lunedì 19 settembre 2016

"Ring the bell softly, there's crape on the door." - TO MOURN A BROTHER.


Quest'oggi è la mia storia a parlare, la storia della mia vita, in un post che non era programmato, improvviso, doloroso, a scriversi, che mai avrei pensato di pubblicare ...



Tragicamente ed improvvisamente il giorno 10 un caro cugino con cui sono cresciuta - lui e suo fratello sono sempre stati fratelli per me - si è spento, dopo un intervento che non aveva avuto alcuna complicazione; egli era già in convalescenza, ma quello che era un seppur banale problema, trascurato dai medici, lo ha condotto al decesso ...

Perdere un caro per chi rimane è sempre molto difficile da accettare, è duro trovare la giustificazione a taluni eventi che accadono durante il percorso della nostra vita, non abbiamo le capacità per comprenderle, le accettiamo con il tempo come facenti parte di un disegno divino, ma quando ciò accade per negligenza credo non lo si accetterà mai  ... sono questi fatti che segnano la nostra esistenza, forse fanno di noi dei migliori cristiani, ma la ferita che ci portiamo dentro non si sanerà neppure con il tempo. 





VICTORIAN MOURNING ETIQUETTE


Remembering Father, ( unknown author )



E' indubbio che i Vittoriani avessero un rapporto molto diverso con la morte rispetto a quello che abbiamo noi oggi, l'elevata mortalità infantile, le condizioni in cui venivano svolti la maggior parte dei lavori pesanti, la medicina poco progredita paragonata a quella odierna, ci rivelano dati sconcertanti; le cifre risalenti ad un sondaggio svoltosi a Londra risalente al 1830, ci indicano che l'età di 44 anni era quanto di meglio ci si potesse augurare, poiché l'età media di un commerciante era di 25 anni, 22 quella di un un manovale, mentre, per quanto riguarda l'infanzia, su cento bambini nati, almeno 57 non sarebbero sopravvissuti oltre i 5 anni. 
Va da sé, perciò, che, tenuto conto del rituale che al lutto era legato, dall'abbigliamento, ai funerali, alla realizzazione dei monumenti funebri, etc, quello legato ai decessi fosse realmente un commercio che fruttava molto denaro, soprattutto presso le classi più elevate, per le quali tutto doveva essere realizzato in modo altisonante.
Pensate che a Londra fu persino aperto un negozio in Regent Street, Jay, che aveva a disposizione qualsiasi cosa inerisse il lutto.




Per quanto concerne il cerimoniale, la prima cosa da fare era distribuire le partecipazioni per il funerale.
Nelle città e nei paesi in cui i necrologi venivano pubblicati sui giornali, le parole "Sono invitati gli amici" erano un sufficiente invito al funerale, ma in luoghi più piccoli era necessario far recapitare gli inviti a coloro la cui presenza era desiderata; essi erano vergati o stampati su carta di piccole dimensioni ampiamente bordata in nero.
Qui di seguito ne potete vedere un esempio.


Il caro estinto veniva tenuto in casa e, una volta vestito, posto in un letto, generalmente il suo, e vegliato per almeno una settimana, durante la quale del tessuto di crespo nero veniva legato con un nastro bianco  ( se si trattava di una persona giovane o di un fanciullo anche il crespo era bianco ) ed appeso alla porta o alla maniglia del campanello per sollecitare rispetto in coloro che volevano far visita, suggerendo rumori e suoni dimessi ( spesso veniva lasciata la porta d'ingresso socchiusa onde consentire l'ingresso a chiunque desiderasse entrare per esibire il proprio cordoglio e portare conforto alla famiglia del dipartito ).

Quello del lutto era principalmente uno stato d'animo che doveva essere esibito, scorto già da lungi, e perciò particolare attenzione era riposta nell'abbigliamento che doveva essere la palese esternazione del dolore che una famiglia stava vivendo.
La lunghezza del periodo di lutto dipendeva dal legame con il defunto: le vedove erano tenute ad indossare il lutto per due anni, mentre tutti gli altri, che presumibilmente avrebbero dovuto soffrire di meno, i tempi erano più brevi: per i bambini in lutto per i genitori o viceversa il periodo di lutto era di un anno, per i nonni e fratelli di sei mesi, per zie e zii due mesi, per prozii e prozie sei settimane, per i cugini primi quattro settimane; questo secondo quando dettato dalla formalità, dalla consuetudine, ma nulla vietava di prolungare il lutto rapportandolo al dolore che dal familiare veniva avvertito, basti pensare alla Regina Victoria, la quale, dopo il decesso del principe Consorte Albert, al quale era fortemente legata, vestì il lutto per ben 40 anni, oppure all'Imperatrice d'Austria Elisabeth che, dopo la tragica perdita del figlio, il Principe Ereditario Rudolph, nell'incidente di Mayerling, vestì il lutto per il resto della sua vita !

Le regole circa i capi che dovevano essere indossati ed il tempo per cui vestirli erano decisamente complicate, come ogni cosa che faceva parte dell'etichetta vittoriana, ma nello specifico erano semplicemente illustrate in riviste o manuali per la casa che conoscevano larga diffusione presso le casalinghe vittoriane, quali The Queen ed il dizionario Cassell's

I due anni di lutto che la vedova doveva rispettare dovevano essere così suddivisi:
Il lutto integrale - FULL MOURNING - copriva l'arco di un anno ed un giorno e gli abiti che avrebbe dovuto indossare dovevano essere neri, palese simbolo di oscurità spirituale; essi erano fatti di paramatta di seta o di cachemire, oppure di bambagina ( se ricordate molte delle vedove dei romanzi di Dickens indossavano abiti a lutto fatti proprio con questo tessuto più economico ), decorati con crespo, o crêpe satin, tessuto tipicamente associato al lutto poiché non ammetteva altre decorazioni in pizzo, raso, passamenerie, etc. ed è opaco, non riflette alcun tipo di luce, quasi a voler simboleggiare la chiusura emotiva, il rifiuto verso il prosieguo della vita.



FULL MOURNING, 1860




FULL MOURNING DRESS (detail), crespo di seta nero, chiffon nero, taffeta nero (courtesy the Metropolitan Museum of Art, Gift of The New York Historical Society, photo by Karin Willis)



Il lutto secondario SECOND MOURNING durava nove mesi durante i quali il crespo poteva essere rimosso dall'abito ed il velo, che durante il lutto stretto raggiungeva le ginocchia ed era ricamato al punto da non far neppure intravvedere i lineamenti e dietro il quale si poteva piangere senza essere scorti, si faceva più lieve, si accorciava all'altezza della vita o delle spalle e poteva essere portato indietro sul capo ed era concesso indossare anche gioielli fatti di una lega di carbone detta JET, talvolta combinati con delle ciocche di capelli del defunto - ve ne parlai QUI trattando del valore che la capigliatura femminile aveva nell'immaginario collettivo durante il periodo vittoriano ( Prendendo spunto dall'esempio della regina Victoria, le vedove anziane spesso vestirono il mezzo lutto per il resto della loro vita ).


Stampa tratta da una rivista di moda del 1855 che ci mostra, nella donna a sinistra, un tipico abito da SECOND MOURNING con il velo corto, lo scialle, l'abito leggermente guarnito ed i guanti, tutto ancora in tessuto nero.



Gioielli indossabili durante il SECOND MOURNING.



Il mezzo lutto - HALF MOURNING - durava da tre a sei mesi durante i quali una donna poteva deporre i propri abiti scuri optando per tessuti in tinta che andavano dal grigio a tutte le gradazioni del viola - lilla, malva, lavanda - al bianco e poteva a poco a poco recuperare i propri gioielli e decorare le proprie toilette con rifiniture.
A vedove con fanciulli era concesso in questo periodo di contrarre un nuovo matrimonio, qualora avessero avuta l'occasione di creare una nuova famiglia.



HALF MOURNING DRESS - Nuovi stili per acconciare i capelli, Peterson's Magazine, March 1873



Per gli uomini le cose erano più semplici: essi vestivano i soliti abiti scuri con guanti, nastri per capelli e cravatte nere; quanto ai fanciulli era triste far vestire loro il lutto integrale, ma anch'essi recavano nel loro abbigliamento almeno un capo scuro. 



“The Cemetery of Père Lachaise” after John James Chalon, color engraving, 1822, detail
(via the Bridgeman Art Library)



I funerali si svolgevano in casa del defunto, se la famiglia che aveva lasciato era di modeste origini, mentre si tenevano in chiesa se il dipartito apparteneva ai ranghi più elevati, dove era condotta da un carro con tanto di cavalli bardati a lutto ( piume e nastri ); infine il galateo dettava che almeno una settimana dovesse trascorrere prima che venissero fatte visite formali per sostenere emotivamente i familiari del caro estinto.

I gentlemen e le ladies in lutto utilizzavano biglietti bordati di nero per la loro corrispondenza privata finché il periodo previsto dal cerimoniale non giungeva al termine, ma per quanto concerneva il settore degli affari, la carta e le buste dovevano comunque essere completamente bianche.

Era infine costume, presso le famiglie più facoltose, inviare carte a ricordo del caro scomparso, con una sua fotografia e le date, di nascita e di morte, in calce.

Mi piace a questo punto citare un romanzo ambientato in epoca edoardiana, ma quanto prescritto dall'etichetta non cambierà nel passaggio da un'epoca all'altra con il mutare dei dettagli della moda in fatto di abbigliamento, del quale vi consiglio le lettura, se ancora vi fosse ignoto; il suo titolo è QUANDO CADONO GLI ANGELI, di Tracy Chevalier, edizioni BEAT, 2012, disponibile anche nella versione in lingua italiana su Amazon: 

"Acquisti fatti da Jay in Regent Street, 22 giugno 1908:

1 . 1 vestito nero di paramatta di seta per me, da indossare al funerale e alla domenica. Il vecchio vestito di merino è per tutti i giorni. Avevano un abito ancor più bello, ma era troppo caro.

2 . 1 vestito di mistoseta per mami, E' così lucido e dozzinale che ho cercato di convincerla a prenderne uno di paramatta, ma le i ha detto che non abbiamo abbastanza denaro e che preferiva che fossi io ad avere un abito di seta visto che ci tengo tanto, che tesoro è la mia mamma !

3 . 1 grembiule di cotone nero per me, due paia di mutande lunghe per me, bordate di nastro nero.

4 . 1 cappello di feltro nero con veletta per me. L'ho voluta a tutti i costi la veletta: dopo che ho pianto faccio spavento e quindi mi toccherà calare spesso la veletta per nascondermi gli occhi ed il naso congestionati. Mami non si è comprata un cappello perché dice che farà tingere uno di quelli che ha già. Per fortuna si è comprata qualche piuma di struzzo come guarnizione.

5 . 2 paia di guanti di cotone nero per mami e per me, al polsino hanno quattro deliziosi bottoncini di gaietto. Mami ne aveva scelto un paio senza bottoncini per la verità, e non si è accorta che poi gliel'ho scambiato. Un paio di guanti, un nastro per il cappello e una cravatta, tutti neri, per papi.

6 . 7 fazzoletti da naso orlati di nero, due per mami, cinque per me. Ne avrei voluti di più, ma la mamma me l'ha proibito. Lei non ha pianto nemmeno un poco, ma io ho insistito che se ne comprasse almeno qualcuno nel caso dovesse piangere.

7 . 200 fogli di carta da lettera con una lista nera di media larghezza.

8 . 100 immaginette-ricordo ... "



E per concludere, tornando al motivo che mi ha spinta a trattare questo argomento proprio in questo momento, prego il Signore che aiuti tutti noi a sopportare questo fardello, tanto pesante ora, soprattutto per la madre, la moglie, il fratello ed i figli che ha lasciato ...



Ora so, Marco, che quando guarderò il cielo, parte della luce che scorgerò nelle stelle sarà emanata dalla radiosità del tuo temperamento, 
dalla tua gioia di vivere, dal tuo carattere sempre ridente e gaio, 
amante della Vita come nessun'altro quale eri ... 
saprò che continuerai ad essere luce per noi !
Così come so che se potessi parlarci ancora,
da Lassù diresti a tutti noi che soffriamo per la tua assenza:

˙·٠•●♥ ♥●•٠·˙ 


[ ...] se mi dovessi dimenticare per un po'
E poi ricordarmi, non piangere:
Perché, se l'oscurità e la corruzione lasciano
Una traccia di quelli che erano i pensieri che una volta avevo,
Meglio di gran lunga che mi dimentichi e sorrida
Piuttosto che ricordarmi ed essere triste.

da Ricorda, di Christina G.Rossetti




[...] if you should forget me for a while 
And afterwards remember, do not grieve: 
For if the darkness and corruption leave 
A vestige of the thoughts that once I had, 
Better by far you should forget and smile 
Than that you should remember and be sad.

from Remember, by Christina G.Rossetti (1830 - 1894) 



Ringraziandovi di cuore per avermi seguita fino qui, vi abbraccio calorosamente

A presto 💕













Today it is my story to speak, the story of my life, in a post that was not planned at all, sudden, painful to be written, which I never thought to publish ...



- picture 1



Tragically and suddenly the 10th of this month a dear cousin with whom I grew up - he and his brother have always been brothers for me - has expired after an intervention that hadn't had any complications, he was already recovering, but what was nothing more than a trivial problem, disregarded by doctors, led him to death ...

To lose a close familiar for those who remain is always very hard to accept, it's hard to find the justification for certain events occuring during the course of our lives, we do not have the skills to understand them, we accept them with time as part of a Divine Plan, but when this happens through negligence I think it won't ever be accepted ... These are facts that scaring our existence, perhaps they make us better Christians, but the wound that we carry inside won't heal with the passing of time.





VICTORIAN MOURNING ETIQUETTE




- picture 2 - Remembering Father, ( unknown author )



Undoubtedly our Victorians had a very different relationship with death compared to the one that we have today, the high infant mortality, the conditions in which most of the heavy work were carried, the medicine, so very antiquated, reveal staggering datas; a survey held in London dating back to 1830, indicate that the age of 44 years was the best one could hope, since the middle age of a merchant was of 25 years, 22 was that of a laborer, while as regards the infancy, out of 100 children born, at least 57 wouldn't survive more than 5 years.

It goes without saying, therefore, that as for the rituals of mourning, from clothing, to funerals, to the creation of funerary monuments, etc, the one linked to the deaths was, to say the least of, a business which meant much money especially if we talk about the higher ranks, for which all had to be made in a high-sounding manner.
Think that in London was even opened a shop in Regent Street, Jay, who had at his disposal everything, just everything about mourning.



- picture 3 - Jay's advertiser sheet


- picture 4 - Interiors of Jay's mourning establishment



As for the etiquette, the first thing to do was to distribute the invitations for the funeral.
In big cities and countries where the obituaries were published in the newspapers, the words "Friends are invited" were a sufficient invitation to the funeral, but in smaller places it was necessary to deliver the invitations to those whose presence was desired; they were penned or printed on small cards amply edged in black.
Below you can see an example.



- picture 5



The deceased was kept at home till the burial and, once dressed, he was placed in his or her bed, and watched for at least a week, during which a black crape fabric was tied with a white ribbon (if it was a young person or a child also the crape was white) and hung on the door or to the handle of the bell to urge respect for those who wanted to visit, suggesting noises and sounds resigned (often the front door was left ajar to allow to enter to anyone wanting to express his sympathy and bring comfort to the family of the departed).
That of mourning was mainly a state of mind that had to be performed, already glimpsed from afar, and therefore a special attention was placed in clothing that had to be blatant demonstration of the grief that a family was living.

The length of the period of mourning depended on the relationship with the deceased: the widows were required to wear mourning for two years, while for all the others, who presumably would have to suffer less, the times were shorter: for children mourning parents, or vice versa, the mourning period was of one year, for grandparents and siblings of six months, for aunts and uncles of two months, for great-aunts and great-uncles of six weeks, for first cousins it was of four weeks; this was what was dictated by formalities, by the habit, but nothing prohibited to prolong the grieving relating it to the pain that a person was suffering, just think of the Queen Victoria, who, after the death of the Prince Consort Albert, to whom she was so strongly linked, dressed mourning for 40 years or to the Austrian Empress Elisabeth who, after the tragic loss of her son, Crown Prince Rudolph, in the Mayerling accident, wore mourning for the rest of her life! !

Like everything else which was part of the Victorian etiquette, also the rules dictated for mourning were quite strict, but they were simply shown in details in magazines or manuals which knew widespread diffusion among Victorian housewives, such as The Queen and Cassell's.

The two years of mourning the widow had to comply had to be divided as follows:
THE FULL MOURNING covered the span of one year and one day and the clothes she should wear had to be black, blatant symbol of spiritual darkness; they were made of Paramatta of silk or cashmere, or bombazine (if you can remember lots of  the widows of Dickens's novels wore mourning clothes made precisely with this more economic fabric), decorated with crape, or satin crape, fabric typically associated with mourning since it did not allow any other lace decorations, such as laces, trimmings, and so on,  and is opaque, it does not reflect any kind of light, as if to symbolize the emotional closure, the rejection of the continuation of life.



- picture 6 -  FULL MOURNING DRESS, 1860 


- picture 7 -  FULL MOURNING DRESS (detail), black silk crape, black chiffon, black taffeta (courtesy the Metropolitan Museum of Art, Gift of The New York Historical Society, photo by Karin Willis)




THE SECOND MOURNING lasted nine months during which the crape could be removed by the gown and the veil, that during the full mourning reached the knees and was embroidered to the point not to glimpse the features and behind which she could cry without being noticed, became lighter, shortened till waist o till shoulders and could be brought back on the head and was granted also to wear jewelry made of JET, a coal alloy, sometimes combined with strands of hair of the deceased - I HERE dealed with this topic writing about the Victorian hairstiles and of the importance that female hair had for the collective imagination (inspired by the example of Queen Victoria, often elderly widows dressed in mourning for the rest of their lives).



- picture 8 - Print taken from a fashion magazine from the year 1855 that shows, in the woman on the left, a typical SECOND MOURNING DRESS with short veil, shawl, the little fringed gown and gloves, all still in black fabric.


- picture 9 - SECOND MOURNING jewelry



THE HALF MOURNING lasted from three to six months during which a woman could lay her dark suits opting for colored fabrics ranging from gray to all shades of purple - violet, mauve, lavender - to white and could gradually recover her jewelry and decorate her 'toilettes' with finishing touches.
Now a widow with children was allowed to contract a new marriage, if she had had the opportunity to create a new family.



- picture 10 - HALF MOURNING DRESS - New styles for dressing the hair, Peterson's Magazine, March 1873



For men, things were much simpler: they wore the usual dark suits with gloves, hat ribbons and black ties; as for children, it was very sad to dress them in full mourning, but they also wore at least an item of their cothing in black.



- picture 11 - “The Cemetery of Père Lachaise” after John James Chalon, color engraving, 1822, detail (via the Bridgeman Art Library)




The funeral took place in the house of the deceased, if the family he had left was of modest origins, or they held in the church if the departed belonged to the highest ranks, and in that case he was led to the place of worship by a wagon with horses harnessed in mourning (they beared feathers and ribbons); finally the etiquette dictated that formal calls to support the family had to be paid not before then a week before since the death of the dearly's departure.

Gentlemen and ladies in mourning were using black-edged tickets for their private correspondence until this period didn't  come to an end, always according to the etiquette, but as for that concerning the business sector, the paper and the envelopes had to be completely white.

It was finally costume, especially for wealthy families, to send memorial cards to rember the dear departed, with a photograph of his - or hers - and with the the dates of birth and death, at the bottom.

I like now to quote a novel which is set not in the Victorian, but in the Edwardian era, but what is prescribed by the etiquette won't change during those years with the changing only of details in fashion clothing, a novel which I recommend to read, if it's still unknown to you; its title is WHEN ANGELS FALL by Tracy Chevalier, BEAT edition, 2012, also available on Amazon:

"Purchases made by Jay in Regent Street, June 22, 1908:

1. 1 black dress of parramatta of silk for me to wear at the funeral and on Sundays. The old merino dress is for everyday. They had an even more beautiful dress, but it was too expensive.

2 . 1 mistoseta dress for mami. It 's so cheap and shiny that I tried to convince her to take one of parramatta, but she said that we haven't enough money and that she preferred that I had a silk dress as I want it so much, what a treasure is my mom!

3. 1 black cotton apron for me, two pairs of long underwear for me, edged with a black ribbon.

4. 1 black felt hat with veil for me. I absolutely wanted the veil: I cried after I scared and then I'll have to drop the veil often to hide my eyes and my congested nose. Mami hasn't bought a hat because she says she'll dye one of the ones she already has. Luckily she bought some ostrich feather as a garnish.

5. 2 pairs of black cotton gloves for mami and me, at the cuff they've four delicious buttons in Gaietto. Mami had chosen a pair with no buttons for the truth, and didn't notice that I've exchanged it. A pair of gloves, a hat ribbon and a tie, all blacks, for daddy.

6. 7 black-edged handkerchiefs, two for mami, five for me. I would have wanted more of them, but my mother has forbidden it me. She didn't cry even a little, but I insisted that she bought at least someone if she should happen to cry.

7. 200 sheets of letter paper with a black list of medium width.

8. 100 memorial little images ..."


And finally, coming back to the reason that pushed me to deal with this topic right now, I pray the Lord, may He help us all to  bear this burden, so heavy now, especially for his mother, for his wife, his brother,  the son and the daughters he left ...


Now I know, Marco, I know that when I'll look at the sky, 
some of the light that I'll behold in the stars will be issued by the radiance of your temper, of your joy of life, 
from your always smiling and cheerful character, 
lover of Life like no other as you were... 
I know that you will continue to be light for us!
So as I know taht if you could still speak,
from up above, you'd say to all of us grieving:


˙·٠•●♥ ♥●•٠·˙



[...] if you should forget me for a while 
And afterwards remember, do not grieve: 
For if the darkness and corruption leave 
A vestige of the thoughts that once I had, 
Better by far you should forget and smile 
Than that you should remember and be sad.

from Remember, by Christina G.Rossetti (1830 - 1894) 




- picture 12 - memorial card




Thanking you heartily for having followed me up to here, I embrace you all so warmly,

see you soon 💕 


mercoledì 14 settembre 2016

♚ NOBLE MANSIONS AND CROWNS ♚ Sudeley Castle & Gardens and Queen Katherine Parr.


Come una gemma incastonata nel verde, come uno scrigno conservato in un avvallamento naturale dalle colline sinuose dei Cotswolds che attraversano la parte centrale dell'Inghilterra e che ne conservano le più antiche vestigia, Sudeley Castle 


La Regina Katherine Parr nella sua stanza a Sudeley Castle



custodisce vicende inerenti secoli di storia e ai nomi di coloro che vi hanno trascorso la propria esistenza, legata agli eventi più noti e travagliati della storia inglese risalente ai secoli scorsi ( XVI - XVII ): esso fu dimora della regina Katherine Parr, ultima moglie - ed unica sopravvissuta - di Re Enrico VIII, dello stesso Enrico VIII, di Anna Bolena, di Lady Jane Grey, della Regina Elisabetta I e di Riccardo III i quali, tutti, giocarono un ruolo di rilievo nella storia di questo imponente e magnifico maniero; Re Carlo I trovò qui rifugio durante la guerra civile, quando suo nipote Prince Rupert aveva stabilito il proprio quartiere generale presso il castello, ma fu solo in epoca romantica, dopo anni di incomprensibile trascuratezza ed abbandono, che venne riscoperto da Re Giorgio III il quale si trovò ad essere tra quei turisti che vennero ad ammirarne quello che di esso rimaneva, ovvero le sue rovine 


che parlavano all'animo melanconico di coloro che vissero il Romanticismo nei suoi aspetti più peculiari. 
Successivamente, nel 1837, Sudeley passò nelle mani dei facoltosi manifattori di guanti Worcester, i fratelli John e William Dent, che avviarono un ambizioso progetto di ristrutturazione, proseguito dal nipote, John Coucher Dent che lo ereditò nel 1855, la cui consorte, Emma Brocklehurst, si dedicò con entusiasmo e devozione in tale opera di recupero, stringendo, nel contempo, forti legami con la vicina città di Winchcombe, ed è proprio il risultato della sua passione ad essere ancor oggi così tangibile nei giardini del castello. 










Sudeley Castle è oggi dimora di Elizabeth, Lady Ashcombe, dei suoi figli e delle loro famiglie, tutti impegnati nella continua conservazione del castello e dei suoi tesori, nel restauro tutt'ora in corso e nel mantenimento dei giardini.





LA CURIOSA STORIA DELLA REGINA KATHERINE PARR ~ 



Katherine Parr - Catherine Parr, detta anche Kateryn - ella si firmava 'Kateryn the Quene KP' - passata alla storia come la sesta ed ultima moglie di re Enrico ottavo, ebbe un'esistenza davvero particolare.
Alta, di bell'aspetto, vivace e spiritosa, di temperamento gentile e sensibile, era nata 
nell'anno 1512, probabilmente in agosto, presso Blackfriars, un quartiere nel centro di Londra, dal matrimonio di Sir Thomas Parr da Kendal con Maud Greene, Katherine era la maggiore di tre figli, seguita l'anno successivo dal fratello William - Will - e un anno dopo dalla sorella Anne - Nan -. Thomas e Maud erano cortigiani durante i primi anni del regno di Enrico VIII, Thomas era stato nominato cavaliere proprio in occasione dell'incoronazione del re nel 1509 e Maud divenne dama di compagnia della regina Caterina d'Aragona, prima moglie del re, ma quando improvvisamente Thomas morì nel 1517 Katherine fu fatta crescere nel Northamptonshire nella casa dello zio Sir William Parr mentre la madre, inserita nell'ambiente della Corte, si dedicò a garantire matrimoni 'favorevoli' per i suoi figli. L'educazione della piccola Parr fu ottima per i tempi, ma non completa, tanto che più tardi volle imparare greco e latino, compito di certo non semplice per una donna, per di più di madre lingua inglese: questo ci rende edotti del suo vero amore e del rispetto che ella nutriva per lo studio e per l'istruzione, in particolare per quanto riguardava le donne e fu infatti Katherine Parr che incoraggerà l'educazione di Elisabetta I, facendo così di lei il monarca più dotto nell'intera storia inglese.

Quando ormai aveva superata l'età per il matrimonio, che al tempo si aggirava intorno ai 14 anni, ella divenne sposa a 17 anni dell'amato Sir Edward Burgh pronunciato Borough
), il diciannovenne figlio primogenito di Sir Thomas Borough ( nei progetti della madre e dello zio vi era quello di maritarla al vecchio Edward Burgh, padre di Sir Thomas ed omonimo del nipote, non solo attuale Lord e proprietario della tenuta di Gainsborough Hall 









e molto, molto anziano, quasi non più autosufficiente, che avrebbe avuto più poco da vivere e che avrebbe presto fatto di lei una facoltosa ereditiera, ma quando il re intervenne nominando il giovane, inoltre, per l'occasione, vice-governatore del confine anglo-scozzese, fu l'amore ad avere la meglio ) e si scoprì così, insieme con il marito, capace ed organizzata gerente di un vastissimo podere, con relativa fattoria, situato nella campagna del Lincolnshire, nonché attenta ed abile conduttrice di una vasta residenza che entrambi condividevano con un nutrito seguito costituito da personale di servizio.
Ma questo idillio le fu concesso dal destino solo che per poco meno di quattro anni, poiché in un incidente strappo la vita dal corpo del suo devoto consorte rendendola vedova non ancora ventenne.
L'anno seguente vide Katherine sposa di John Neville,


III Barone Latimer, che aveva circa vent'anni più di lei e che viveva a Snape Castle



nello Yorkshire, per cui non solo più ella contava il titolo di Lady, ma ora anche quello di baronessa.
In questo maniero risalente al XIV°secolo visse insieme con i figli di primo letto del marito, Johnnie e Margaret, per circa un decennio ( mi piace ricordare qui che se Katherine era al suo secondo matrimonio, John Neville era sposo per la terza volta ).
Al tempo l'Inghilterra era dilaniata da due differenti ed agguerrite correnti religiose, una che voleva fosse mantenuto il legame con la Chiesa di Roma, l'altra che, in accordo con il re, preferiva dare a costui piena autorità anche in fatto di religione, tutto perché il Santo Padre, Clemente VII, gli negava il divorzio dalla prima moglie Caterina d'Aragona, che egli aveva nel frattempo già allontanato dai suoi palazzi per sposare Anna Bolena; coinvolto suo malgrado in una diatriba tra queste due fazioni che separavano il nord dell'isola dalla parte più centro-meridionale, il Barone Latimer fu preso in ostaggio, con conseguenti gravi danni per la sua già cagionevole salute e fu così che il 2 di marzo del 1543 Katherine si trovò vedova per la seconda volta, ma questa volta con una ancor più cospicua eredità.


This portrait originally and now identified as Catherine Parr was wrongly identified as Lady Jane Grey for decades, was probably painted by Master John in 1544 - 45.




 Detail


Da tempo Katherine si era innamorata dell'affascinante Thomas Seymour, fratello della defunta regina Jane e zio dell'unico erede maschio di Enrico VIII, per l'esattezza nel 1538, quando, per la prima volta s'incontrarono. Ma ella aveva anche attirato l'attenzione di Enrico VIII, che aveva un occhio di riguardo per lei da sempre, quando nel 1540 aveva fatto ritorno negli ambienti della corte in veste di dama di compagnia della terza moglie del re, la regina Anna di Clèves.

E così ella, ancora una volta, seguirà ciò che le detterà il suo senso del dovere, ossia contrarre un terzo matrimonio unendosi ad un uomo malato e ben più vecchio. Ma non fu una scelta facile.
Scriverà infatti a Seymour, 'Com'è vero che Dio è Dio, il mio pensiero era completamente risoluto .... sposarti prima di ogni altro uomo che conosco. Ma la volontà di Dio era diversa dalla mia e dopo una grande lotta spirituale, mi ritrovai a non avere altra scelta se non l'obbedienza.' Lei e Seymour si separarono scambiandosi alcune promesse per il futuro (dopo tutto, il re era malato, stanco ed appariva persino più vecchio della sua età) ed i loro sentimenti erano immutati.
Il 12 luglio del medesimo anno, ad Hampton Court Palace, vennero celebrate le nozze tra Re Enrico VIII 



Joos van Cleve, Enrico VIII, 1530-1535 circa, Londra, The Royal Collection
© Royal Collection Trust/© Her Majesty Queen Elizabeth II 2014



e Katherine Parr, la quale venne così incoronata regina consorte d'Inghilterra e d'Irlanda.
Il matrimonio fu un immediato trionfo. Katherine scelse come motto personale 'Essere utile in tutto ciò che faccio' e possedeva una personalità davvero accattivante come ebbe a dimostrare il sincero affetto che molti provavano per lei: per il re era la compagna e l'infermiera perfetta, per i suoi figli, Edward, Mary ed Elisabetta, un'amorevole matrigna, come regina attirò anche quei cortigiani simpatizzanti per la nuova fede protestante - il credo del monaco tedesco Lutero che si opponeva agli abusi del clero stava conquistando sempre più plauso anche in Inghilterra - e le sue stanze divennero luogo d'incontro per veri e propri dibattiti teologici; in Katherine re Enrico aveva trovato per la prima volta una donna con cui intendersi anche intellettualmente, ma non solo, quando partì per la Francia per un'ennesima campagna militare nel mese del luglio 1544, Katherine



The Melton Constable or Hastings portrait of Queen Catherine



- la 'moglie più cara e più amata tra tutte' - fu nominata reggente d'Inghilterra - l'unica altra moglie a cui era stato accordato un siffatto privilegio dal re era Caterina d'Aragona - e quando egli fu di ritorno nel mese di ottobre trovò tutti i suoi affari in buon ordine.
Con il trascorrere del tempo, Enrico VIII si fece sempre più di frequente irritabile, 



era fortemente in sovrappeso, soffriva di gotta, sembra soffrisse anche di sifilide, e la ferita ulcerosa alla gamba, che si era procurata in occasione di un incidente occorsogli in giovine età giostrando ad un torneo, gli procurava dolori e complicazioni sempre più gravi; il declino della sua salute cominciò in modo irrimediabile nella primavera del 1546 con sporadici recuperi di breve durata: anche gli 'empiastri' che solo la sua Katherine conosceva e che amorevolmente ogni giorno gli applicava sulle ferita rimuovendo le parti di tessuto necrotizzato non erano più in grado di arginare la cancrena che stava progredendo.
Con l'inverno la malattia del re peggiorò drasticamente, sempre più brevi erano i periodi in cui egli si riaveva e sempre più acuti i dolori e nonostante Katherine fosse costantemente al suo fianco per medicarlo venne allontanata da lui ed inviata a Greenwich Palace con Mary ed Elisabetta per le celebrazioni natalizie. 
Tornò a Londra il 10 gennaio, ma non rivide più il suo re, sempre più avvinto dai suoi malesseri, perseguitato da forti emicranie e sempre meno cosciente, che cessò di vivere nelle prime ore del mattino del 28 gennaio 1547.

Cominciava così un nuovo corso per la vita di Katherine, ormai donna matura ... e libera di poter finalmente sposarsi con l'uomo che amava, Thomas Seymour



divenuto nel frattempo I Barone di Sudeley e Lord Ammiraglio
Il matrimonio fu celebrato in gran segreto, si suppone nel maggio del 1547, in parte perché appariva sconveniente che ella non mantenesse il lutto per la perdita del reale consorte almeno per un anno ed in parte per prevenire l'ostilità del cognato Edward Seymour, accanto al quale conviveva a Sudeley Castle, divenuto alla morte del sovrano Lord Protettore ed effettivo governante del regno, ma la felicità di Katherine non durò a lungo. 



Veduta di parte dei giardini di Sudeley Castle



Oltre a nascere una rivalità tra lei e la moglie di Edward, l'imperiosa Anne Stanhope, Thomas fu accusato di essersi concesso delle liberalità con la principessa Elisabetta, che viveva allora sotto il loro stesso tetto, e di aver persino progettato di sposarla. 
Al fine di tutelarne la reputazione, Katherine fu costretta ad allontanare Elisabetta ed inaspettatamente rimase incinta all'età di circa 35 anni. Morì di febbre puerperale il 5 settembre 1548 a Sudeley Castle dove fu sepolta, e dove tutt'ora riposa, dopo aver dato alla luce la sua unica figlia Mary, nata il 30 agosto. 

Un'ultima curiosità: dopo che Thomas Seymour fu giustiziato nel 1549, il castello cadde in uno stato di abbandono e quando nel 1782, 234 anni dopo la morte di Katherine, la sua tomba fu rinvenuta tra rovine del castello di Sudeley, John Locust, che ne aveva trovato i resti avvolti in un drappo, riferì che il cadavere era in ottime condizioni. Dieci anni dopo fu gravemente danneggiato, e alla terza riapertura, 25 anni dopo (nel 1817), non rimaneva che uno scheletro. 
Le spoglie di Katherine furono spostate nella tomba di Lord Chandos, la cui famiglia era allora proprietaria del castello ed in seguito la cappella fu ricostruita da Sir John Scott e vi fu eretto un altare a lei dedicato.



Ancor oggi Katherine Parr viene ricordata quale esempio di rettitudine e di saggezza e soprattutto per aver cambiato il corso della storia inglese, poiché la sua lotta sostenuta senza sosta alcuna per il ripristino della Act of Succession del 1544 che consentiva anche alle donne, qualora non fosse vivo un erede maschio, di sedere sul trono inglese, permise già a Mary e poi ad Elisabetta, di divenire regine dopo la morte del fratello Edward .... e dopo di loro Victoria ed infine H.M. Elisabetta II, che ancor oggi rende fiero di sé il suo popolo, sono divenute sovrane grazie a tale promulgazione.







~ GLI INTERNI DI SUDELEY CASTLE ~
 
Ancor oggi le mura del castello respirano della storia cui hanno assistito e molto è stato conservato anche nell'interno dell'aspetto originale del maniero.






Ambienti suggestivi sono stati mantenuti e ricreati con cura dagli attuali proprietari che, consci del patrimonio che custodiscono, portano avanti il ricordo del più vivace ed infervorato periodo della storia inglese, quello Tudor.

Nella speranza di avervi intrattenuti piacevolmente con questo salto indietro in un passato ricco di fascino e di intrighi di Corte, prendo congedo da voi augurandovi ogni bene e ringraziandovi sinceramente, come sempre,

a presto 💕










BIBLIOGRAFIA:

Arthur D. (Arthur Donald) Innes, England under the Tudors, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2014; 

Carolly Erickson, L'ultima moglie di Enrico VIII, Mondadori, Milano, 2010; 

Jane Bingham, The Tudors: The Kings and Queens of England's Golden Age, Metro Books, 2012;

Leanda de Lisle, Tudor: Passion. Manipulation. Murder. The Story of England's Most Notorious Royal Family, PublicAffairs, 2015.










Like a gem set into the green, like a treasure preserved in a 

natural depression by the sinuous hills of the Cotswolds, 

crossing the central part of England, which preserve the 

most ancient remains of, Sudeley Castle




 - picture 1 - Queen Katherine Parr in one room of hers in Sudeley Castle



guards centuries of history and events related to the names of those who have spent their lives there, linked to the most famous and troubled events of the whole English history dating back to the XVIth - XVIIth centuries: it was the home of Queen Katherine Parr, last wife - and only surviving - of King Henry VIII, of King Henry VIII himself, of Anne Boleyn, of Lady Jane Grey, of Queen Elizabeth I, and of King Richard III who, all, played a prominent role in the history of this impressive and magnificent manor; King Charles I found here refuge during the civil war, when his nephew Prince Rupert had established his headquarters at the castle, but it was only during the Romantic era, after years of incomprehensible neglect and abandonment, that Sudeley Castle was rediscovered by King George III who was found to be among those tourists who came to admire what remained of it, I mean its ruins



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which spoke to the melanchonic soul of those who lived the Romanticism in its most characteristic aspects.
Subsequently, in 1837, Sudeley passed into the hands of the wealthy manifacturer of the famous Worcester gloves, the brothers John and William Dent, who started an ambitious renovation project, continued by their nephew, John Coucher Dent who inherited it in 1855, whose wife, Emma Brocklehurst , devoted herself with enthusiasm and attachment in this work of recovery, tightening at the same time, strong ties with the neighboring town of Winchcombe, and it is just the result of this passion of hers to be so tangible even today in the castle gardens.



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Sudeley Castle is now home to Elizabeth, Lady Ashcombe, to her son, her daughter and their families, all engaged in the continued preservation of the castle and of its treasures, in the still ongoing restoration and in the maintenance of the wonderful gardens.






~ THE CURIOUS HISTORY OF QUEEN KATHERINE PARR ~



- picture 8



Katherine Parr - Catherine Parr, also called Kateryn - she signed himself 'Kateryn the Quene KP' - passed to History as the sixth and last wife of King Henry VIII, had a very special existence.

Tall, good-looking, lively and witty, with a gentle and sensitive temperament, born in the year 1512, probably in August, at Blackfriars, a district in central London, from the wedding of Sir Thomas Parr of Kendal and Maud Greene, Katherine was the eldest of three children, followed the next year by his brother William - Will - and a year later by her sister Anne - Nan -. Thomas and Maud were courtiers during the early years of Henry VIII's reign, Thomas was knighted on the occasion of the coronation of the king in 1509 and Maud became lady companion of Queen Catherine of Aragon, first wife of the king, but when Thomas suddenly died in 1517 Katherine was made to grow in Northamptonshire in the house of Sir William Parr, her uncle, while her mother, inserted in the Court, dedicated herself to ensuring 'favorable' marriages for her children.

The education of the little Parr was excellent for the times, but not complete, so that later in her life she wanted to learn greek and latin, certainly not an easy task for a woman, furthermore native English speakers: this makes us aware of her true love and respect she had for study and education, particularly in regard to women, and it was Katherine Parr, in fact, who will encourage the education of Elizabeth I, thus making her the most learned monarch throughout the English history.

When she had passed the age for marriage, which at the time was around 14 years old, at the age of 17 she became the bride of the beloved Sir Edward Burgh ( pronounced Borough ), the firstborn 19 yearold son of Sir Thomas Burgh (in her mother's and her uncle's projects there was to marry her with the old Edward Burgh, father of Sir Thomas and greatfather of his homonym grandson, the current Lord and owner of Gainsborough Hall 



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and very, very old, almost no longer self-sufficient, who would have had no more long to live and who'd soon made of her a wealthy heiress, but when the king intervened, naming the young Borough, for the occasion, even deputy governor of the Anglo-Scottish border, it was the love to win) and thus she discovered, along with her husband, a capable and organized manager of a vast estate, with its farm, located in the Lincolnshire countryside, as well as a careful and skilled master of a wide residence, which them both shared with a large following composed by service personnel.

But this idyll was allowed by the fate to last just for under four years, since an accident will take away the life from the body of her devoted Edward, making of her a widow aged not yet twenty.
The following year saw Katherine marrying John Neville,



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IIIrd Baron Latimer, who was about twenty years her senior and who lived at Snape Castle,



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in Yorkshire, so not only she had the title of Lady, but now also that of Baroness.
In this manor dating back to the XIV° century she lived together with the children of the first bed of her husband, Johnnie and Margaret, for about a decade (I like to mention here that if Katherine was on her second marriage, John Neville was groom for the third time).

At the time, England was torn by two different and fierce religious currents, one who wanted it was kept the link with the Church of Rome, the other, in agreement with the King, preferred to give him full authority even in matters of religion, all because the Holy Father, Pope Clement VII, refused him a divorce from his first wife Catherine of Aragon, that he had in the meantime already removed from his palaces to marry Anne Boleyn; unwillingly involved in a dispute between the two factions that separated the north of the island from the most south-central part, the Baron Latimer was taken hostage, thing that will cause serious damages to his already poor health and so it was that on March 2nd, 1543 Katherine found herself a widow for the second time, but this time with an even more considerable inheritance.



- picture 15 - This portrait originally and now identified as Catherine Parr was wrongly identified as Lady Jane Grey for decades, was probably painted by Master John in 1544 - 45.


- picture 16 - Detail



From time Katherine had fallen in love with the charming Thomas Seymour, brother of the late Queen Jane and uncle of the only male heir of Henry VIII, to be exact in 1538, when for the first time they met. But she had also attracted the attention of Henry VIII, who had an eye for her all along,when in 1540 she returned in the rooms of the Court as a lady in waiting of the third wife of the King, Queen Anne of Clèves.

And so she, once again, will follow what her sense of duty dictated her, by contracting a third marriage getting married to a diseased and much older man. But this was not an easy choice.
She wrote to Seymour: 'As surely as God is God, my thought was completely resolute .... to marry you before any other man I know. But God's will was different from mine, and after a great spiritual struggle, I found myself to have no other choice but obedience.' She and Seymour separated after exchanging some promise for the future (after all, the king was sick, tired and looked even older than his age) and their feelings were unchanged.

On July 12th of that year, at Hampton Court Palace, it was celebrated the marriage between King Henry VIII 



- picture 17 - Joos van Cleve, Enrico VIII, 1530-1535 circa, Londra, The Royal Collection, © Royal Collection Trust/© Her Majesty Queen Elizabeth II 2014



and Katherine Parr, who was crowned Queen Consort of England and Ireland.

The marriage was an immediate triumph. Katherine chose as his personal motto 'Be helpful in everything I do' and had a really engaging personality as it had to demonstrate the genuine affection that many felt for her: for the king she was the perfect companion and nurse, for her step-children, Edward, Mary and Elizabeth, a loving step-mother, as queen also attracted those courtiers sympathizers for the new Protestant faith - the creed of the German monaco Luther which opposed the abuses of the clergy was gaining more and more acclaim in England too - and her rooms became a meeting place for real theological debates; in Katherine King Henry had found for the first time a woman with whom having an intellectual understanding, but not only that, when he left for France for another military campaign in the month of July 1544, Katherine



- picture 18 - The Melton Constable or Hastings portrait of Queen Catherine



- the 'most dear and most beloved wife of all' - was appointed regent of England - the only other wife in whom such a privilege had been granted by the king was Catherine of Aragon - and when he was back in the month of October he found all his affairs in good order.
With the passage of time, Henry VIII became more and more frequently irritable,



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was severely overweight, suffered from gout, they said he also suffered from syphilis, and the ulcerative wound in his leg, which was obtained in the course of an accident that occurred in his young age to a jousting tournament, gave him more and more serious pain and complications; the decline of his health began beyond regain in the Spring of 1546 with sporadic short-lived recoveries: even the 'plasters' that only his Katherine knew and lovingly every day applied on his sore after removing the parts of necrotic tissue were no longer able and enough to stem the rot that was progressing.

With the Winter the King's illness worsened dramatically, they were increasingly shorter the periods during which he regained consciousness and increasingly acute was his pain and despite Katherine was constantly at his side to take care of him, she was sent away from him and taken to Greenwich Palace with Mary and Elizabeth for Christmas celebrations.
She returned to London on January 10th, but will never see her King again, who was more and more enthralled by his illness, haunted by headaches and less conscious more and more, who passed away in the early morning hours of January 28th,1547.

Thus began a new course for Katherine's life, now a mature woman ... and free to finally marry the man she loved, Thomas Seymour,



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meanwhile become Ist Baron of Sudeley and Lord Admiral.

The marriage was celebrated in secret, supposedly in May of 1547, in part because it seemed indecorous that she does not stay in mourning for the loss of her royal consort at least one year, and in part to prevent the hostility of Tom's brother Edward Seymour, next to whom she lived at Sudeley Castle, who has become, at the death of the sovereign, Lord Protector and effective ruler of the kingdom, but Katherine's happiness won't last long.



- picture 21 - View of part of the gardens of Sudeley Castle



In addition to being born a rivalry between her and Edward's, the imperious Anne Stanhope, Thomas was accused of having granted himself liberalities with Princess Elizabeth, who was then living under their roof, and of having even planned to marry her.
In order to protect her reputation, Katherine was forced to alienate Elizabeth and unexpectedly became pregnant at the age of about 35 years. She died of puerperal fever on September 5th,1548 at Sudeley Castle, where she was buried, and where still are her remains, after giving birth to her only daughter Mary, born on August 30th.

One last curiosity: after Thomas Seymour was executed in 1549, the castle fell into a state of disrepair and when in 1782, 234 years after Katherine's death, her grave was found among the ruins of Sudeley Castle, John Locust, who had found her body  wrapped in a cloth, reported that it was in an excellent condition. Ten years after it was badly damaged, and at the third reopening, 25 years later (in 1817), there remained only a skeleton.

Katherine's remains were moved to Lord Chandos's tomb, whose family was then owner of the castle, and later the chapel was rebuilt and an altar dedicated to her was erected by Sir John Scott.



- picture 22



Katherine Parr is still remembered as an example of rectitude and wisdom, and especially for having changed the course of English History, since she sustained struggle tirelessly for the restoration of the Act of Succession of 1544 that allowed women, if it were not alive a male heir, to sit on the English throne, granted already to Mary and then to Elizabeth, to become queens after the death of their brother Edward .... and after them Victoria and finally HM Elizabeth II, who still makes her people proud of her, have become sovereigns thanks to this enactment.



- picture 23 - Katherine Parr's signature






~ THE INTERIORS OF SUDELEY CASTLE ~

Even today the walls of the breathe of the history they have witnessed and much of the interior appearance of the original manor has been preserved.



- picture 24


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Beautiful rooms were maintained and recreated with care by the current owners who are aware of the heritage that the castle hold, carrying on the memory of the most lively and impassioned period of the whole English History, the Tudor's one.

Hoping to have pleasantly entertained you with this step back into a past full of charm and intrigue of the Court, I take my leave of you, wishing you all the best and thanking you sincerely, as always,

see you soon 💕










BIBLIOGRAPHY:

Arthur D. (Arthur Donald) Innes, England under the Tudors, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2014; 

Carolly Erickson, L'ultima moglie di Enrico VIII, Mondadori, Milano, 2010; 

Jane Bingham, The Tudors: The Kings and Queens of England's Golden Age, Metro Books, 2012;

Leanda de Lisle, Tudor: Passion. Manipulation. Murder. The Story of England's Most Notorious Royal Family, PublicAffairs, 2015.




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