua Regina alla quale dedicò la sua più grande opera.





~oO THE FAERIE QUEENE Oo~

TO 
THE MOST HIGH
And
MAGNIFICENT
EMPRESSE RENOVV-
MED FOR PIETIE, VER-
TUE, AND ALL GRATIOVS
GOVERNMENT ELISABETH BY
THE GRACE OF GOOD QUEENE
OF ENGLAND, FRANVCE AND
IRELAND AND OF VIRGI-
NIA, DEFENDOVR OF THE
FAITH & c. HER MOST
HVMBLE SERVANVT
EDMVND SPENSER
DOTH IN ALL HV-
MILITIE DEDI-
CATE, PRE-
SENT
AND CONSECRATE THESE
HIS LABOVRS TO LIVE
WITH THE ETERNI-
TIE OF HER
FAME.



Prince Arthur and the Fairy Queen, 1788, by Johann Heinrich Füssli 



ALL'ECCELSA
POSSENTE

MAGNIFICA
IMPERATRICE
ELISABETTA,
CELEBRE PER MISERICORDIA,
VIRTU' E CAPACITA' DI GOVERNO,
PER GRAZIA DI DIO REGINA
D'INGHILTERRA, FRANCIA E IRLANDA
E DELLA VIRGINIA,
DIFENSORE DELLA FEDE
IL SUO SERVO PIU' DEVOTO,
EDMUND SPENSER,
IN TUTTA UMILTA' DEDICA
DONA E CONSACRA
QUESTE SUE FATICHE,
AFFINCHE' VIVANO
NELL'ETERNITA'
DELLA SUA
FAMA.


Anche se incompiuta rimane questa la sua più grande opera in quanto rappresenta il tentativo di riunire in sé tutte le correnti di pensiero del tempo: la tradizione allegorica medievale, l'epica classica, l'umanesimo rinascimentale, il neoplatonismo, l'epica italiana, il folclore inglese, il pensiero politico. Nel suo progetto, come già detto sopra, l'opera doveva constare di 12 libri, ciascuno di 12 canti, ma Spenser ne portò a termine solo i primi 6 ed alcuni frammenti del settimo. Se è vero che il suo modello era l'Orlando furioso di Ariosto, va detto che del nostro perde l'elemento ironico, poiché la narrazione si fa solenne ed il tono in cui la trama procede ci fa piuttosto pensare alla Gerusalemme Liberata del Tasso, ed è altesì vero che Spenser continua con il suo poema la tradizione allegorica medievale celebrando in ogni libro, attraverso le avventure di un cavaliere, una delle virtù definite da Aristotele nella sua Etica Nicomachea:

la Santità, emblematicamente impersonata dal Cavaliere dalla Rossa Croce (Libro I), che come ben comprendiamo sta a rappresentare il santo patrono d'Inghilterra, San Giorgio, ovvero l'intero popolo inglese di fede protestante; 

la Temperanza, nella figura di Guyon (Libro II), il cavaliere che impara la saggezza del detto classico ' Evitare gli eccessi';

la Castità, nelle vesti di Britomart, il cavaliere donna che, nell'allegoria di Spenser, suggerisce l'immagine della Regina Vergine, Elisabetta I d'Inghilterra in quanto 
simboleggia la Britannia, protagonista del Libro III che conclude la prima parte di The Faerie Queene; 

l'Amiciziasimboleggiata da Camblet e Telamond (Libro IV);

la Giustizia, impersonata dal cavaliere Arthegall il cui nome significa "uguale ad Artù", che sposerà Britomart secondo la profezia di Merlino (Libro V);

la Cortesiarappresentata dal cavaliere Calidore (Libro VI).


Una di George Percy Jacomb-Hood (1857-1929).
Nel poema epico 'The Faerie Queene', Una è la personificazione della Verità e della "Vera Chiesa", ella viaggia con il Cavaliere dalla Rossa Croce e sconfigge Duessa (che rappresenta il "Falso" - vale a dire la chiesa cattolica di Roma).



Britomart di Walter Crane.
Britomart è una figura allegorica del Vergine Cavaliere della Castità, che rappresenta la virtù inglese - in particolare, il potere militare inglese - attraverso una etimologia popolare che associa Brit-, come britannico, con Martis, qui pensato come "di Marte", il romano dio della guerra.




La Regina delle Fate rappresenta idealmente la Gloria e di fatto la Regina Vergine, Elisabetta I
Come egli scrisse a sir Walter Raleigh, 
"il fine ultimo di tutto il libro è quello di formare un gentiluomo con una virtuosa e nobile disciplina".

Il poema presenta una struttura decisamente complessa il che, unito all'incompiutezza dell'opera, crea talora difficoltà d'interpretazione, ma nei momenti più felici Spenser si mostra poeta estremamente musicale: la sua strofa, da lui denominata "spenseriana", è un talmente efficace mezzo di perfezione melodica che gli fece meritare, da parte del critico Charles Lamb, la definizione di "poeta dei poeti" e dimostra la sua abilità nel saper fruire delle risorse poetiche della sua propria lingua; Spenser si qualifica così quale fonte d'ispirazione, anche se in modi diversi, per autori romantici quali Milton, Keats e Wordsworth essendo divenuto il suo poema, già da manoscritto, prima ancora di venire pubblicato, riconosciuto come uno dei poemi più influenti appartenenti al patrimonio letterario-linguistico inglese.

Poteva My little old world prescindere almeno dal menzionare un siffatto capolavoro ?
Spero piuttosto con ciò di avervi fatto cosa gradita !

Sempre più vivamente ed affettuosamente vi ringrazio e vi auguro ogni bene,

a presto  💕










BIBLIOGRAFIA:

Andrew Hadfield, Edmund Spenser: A Life, OUP, Oxford, 2014;

LA REGINA DELLE FATE di Edmund Spenser, Testo inglese a fronte a cura di Thomas P. Roche, jr, Bompiani, Milano, 2012.



CITAZIONI:

1 - LA REGINA DELLE FATE di Edmund Spenser, Testo inglese a fronte a cura di Thomas P. Roche, jr, Bompiani, Milano, 2012, Introduzione al Libro I, pag. 3. 










 The noblest mind the best contentment has.
         
           The Faerie Queene, Book I, Canto I, St. 35.



- picture 1 - Elizabeth I, The Rainbow Portrait (1600) attribuited to Marcus Gheeraerts the Younger (1561–1636) in the collection of the Marquess of Salisbury, on display at Hatfield House, Hatfield, Hertfordshire




Today I'm taking you along with me to the epic world - that animated the French medieval chivalric literature, first, and then the Italian one, during the Humanism - Renaissance, celebrated by Ariosto, Tasso, Boiardo.

It lacked to the even wide Anglo-Saxon literary background a poem that contained allegorical and didactic elements - similarly to our Divina Comedia which marks the pinnacle of our entire medieval repertoire and of our literary history because of the readings that of it they can be made, ie the analog, the metaphorical and the anagogical - and that it were contextualized in the era during which it was written ... this until the sixteenth century, when the great and celebrated poet Edmund Spencer gave, even if incomplete, to the English literary world, the poetic composition of which it hitherto missed: I'm talking about The Faerie Queene.




~oO EDMUND SPENSER Oo


Spenser was born in London around the year 1552, as it appears from the most reliable data derived from his own works.




- picture 2 -  Portrait of Edmund Spenser by unknown author



His father, John, was a modest original cloth merchant coming from Lancashire, and sent him to the school of Merchant Taylors, recently founded, after which, in 1569, he attended Pembroke College, Cambridge, where he tied a friendship bond with the learned and pedantic Gabriel Harvey and other intellectuals. He devoted himself to classical and modern studies coming into contact with the Platonism, in original and Italians workd through its interpreters, with Dante, Virgil and the French and Italian poetry. After leaving the University of Cambridge in 1576 Spenser went to the father's Lancashire where he fell in love with a certain Rosalind, whom some want to identify with this or that lady, while others consider her the conventional literary allegory according to the fashion of the time. The following year we find him in London where his friend Harvey introduces him to the powerful Earl of Leicester, the Queen's favorite, for whose service he was hired in 1578: he was the nephew of Sir Philip Sidney, the perfect courtier, the 'ideal of every courtier. For Sidney he feels a devoted friendship based on the identity of artistic and moral ideals, and especially on the commonality of political and religious beliefs, and as he, he reveals a tenacious protestant stained of Platonic mysticism, relentless enemy of Catholics, magnifier of the English homeland, just for a few years became independent from every non-national religious authorities.

After having started his literary production in 1579 with The Shepheards Calendar, dedicated to Sidney, which consists of twelve pastoral eclogues, became secretary to Lord Grey, Governor of Ireland, in 1580, and followed to Ireland where he established himself as a government official; in 1586 he moved to the Kilcolman estate near Cork, where he spent most of the rest of his life until, in 1597, the castle which he received as a present was destroyed during a violent Irish uprising and, back in London in 1598, he died there in 1599.

His death marked the break of the seventh book of what was to become a national poem, the poem of life, which kept him busy for two decades, also if it remained unfinished, a poem in his projects which was to consist of twelve books that he began in 1579 when he was still in Ireland, but with his mind and heart to the Court of London, with his thought turned to his Queen to whom he dedicated his greatest work.





~oO THE FAERIE QUEENE Oo~

TO 
THE MOST HIGH
And
MAGNIFICENT
EMPRESSE RENOVV-
MED FOR PIETIE, VER-
TUE, AND ALL GRATIOVS
GOVERNMENT ELISABETH BY
THE GRACE OF GOOD QUEENE
OF ENGLAND, FRANVCE AND
IRELAND AND OF VIRGI-
NIA, DEFENDOVR OF THE
FAITH & c. HER MOST
HVMBLE SERVANVT
EDMVND SPENSER
DOTH IN ALL HV-
MILITIE DEDI-
CATE, PRE-
SENT
AND CONSECRATE THESE
HIS LABOVRS TO LIVE
WITH THE ETERNI-
TIE OF HER
FAME.



- picture 3 - Prince Arthur and the Fairy Queen, 1788, by Johann Heinrich Füssli 



Although it remains unfinished it represents his greatest work as an attempt to join together all the currents of thought of the time: the allegorical medieval tradition, the classical epic, the Renaissance humanism, the neo-Platonism, the Italian epic, the English folklore and the political thought. In his project, as mentioned above, the work was to consist of 12 books, each of 12 songs, but Spenser accomplished only the first 6 and some fragments of the 7th book. If it is true that his model was the Orlando Furioso of Ariosto, it must be said that of it he loses the ironic element, since the narrative is solemn and the tone in which the plot proceeds makes us rather think of the Gerusalemme Liberata of Tasso, and it is also true that Spenser, with its masterpiece, continues the allegorical medieval tradition celebrating in every book, through the adventures of a knight, one of the virtues defined by Aristotle in his Nicomachean Ethics:

Sanctity, symbolically embodied by the Redcrosse Knight (Book Iwho, as we do well understand, represents the patron saint of England, St George, that is the entire English people of Protestant faith;

Temperance, in the figure of Guyon (Book II), the knight who learns the wisdom of the classic saying “Nothing in excess”;

Chastity, in the guise of Britomart (Book III), the knight woman who, in Spenser's allegory, connotes the Virgin Queen, Elizabeth I of England, given it symbolizes Britain, is the protagonist of the Book III that concludes the first part of The Faerie Queene;

Friendship, symbolized by Camblet and Telamond (Book IV);

Justice, personified by Knight Arthegall whose name means "equal to Arthur", who will marry Britomart according to Merlin's prophecy (Book V);

Courtesy, represented by the Knight Calidore (Book VI).



- picture 4 - Una by George Percy Jacomb-Hood (1857-1929). In the epic poem 'The Faerie Queene', Una is the personification of Truth and of the "True Church", she travels with the Redcrosse Knight and defeats Duessa (who represents the "false" - i.e. Catholic- church).



- picture 5 - Britomart by Walter Crane. Britomart is an allegorical figure of the virgin Knight of Chastity, representing English virtue - in particular, English military power - through a folk etymology that associated Brit-, as in Briton, with Martis, here thought of as "of Mars", the Roman war god.



The Fairy Queen ideally represents the Glory and in fact the Virgin Queen Elizabeth I.
As he wrote to Sir Walter Raleigh,
"The ultimate purpose of the whole book is to form a gentleman with a virtuous and noble discipline".

The poem has a very complex structure which, coupled with its incompleteness, sometimes creates difficulties of interpretation, but in his happiest moments Spenser shows extremely musical poetical virtues: his stanza, which he called "Spenserian", is a so effective mean of a melodic perfection that made him deserve, by the critic Charles Lamb, the definition of "poet amongst the poets" and demonstrates his skill in being able to benefit from the resources of his own poetic language; Spenser qualifies himself as a source of inspiration, even if in different ways, for romantic composers such as Milton, Keats and Wordsworth having become his poem, already as a manuscript - that is prior to being published - recognized as one of the most influential poems belonging to the iterary and linguistic English heritage.

Could My little old world disregard such a masterpiece?
I hope rather with this to have done something you loved !

More and more strongly and affectionately I thank you and wish you all my best,

see you soon 💕










BIBLIOGRAPHY:

Andrew Hadfield, Edmund Spenser: A Life, OUP, Oxford, 2014;

LA REGINA DELLE FATE di Edmund Spenser, Testo inglese a fronte a cura di Thomas P. Roche, jr, Bompiani, Milano, 2012.



QUOTATIONS:

1 - LA REGINA DELLE FATE di Edmund Spenser, Testo inglese a fronte a cura di Thomas P. Roche, jr, Bompiani, Milano, 2012, Introduction at the Book I p. 3. 



LINKING WITH:



lunedì 20 marzo 2017

Cookies scented with violets, bringing Spring into your home !





 I know a bank whereon the wild thyme blows
Where oxlips and the nodding violet grows
Quite over-canopied with luscious woodbine,
With sweet musk-roses, and with eglantine:
There sleeps Titania some time of the night,
Lull'd in these flowers with dances and delight:
And there the snake throws her enamell'd skin,
Weed wide enough to wrap a fairy in.



~~~

Conosco una riva in cui il timo selvatico vive rigoglioso,
Dove annuendo le primule e le viole crescono,
Coperte dal succulento caprifoglio che fa loro da baldacchino,
Con dolci rose moscate e la rosa canina:
Vi dorme Titania talvolta la notte,
Cullata da questi fiori con danze e gioia:
Ed ivi getta il serpente la sua pelle smaltata,
Come fosse erba selvatica abbastanza ampia per avvolgervi una fata.

William Shakespeare, Midsummer Night's Dream



Per me da sempre il profumo di viola è il profumo della primavera e qui a Tenuta Geremia di giorno in giorno, ormai, centinaia di nuovi capolini si sollevano dal manto dell'erba, fattosi precocemente di un bel verde brillante, e tra le foglie secche che fanno il tappeto invernale dei boschi, per guardare timidamente il sole e farsi scaldare dai suoi raggi, per profumare la rugiada della sera e del primo mattino di nuova vita.


Mi è sempre spiaciuto raccogliere questi delicatissimi fiori, ma il loro profumo me li rende talmente irresistibili 



e da anni preparo lo zucchero alle viole mammole, seguendo questa semplicissima ricetta che trovai molto tempo fa.



 ZUCCHERO ALLA VIOLETTA 


INGREDIENTI:

- 20 gr. di corolle di viole mammole appena raccolte 
- 120 gr. di zucchero semolato

Come si dovrebbe fare per ogni pianta spontanea, l'ideale è raccogliere i fiori o il mattino presto o all'imbrunire, anche se per me è preferibile il primo mattino perché la corolla conserva ancora del tutto intatto il suo profumo.
Poneteli nel frullatore insieme con lo zucchero triturando fino a che non avrete ottenuto un composto omogeneo e ben amalgamato; conservatelo per alcuni giorni in un piatto od in un barattolo aperto e mescolate di tanto in tanto di modo che lo zucchero possa perfettamente asciugare.
Lo potete usare per dolcificare ed aromatizzare tè e tisane e spolverandolo su pasticcini e torte darà un tocco primaverile anche quando la stagione sarà ormai trascorsa.
Non demoralizzatevi se dapprincipio le viole triturate sembrano perdere il loro profumo, lo riacquisteranno a mano a mano che asciugano.


Io lo uso soprattutto per preparare dei biscotti che profumano di bosco, per i quali costituisce l'ingrediente principale:



BISCOTTI PROFUMATI ALLA VIOLETTA 


INGREDIENTI:

- 200 gr. di farina '00' 
- 100 gr. di burro 
- 50 gr. di zucchero alla violetta 
- 60 gr. di zucchero bianco 
- 1 uovo intero 
- 1 cucchiaino di lievito per dolci 
- 1 pizzico di sale 

In una terrina piuttosto ampia mescolate la farina con lo zucchero, il lievito ed il sale. In un'altra tazza sbattete l’uovo, aggiungete il burro fuso e versare il composto così ottenuto nella terrina in cui avrete mischiato precedentemente la farina con gli altri ingredienti; impastate fino ad ottenere una palla, aggiustando di farina se necessario, e, come per ogni pasta frolla, lasciate riposare in frigo per almeno mezz’ora. Mettete quindi l'impasto sulla spianatoia e con lo stampino che più gradite ricavate dei biscotti alti 1,5 cm ca. e cuocete in forno a 180° per 10 -15 minuti.


Il risultato so che sarà un successo, non chiedetemi quanto tempo i biscotti così preparati si conservino, da noi durano pochi giorni !



Che la vostra settimana sia prodiga della gioia che meritate, 
ve lo auguro dal profondo del cuore


a presto 💕
















- picture 1





 I know a bank whereon the wild thyme blows
Where oxlips and the nodding violet grows
Quite over-canopied with luscious woodbine,
With sweet musk-roses, and with eglantine:
There sleeps Titania some time of the night,
Lull'd in these flowers with dances and delight:
And there the snake throws her enamell'd skin,
Weed wide enough to wrap a fairy in.

William Shakespeare, Midsummer Night's Dream





Since ever for me the scent of the purple violet is the scent of Spring and here at Tenuta Geremia from day to day, now, hundreds of new flower raises her little heads from the grass, now became bright green, and from the dry leaves that make the winter carpet of the woods, to timidly watch the sun and be heated by its rays, to scent the evening dew and the early morning of a new life.




- picture 2




I always felt sorry to gather these delicate flowers, but their scent makes them so irresistible to me




- picture 3


- picture 4




and for years I do prepare a sugar violets, following this simple recipe that I found long ago.




 SUGAR WITH VIOLETS 



- picture 5 on the left  




INGREDIENTS:

- 20 gr. (0,71 oz.) of freshly picked violets corollas
- 120 gr. (4,23 oz.) of sugar

As we should do for every wild plant, the ideal is to pick the flowers either early in the morning or at dusk, although for me it is preferable in the early morning because the corolla still retains entirely intact its fragrance.
Place them in a blender along with the sugar and mince until you obtain a homogeneous and well mixed clear violet mixture; put it in a dish or in an open jar for some days and mix occasionally with a teaspoon so that the sugar can perfectly dry.
You can use it to sweeten and flavor teas and dusting your pastries and cakes you'll will give them a Spring touch even when the season will be passed away.
Don't  become demoralized if at first the crushed violets seem to lose their scent, they'll gradually regain it drying.



I use it mainly to prepare the cookies smelling of woods at Spring, for which it is the main ingredient:





 COOKIES SCENTED WITH VIOLETS 




- picture 6 on the left - 



INGREDIENTS: 

- 2 cups of plain flour
- 3/8 cup of melted butter
- 2 1/2 tablesp. of violet sugar
- 3 tablesp. of sugar
- 1 teasp. of baking soda
- a pinch of salt

In a fairly large bowl mix the flour with the sugar, the baking powder and the salt. In another bowl beat the egg, add the melted butter and pour the mixture obtained in the bowl in which you have previously mixed the flour with the other ingredients; knead until you have a ball, adjusting of flour, if necessary, and, as with any plain pastry, let stand in your refrigerator for at least half an hour. Then put the dough on a work surface and with the stencil that you like most obtain cookies of almost 1.5 cm tall and bake them at 180° for 10 -15 minutes.


I know that the result will be a success, do not ask me how long the cookies so prepared may be preserved, here at home they last just a few days !



Wishing you a lovely week, 
take care, 


see you soon 💕