giovedì 5 dicembre 2013

Tra le pagine della memoria.



Ricordi ...




Cortile interno ed agrumeto dell'Università di Genova, facoltà di Lettere e Filosofia




ridestati dalla lettura di un post di Simonetta che, recentemente, scelse di approfondire l'argomento degli affascinanti vasi dalla foggia un po' insolita, di sapore decisamente moresco, molto diffusi nel meridione della nostra Italia .. i vasi antropomorfi;







Simonetta cita l'antica leggenda che sta alle spalle di questa manifattura artigianale tipica della Sicilia







e, scorrendo con lo sguardo le righe del suo articolo mi sono immediatamente riaffiorate alla mente le immagini dei miei primi anni di università durante i quali venni in contatto con una lettura approfondita del Decameron di Boccaccio per cui sentii subito una forte affinità stimolata dalla passione con cui il Professor Luigi Surdich, docente di Letteratura Italiana presso l'ateneo di Genova, ogni mattina, "iniziandoci" alla lettura di nuovi racconti, ci permetteva di addentrarci nel retroterra culturale che del Decameron fu a fondamento, dei richiami alla letteratura tardo medioevale, dei riferimenti con il mondo letterario provenzale, dell'umorismo con cui il Boccaccio, spesso, si prendeva gioco dei personaggi che, archetipicamente, popolano le pagine di questo capolavoro della nostra letteratura rappresentando "tipologie" di uomini e donne attinti dal tempo, dalla storia, da detti popolari, dalle tradizioni, italiane e non solo.





Decameron, John William Waterhouse





Al di là di una lettura quasi faceta anche se il testo è scritto in un italiano per noi forse un po' ostico, quello del trecento, non ancora lingua e perciò intriso di dialettalismi, si cela infatti un compendio di arte, cultura, costume a tutta prima non evidente.

Tra di esse ad ispirare il Boccaccio la leggenda che Simonetta cita, da lui, già uomo dell'Umanesimo, riletta e rovesciata per dare spicco ai valori dell'etica commerciale, alla psicologa dei personaggi e soprattutto prevalente evidenziazione ai sentimenti che dominano l'animo umano, in primis quelli amorosi, capaci, persino, di distruggerlo; riassumendo, la novella quinta della IV giornata, 





Decameron, Franz Xaver Winterhalter





quella in cui si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine " 1, ci cala nella Messina tardo medievale, movimentata dal clima mercantile dato dai traffici con l'oriente, popolata da naviganti e commercianti: tali erano infatti i fratelli di Lisabetta, la protagonista, tre 'mercatanti', che nella città siciliana si trovavano perchè per guadagno vi si era a suo tempo trasferito da San Gimignano il padre.
Essendo rimasti orfani costoro dovevano provvedere anche alla sorella che, ancora da maritare, s'innamorò di un ragazzo, Lorenzo, di Pisa, malauguratamente di ceto inferiore al suo e perciò da loro considerato indegno; ignaro di questo il loro amore crebbe fino a che " si andò la bisogna che, piacendo l'uno all'altro igualmente, non passò gran tempo che, assicuratisi, fecero di quello che più disiderava ciascuno." 2 , cosa che non piacque certo ai fratelli che escogitarono il modo per impedire a Lorenzo di rivedere la loro Lisabetta: attiratolo pretestuosamente al di fuori delle mura della città lo uccisero e ne occultano il cadavere in modo che non potesse essere rinvenuto.
L'assenza ingiustificabile dell'amato che diventava sempre più sospetta inquietò la povera Lisabetta che iniziò a vivere oppressa da continui turbamenti, di giorno e di notte, finché in sogno le apparve l'amato a rivelarle l'accaduto e l'esatta posizione del luogo in cui sarebbe stato sepolto; il giorno seguente, fattasi accompagnare da una domestica fidata, raggiunse il luogo indicato e, trovato il cadavere dell'amato, impossibilitata a dargli più degna sepoltura, ne prelevò la testa per portarla a casa con sé dove provvedette a sotterrarlo dentro un vaso che teneva sul balcone in cui cresceva una pianta di basilico. ".. con questa testa nella sua camera rinchiusasi, sopra essa lungamente e amaramente pianse, tanto che tutta con le sue lagrime la lavò, mille basci dandole in ogni parte. Poi prese un grande ed un bel testo *, di questi ne' quali si pianta la persa o il basilico, e dentro la vi mise fasciata in un bel drappo; e poi messavi sù la terra, sù vi piantò parecchi piedi di bellissimo bassilico salernitano .." 3
Di giorno in giorno, spesso innaffiato dalle lacrime versate dalla povera anima addolorata per la triste perdita, il basilico divenne sempre più rigoglioso e di aroma sempre più intenso ed il fatto, insieme con l'atteggiamento di Lisabetta, che sempre teneva il vaso con sé e talvolta sembrava dialogarvi,





Isabella and the Pot of Basil, William Holman Hunt, 1867





indusse i vicini a parlarne con i fratelli, i quali, preso il vaso e scoperto l'arcano, lo fecero definitivamente sparire.
Lisabetta, addolorata dalla perdita anche di quest'ultima parte del corpo dell'amato, priva di alcuna ragione per vivere, si lascerà morire poco tempo dopo a Napoli dove i fratelli, ormai timorosi di essere scoperti, si saranno con lei trasferiti.


" Se l'amore è un istinto naturale che non conosce e anzi infrange le barriere sociali, non per questo è accettato dalle convenzioni civili: la libertà della passione è negata di fatto tanto dall'aristocrazia quanto dalla borghesia, se essa rompe con un codice di onorabilità, con un modo di concepire la vita, il lavoro, il matrimonio."
In quella che Mario Baratto definisce una "novella - romanzo" 5, molto drammatica, anzi tragica dato l'epilogo e tutta sofferta dal personaggio della protagonista, che lacerata dal suo dramma giunge a dialogare con sé stessa al punto di raggiungere la follia, la narrazione diventa intimistica, introspettiva, quasi psicologica, un dramma interiore proprio di un eroe incompreso, prima ancora che vittima degli eventi, quello di una anima appassionata che non può assecondare il proprio amore e finisce perciò con il perdere il senno e con esso la vita e porre così finalmente termine alla sua straziante sofferenza.
" La giovane non restando di piagnere e pure il suo testo adimandando, piagnendo si morì, e così il suo disavventurato amore ebbe termine." 6


Scriverà quasi duecentocinquant'anni più tardi William Shakespeare nel suo Romeo and Juliet (1596) divenuto paradigma letterario della tragedia amorosa:



Gioie violente hanno fini violente. Muoiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo e il fuoco che si consumano al primo bacio. Il miele più dolce diventa insopportabile per la sua eccessiva dolcezza: assaggiato una volta, ne passa per sempre la voglia. Amatevi dunque moderatamente, così dura l'amore.


Grazie Simonetta per avermi proposto questo approfondimento, non immagini quanto volentieri abbia ripreso in mano questo amato libro che da tempo giaceva nella mia libreria, con quanto entusiasmo e diletto lo abbia risfogliato ... è sempre motivo di grande gioia rivivere col ricordo giorni lieti e ancor più lo è condividere questa gioia con voi !


A presto 












Bibliografia:

Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Einaudi, Torino, 1987

Mario Baratto, Realtà e stile nel "Decameron", Editori Riuniti, Roma, 1986

Luigi Surdich, La cornice di amore. Studi sul Boccaccio, ETS EDITORE PISA, 1987



Citazioni:

1 - Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Einaudi, Torino, 1987, pag. 457

2 - op. cit., pag. 527

3 - op. cit., pag. 530

* Si legge su Wikipedia a proposito del latino volgare: « testa(m), da cui origina il moderno italiano testa, ha sostituito il latino classico caput. È probabile che nel parlato il caput venisse indicato scherzosamente con altri termini cavati metaforicamente dal linguaggio delle cose quotidiane (così come si dice oggi coccio o zucca); testa(m) era originariamente "vaso di terracotta": via via la venatura ironica scomparve e caput sopravvisse come capo solo in certi contesti dotti. » e chissà che il Boccaccio non usi un termine tratto dal latino classico proprio per ricondurci all'antica leggenda che cita Simonetta ...

4 - Mario Baratto, Realtà e stile nel "Decameron", Editori Riuniti, Roma, 1986, pag.135

5 - op. cit., ivi

6 - Giovanni Boccaccio, Decameron, op. cit., pag. 532












Among the pages of memory.



Memories ...



- picture 1 - Courtyard and citrus grove of the University of Genoa, Faculty of Arts and Philosophy



awakened from reading a post by Simonetta that recently chose to explore the topic of some fascinating pots by a bit unusual shape, of decidedly Moorish flavor, very common in the south of our Italy .. the anthropomorphic pots;



- picture 2



Simonetta cites the ancient legend which lies behind this craftsmanship typical of Sicily



- picture 3



and, running with my eyes the lines of her article, I re-emerged immediately to mind  the images of my early university years, during which I came into contact with a thorough reading of the Boccaccio's Decameron for which I immediately felt a strong affinity stimulated by the passion with what Professor Luigi Surdich, teaching Italian Literature at the University of Genoa, every morning, "iniziating" us into the reading of new tales, allowed us to delve into the cultural background that was the foundation of the Decameron, references to the late Middle Ages literature, references to the literary Provencal world and to the humor with which Boccaccio often made ​​fun of the characters, who, like archetypes, populate the pages of this masterpiece of our literature representing "types" of men and women drawn from the time, from history, from popular sayings, from traditions, Italian and not only.



- picture 4 - Decameron, John William Waterhouse



Beyond this almost facetious reading, even if the text is written in Italian for us perhaps a little difficult, that of the 1300's, not yet steeped in the language and therefore full of dialettalisms, lies in fact a compendium of art, culture, costume that doesn't at first appear.

Among  those inspiring Boccaccio there's the legend that Simonetta mentions, re read and overturned from him, already man of the Humanism, on the basis of a greater and highlighting of the prominent values of the commercial ethic, of the psychology of the characters and above all of the sentiments that dominate the human mind, especially that of love, capable, even, to destroy it; synthesizing the fifth tale of the fourth day,



- picture 5 - Decameron, Franz Xaver Winterhalter



that in which " they reason about those whose loves had an unhappy end " 1 , 'let us down' in the late Middle Ages Messina lively by the trade climate given by the trade with the East, populated by sailors and traders: so were the brothers of Lisabetta, in fact, the protagonist, three ' merchants ' who lived in the Sicilian city because there, at his time, from San Gimignano their father transferred to gain.
Being orphaned they also had to ensure their sister who, still to marry, fell in love with a boy, Lorenzo from Pisa, unfortunately from a lower social class and therefore considered unworthy from them; unaware of this their love grew until " it became necessary that, beeing fond of each other in equal measure, it didn't pass much time before that , beeing safe , made what they most desired." 2, what certainly the brothers didn't like at all and so schemed a way to prevent Lorenzo to review their Lisabetta: enticed him under a pretext outside the city walls they killed him and hid the body in a place that couldn't be found.
The  unjustifiable absence of her beloved that became more and more suspicious disquieted the poor Elizabeth, who began to live oppressed by continual disturbances, day and night, until he appeared in a dream of hers to reveal her what happened and the exact position of the place where he was buried; the very next day, accompanied by a trustworthy maid, she reached the place indicated, and found the body of her beloved Lorenzo, and for she was unable to give him a more decent burial, withdrew his head to take it home with her where provided to bury it in a pot on the balcony where she kept a basil plant growing. " .. With this head she shut herself up in her room , and wept bitterly over it at length , so that with all her tears washed it , giving her a thousand kisses in each part. Then took a great and a nice pot, of those we use to plant marjoram or basil, and  put it inside wrapped in a piece of fine cloth , and then upward placed the ground up thither planted some beautiful seedlings of basil from Salerno .. " 3
Day by day, often watered by the tears shed by the poor soul grieved by the sad loss, the basil became more lush and of more intense flavor and the fact, togheter with the attitude of Lisabetta, who always kept the pot with her and sometimes she seemed to talk to it,



- picture 6 - Isabella and the Pot of Basil , William Holman Hunt, 1867



led the neighbors to talk with the brothers, who took the pot and, discovered the secret, made it finally disappear.
Lisabetta, also saddened by the loss of that part of the body of her beloved, deprived of any reason for living, will leave to die herself  a short time later in Naples where the brothers, now fearful of being discovered, will be transferred with her.


" If love is a natural instinct that doesn't know and indeed breaks social barriers, it doesn't make it acceptable to the civil conventions : the freedom of passion is denied by the aristocracy of fact so much as the bourgeoisie , if it breaks with a code of integrity, with a way of thinking about life, work , marriage . " 4
In what Mario Baratto defines a "tale - novel" 5, very dramatic, even tragic for the epilogue and completely suffered from the character of the protagonist, who torns from her drama comes to dialogue with herself to get to the point of madness, the narrative becomes intimate, introspective, almost psychological, an inner drama proper of a misunderstood hero, even before than victim of the events, that of a passionate soul who can not indulge her love and therefore ends up losing  her mind, and with it, her life and so finally puts an end to her suffering excruciating.
" The young woman ceased not to weep and her pot asking for, weeping, died, and so her disastrous love came to an end . " 6


Nearly two hundred and fifty years later William Shakespeare will write in his "Romeo and Juliet " (1596), became a literary paradigm of love tragedy:

" These violent delights have violent ends and in their triump die, like fire and powder which, as they kiss, consume. The sweetest honey becomes unbearable for its excessive sweetness, tasted once, it always goes to the urge. Love, therefore, moderately, so love lasts."


Thanks Simonetta for having suggested me this deepening, you cannot imagine how gladly I have picked up this book I love so much (that has been lying for a long time on my bookshelf ) again, with  how much enthusiasm and delight I have re leafed it through ... it's always a source of great joy to relive by recalling happy days and even more it is to share this joy with you !


See you soon 














Bibliography:

Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Einaudi, Torino, 1987

Mario Baratto, Realtà e stile nel "Decameron", Editori Riuniti, Roma, 1986

Luigi Surdich, La cornice di amore. Studi sul Boccaccio, ETS EDITORE PISA, 1987




Quotations:

1 - Giovanni Boccaccio, Decameron, a cura di Vittore Branca, Einaudi, Torino, 1987, p. 457

2 - op. cit., p. 527

3 - op. cit., pag. 530

4 - Mario Baratto, Realtà e stile nel "Decameron", Editori Riuniti, Roma, 1986, p.135

5 - op. cit., ivi

6 - Giovanni Boccaccio, Decameron, op. cit., p. 532


8 commenti:

  1. Grazie Dany, infinitamente a te! Avevo letto qualcosa di Lisabetta e del suo amato ma non avevo avuto modo di approfondire, senz'altro ci sarà un fondo di verità dietro questo racconto dal così triste epiologo!
    un abbraccio grande, grande
    simoneta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @ simonetta
      nessuna delle novelle del Boccaccio è completamente frutto di fantasia: leggende, detti popolari, tradizioni, qualcosa c'è sempre a dar loro fondamento e credo che a questa lo dia la leggenda che citi tu nel tuo post .. non credo sia un caso che usi il termine 'testo' derivato dal latino classico ormai già caduto in disuso per indicare un vaso di terra cotta e poi in calce alla novella menziona una canzone popolare che di questa storia canterebbe le vicende.
      Ancora un grandissimo grazie a te mia carissima Simo, buona serata ✿⊱╮

      Elimina
  2. What a beautiful story this is, Dany, and I love Simonetta's site too.
    I wish you a wonderful weekend sweet friend.
    Sending you hugs from across the ocean. xo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @ Lisa
      actually it's thanks to Simonetta that I know you my dear friend, she's truly lovely and her blog is really charming, isn't it ?
      Thank you so much for your affectionate words, your hugs have just arrived ;)
      I wish you a joyful weekend ❤

      Elimina
  3. Another delightful post, Daniela! :) And what a lovely blog your friend Simonetta has.
    Sweet dreams and have a lovely weekend ahead.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @ Kia
      thank you for your affectionate words and for your goodness my friend !
      Yes, Simonetta's blog is one of the most important in Italy, the first about gardening in absolute this year.
      ✻ I wish a wonderful Sunday to you too darling ✻

      Elimina
  4. Daniela, ma quanto ci fanno scrivere questi vasi!!!
    Il Decameron: un evergreen da leggere senza moderazione!
    Saluti da Venezia,
    ciao @rthur

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @ arthur
      che piacere questa tua visita !!
      Eh sì, c'è talmente tanto da dire su ogni novella e credo il segreto risieda proprio nel fatto che il Boccaccio nel suo Decameron abbia coinvolto tutti: estrazione sociale, livello culturale, tipi caratteriologici, conosciamo praticamente ogni personaggio da lui rappresentato !
      Quello che non poteva sicuramente prevedere è che ancor oggi, a secoli e secoli di distanza, le sue cento novelle conservino, per tutti noi, fascino immutato.
      Saluta la meravigliosa, amata Venezia e trascorri una felice domenica ♡

      Elimina

I WHOLEHEARTEDLY THANK YOU FOR YOUR THOUGHTS AND WORDS, SO PRECIOUS TO ME.