giovedì 25 luglio 2013

OMBRA ANTICA


Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.

Bernard de Clairvaux, Lettere, XII sec.






Amo gli oggetti antichi,
mi parlano del passato, della loro storia, e per il medesimo motivo i vecchi mobili ed i vecchi edifici, mi piace restaurarli, riportare alla luce il loro aspetto originario lasciando intatta la patina del tempo ed i segni della loro età; mi rapporto a loro con estremo rispetto e rendo loro omaggio nell'intento di conservarli il più possibile .. lo stesso atteggiamento mi viene indotto dalle piante vecchie di anni, tento di ridare loro nuova vita custodendo meticolosamente il loro aspetto, espressione del tempo che hanno già vissuto.. “Alla Natura si comanda solo ubbidendole” scriveva Sir Francis Bacon (filosofo inglese, 1561 - 1626) nei suoi Saggi (Novum organum, I, aforisma 3).


Quando anni fa ci trasferimmo in Tenuta Geremia fui entusiasta per la vastità degli spazi e per il verde sconfinato che la circonda, ma solamente più tardi e poco per volta, nel tempo, spesso casualmente, ebbi modo di scoprire con meraviglia e gioia quasi infantili, scorci sorprendenti che mi parlavano della sua età tanto remota da perdersi nel tempo, della sua atavica vecchiezza.
Tenuta Geremia è vecchia di secoli, ma nessuno ce lo aveva detto, è soddisfacendo la mia curiosità storica che ci siamo arrivati,





     Tavole estratte dal "Theatrum Orbis Terrarum sive Atlas Novus", Willem e Joan Blaeu, 
                                                          Amsterdam, 1655
(fotografie scattate da una riproduzione in mio possesso edita da De Agostini, Novara, 1984)



ma dovevamo accorgercene, una volta portate alla luce le sue vecchie piante dopo mesi di lavoro di bonifica, solo che osservando con occhi più attenti nei boschi ed in giardino ...


Un giorno, non sappiamo esattamente chi, decise di piantare un cespuglio di bosso (Buxus microphylla), probabilmente per farne una siepe divisoria sopra il muretto a secco che era al centro del prato davanti a casa .. non sappiamo con precisione di chi fossero le mani che lo hanno piantato, ma sappiamo quasi certamente che ciò accadde secoli fa: noi lo vediamo oggi, dopo moltissimi anni, come un autentico bosco.







Sì, sono occorsi secoli prima che una pianta così lenta nella crescita, costituisse una macchia di oltre 100 m. quadri, abitata da scoiattoli, conigli, codirossi, merli che vivono in perfetta armonia.

Un intrico di rami,






 la corteccia resa vizza e grigia dal tempo,





parla di rigidi e lunghissimi inverni di gelo, cattura sguardi ammirati e racconta di come i sui alberi alti più di 8 metri, dalle sagome che alimentano fantasie incantate,




















facciano da cupola custodendo orgogliosamente i suoi abitanti impedendo persino alla luce del sole di attraversarla 





e riparandoli dalle intemperie anche durante l'inverno.












Dietro la casa, al di là dei tigli, la Natura esibisce con dignitosa fierezza il suo trionfo, il suo prevalere sulle regole, spesso scriteriate, imposte dall'uomo in un “quadro” che, tutt'ora, osservandolo dopo anni, continua a suscitare in me meraviglia e profonda gioia interiore; quella che oggi è divenuta una prateria, era anticamente un vastissimo vigneto e sotto i tre noci gemelli, che fanno parte della macchia che la fiancheggia era stata posta una cisterna per la posa del verderame: guardate oggi come tale cisterna ed il noce cui è stata addossata si siano “sposati”









provate ad ipotizzare quanti anni siano occorsi prima che ciò accadesse, osservate quanta vecchia edera renda ancor più suggestivo questo loro sposalizio














e come, inspiegabilmente, questa cisterna sia costantemente colma d'acqua, in ogni stagione, consentendo agli uccelli che abitano i nostri boschi di non scendere fino al fiume per abbeverarsi.






Questi alberi sono tesoro e patrimonio della Natura che li ha creati e del Tempo che li ha conservati, pulsano della linfa vitale che scorre nei loro vasi capillari, hanno bisogno di affetto, di carezze e di abbracci e non sono, in fondo, poi tanto differenti da noi, parlano solamente un'altra lingua, ma, credetemi, è sufficiente fermarsi per saperli ascoltare e comunicare con loro.

Ad essere onesta, è di fronte a manifestazioni come queste che ben comprendo come i filosofi romantici deducessero dalla Natura e dalle sue espressioni l'esistenza di una “forza” maestosa, inarrestabile, talvolta tanto dirompente quanto spaventosa, poichè così incommensurabilmente “grande” da non poter essere compresa con i nostri limiti razionali, ma di cui si può fare esperienza solo che emotivamente, l'esistenza del sovrasensibile diremmo noi, dell'infinito, per dirla con Hegel ( Georg Wilhelm Friedrich Hegel, filosofo tedesco,1770 - 1831), del sublime ... per usare un termine caro a tutti i pensatori del XIX secolo !!

L'esistenza della natura non si fonda, come si illude il teismo, sull'esistenza di Dio − nemmeno per sogno, è proprio il contrario: l'esistenza di Dio, o piuttosto la fede nella Sua esistenza, ha il suo unico fondamento nell'esistenza della natura.
Ludwig Andreas Feuerbach (filosofo tedesco, 1804 - 1872), L’Essenza della Religione ( Das Wesen des Christentums), 1845


Affettuosamente vi saluto e vi ringrazio.






A presto




Dany








ANCIENT SHADE. 


You will find more in woods than in books. Trees and rocks will teach you things that no teacher will ever tell you.

Bernard de Clairvaux, Letters, XII sec.


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I love ancient objects,
they talk me about the past, their history, and for the same reason I love old furniture and old buildings, I like to restore them, to bring to light their original appearance leaving as much as possible intact the patina of time and the signs of their age, I relate to them with the utmost respect and pay them homage in order to preserve them as much as possible .. The same attitude is induced to me by years old plants, I try to give them new life meticulously guarding their appearance, expression of the time they have already lived .. "You order Nature just obeying her," wrote Sir Francis Bacon (English philosopher, 1561-1626) in his Essays (Novum organum, I, aphorism 3).


Years ago when we moved to Tenuta Geremia I was enthusiastic about the hugheness of its spaces and the boundless green that surrounds it, but only later and gradually, over time, often by chance, I discovered with almost childlike wonder and joy, unexpected views that spoke to me of its age, so remote from getting lost in time, of its atavistic oldness.

Tenuta Geremia is centuries old, but none had told us, that's satisfying my historical curiosity that we got there,


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but we had to realize it, once brought to light its old plants after months of land reclamation work, only by observing with much care in our woods and in the garden:

One day, we do not know exactly who decided to plant a box bush (Buxus microphylla), probably to make a dividing hedge over the dry stone wall that was at the center of the front lawn .. we don't know precisely whose were those hands that have planted it, but we know almost certainly that it happened centuries ago: today, after several years, we look at it as a real wood.


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.. Yes, it took centuries before than such a slow growing plant could constitute an undergrowth of more than 100 square metres inhabited by squirrels, rabbits, redstarts, blackbirds living in perfect harmony.
A tangle of branches, 


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the bark became withered and grey by time,


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talks about hard and far too long winters of frost, captures admiring glances and tells of how its trees, taller more than 24 feet, with silhouettes feeding enchanted fantasies, 


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make a sort of dome, guarding proudly its inhabitants by making them protected from the hot of the summer 


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and from the inclemency of the weather during the winter.


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Behind the house, beyond the lime - trees, Nature performs its triumph with dignified pride, its prevalence over the rules, often reckless, imposed by humans, in a sort of “painting” that, even today, goes on inspiring me in wonder and deep inner joy: that which today has become a prairie was once a vast vineyard and, under the three twins nuts that are part of the undergrowth that runs alongside it, was placed a cistern for the installation of verdigris: look at how today the nut tree and the tank which was leaning against it are "married"


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try to imagine how many years have occurred before that happened, look at how much old ivy increase in suggestion this embrace


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and how, inexplicably, this tank is constantly full of water, in every season, allowing the birds inhabiting our forests not to get down to the river to drink.


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These trees are treasure and heritage of the Nature that created them and of the Time that saved them, they pulse of the lifeblood flowing in their capillaries, they need affection, caresses and hugs and aren't, after all, so much different from us, they only speak another language, but, believe me, it's enough to stop to be able and listen to them and communicate with them.

Well, honestly, is faced with events like this that I understand how the Romantic philosophers deduced from Nature and its expressions the existence of a "force" majestic, unstoppable, sometimes so sensational as scary as so immeasurably "great" that cannot be understood with our rational limits, but which can be experienced only emotionally, the existence of the supersensible, we would say, of the infinite, to quote Hegel (Georg Wilhelm Friedrich Hegel, German philosopher, 1770 -1831 ), the sublime ... to use a term dear to every thinker of the nineteenth century!

The existence of nature is not based, as the theism illudes itself, on the existence of God - not at all, it is just the opposite: the existence of God, or rather the belief in His existence, has its sole foundation in existence of nature.
Ludwig Andreas Feuerbach (German philospher, 1804 - 1872), The Essence of Religion (Das Wesen des Christentums), 1845


I'm fondly greeting and thanking you.






See you soon 



Dany

venerdì 19 luglio 2013

HISTORY OF FASHION ~ Romantic Era Gowns ~ La moda stile Regency (1795 - 1820)


                   

Stampa parigina del 1811   

                             

Incoronato Imperatore nel 1804 Napoleone Bonaparte annoverava tra le sue numerose ambizioni anche quella di fare della Francia il paese leader nel campo della moda, innovatore del design e delle abilità artigianali; l'industria tessile francese, alla fine del XVIII secolo, era stata gravemente danneggiata dalla Rivoluzione, contrariamente a quanto accadde in Inghilterra, l'uso di macchine tessili era divenuto praticamente inesistente e Napoleone, bloccando l'importazione di tessuti inglesi, fu in grado di fare rivivere la produzione artigianale del pizzo Valenciennes in modo che i pregiati tulle e batista potessero essere prodotti direttamente in patria; inoltre, per indurre le dame ad acquistare più stoffe possibili, vietò loro d'indossare per più di una volta lo stesso vestito a corte e la "moda" volle che gli abiti si arricchissero d'importanti arricciature dietro e che quelli da sera riscoprissero lo strascico (pensate che l'Imperatore aveva fatto bloccare i caminetti alle Tuileries per indurre le signore ad indossare più vestiti uno sull'altro!)
Ma già l' Imperatrice Giuseppina





era divenuta un'icona della moda parigina con la sua figura sottile che ben si adattava ai fluttuanti abiti da giorno con cui era solita vestirsi, anticipando questa tendenza di stile. Bonaparte non escluse il ruolo degli uomini nella ripresa dell'economia tessile della Francia ed impose ai funzionari militari di indossare calzoni di raso bianco in occasioni formali.

Lo stile caro a Napoleone era quello classico, massima espressione di bellezza, armonia e regalità, che, rivisitato, venne chiamato Neoclassico, stile che stavano via via assumendo gli edifici, i mobili, la letteratura, in cui comparvero richiami alla mitologia latina, la scultura (come dimenticare Paolina Bonaparte immortalata dal Canova come incarnazione della "Venere Vincitrice"), la pittura (pensiamo alle "attitudes" in cui fu ritratta da George Romney Lady Emma Hamilton) e perciò anche gli abiti, abbandonando tutte le modifiche artificiose del corpo femminile previste dalla moda settecentesca, cominciarono ad assumere una linea sempre più sciolta, essenziale e naturale: in Francia ed in Italia, unificate da Napoleone, era nato lo stile Impero, in Inghilterra verrà chiamato stile Regency. (Periodo Regency può essere considerato quel decennio della storia inglese che va dal 1811 al 1820 in cui a re Giorgio III, non più idoneo a governare, succedette il figlio, il futuro re Giorgio IV, che assunse allora il titolo di principe reggente, oppure, più in generale, da un punto di vista più strettamente culturale e di costume, ci si riferisce al lasso di tempo che va all'incirca dal 1800 al 1830 costituendo una sorta di congiunzione fra l'età Georgiana e quella Vittoriana.)    


                                     



                                                         Abiti del 1806 - 1820



All'epoca era possibile tenersi aggiornate sui nuovi modelli e le nuove tendenze leggendo riviste quali La Belle Assemblee, The Lady’s Magazine e Ackerman’s Repository.





Gli abiti divennero leggere tuniche d'ispirazione classica, dapprincipio di preferenza bianche, come le vediamo nelle statue delle divinità greche e latine, a rendere le dame quasi marmoree, lunghe fino alla caviglia, di linea dritta, ampie in fondo, con un corto strascico e strette da una sciarpa o da una cintura posta sotto il seno, la scollatura era ampia e quadrata e lasciava seducentemente scoperto il décolleté; la sola parte coperta erano le spalle, chiuse in cortissime maniche a palloncino, che lasciavano le braccia nude. Il guardaroba di una lady dell'epoca doveva comprendere molti abiti, quelli da giorno e quelli da sera, abiti da viaggio, da cavallerizza, numerosi abiti da passeggio, ecc.
(a destra un abito del 1806)





Più sofisticati, gli abiti da sera, che si indossavano per un ballo, una cena molto elegante, per l’Opera e per un’apparizione a corte erano arricchiti di ricami, spesso in argento ed in oro, pizzi e fiocchi, corredati sovente di una corta tunica aperta e sovrapposta, che ornava ma lasciava intravedere l'abito sotto. 
(illustrazione a sinistra)
La sera, inoltre, i guanti dovevano arrivare a coprire il gomito, mentre di giorno era sufficiente che coprissero la mano per ripararla dal sole ed impedire la formazione di antiestetiche efelidi.
Durante tutta l'epoca Regency le dame avvertirono forte il bisogno di coprirsi le spalle e per appesantire i loro leggerissimi abiti usavano sciarpe o scialli, di tulle per la sera e di lana per il giorno: agli inizi dell'ottocento si scatenò quasi una sorta di mania per tutto quanto proveniva dall'oriente e perciò si cominciarono ad importare anche gli scialli dall'India, ma presto l'Inghilterra, che possedeva un'industria artigianale nell'Essex di tradizione fiamminga per la produzione di scialli di mussola lavorata a rete tessuta a tamburo, mentre nel Norwick era ben avviata la produzione artigianale di scialli in lana e seta, prese il sopravvento sulle importazioni orientali.
Ma era soprattutto quello in Kashmire, caldo ed avvolgente, lo scialle considerato il più utile tra gli accessori della moda di questo periodo.


Generalmente gli abiti in stile Impero erano di un bel batista bianco oppure di mussola, entrambi tessuti pregiati, quest'ultima meno costosa della seta, ma comunque piuttosto difficile da tenere pulita, perciò gli abiti bianchi da giorno erano espressione di un certo status sociale; con il tempo si optò per una maggiore praticità e venne riservato il bianco per la sera preferendogli tonalità pastello quali il giallo, il verde tenue, il lilla, il celeste, il rosa per le "mises" da giorno
(a destra una stampa del 1812 rappresenta l'utilizzo di una sciarpa su di un abito da giorno non più bianco, ma in tenue verde salvia),



le maniche si fecero lunghe, comparvero le prime camicette e corti bolerini per scaldare la schiena ed il petto chiamati "spencer". (Potete vedere uno dei primi spencer nell'illustrazione del 1817 posizionata sulla sinistra)
Mutuati dall'abbigliamento maschile gli spencers potevano essere in seta o in tessuto di lana chiamato "kerseymere", erano usati sia per la sera che per il giorno, come indumento per uscire e per la casa, ed in tal caso, prendevano il nome di "canazou" (spesso lavorato a maglia) e rimasero in auge per circa un ventennio finchè non si esaurì la moda degli abiti a vita alta; dapprima cortissimi, erano decorati con trecce, nappe, alamari, talvolta con ornamenti militari, tanto che in alcuni casi vennero definiti "Hussar jacket" ( giacchetto ussaro).




Mantelli e mantelline erano lunghi al massimo tre quarti di lunghezza e facilmente, se invernali, erano guarniti con inserti in pelliccia.
Nel 1808 arrivò dalla Polonia la moda del mantello Witzchoura, guarnito di pelliccia e con maniche aperte per tutta la larghezza, come espressione del puro stile Regency
(Nell'illustrazione a destra un esempio di mantello Witzchoura)





Era il 1818 quando fece la sua comparsa la "redingote" (illustrazione a sinistra), il cui nome deriva dalla versione del XVIII secolo di un cappotto da cavallerizza (riding- coat): inizialmente utilizzata solo che per la stagione fredda, era perloppiù in panno scuro, fregiata con ornamenti in pelliccia e sostituiva il mantello, essendo molto più calda, più pratica e più adatta come sopraveste da viaggio; solamente più tardi verrà prodotta anche con tessuti primaverili ed allora sarà indossata aperta allo scopo di non penalizzare il vestito che copriva. 


Perdendo gli abiti la linea a vita alta, gli spencers si allungarono e le redingote acquisirono tagli sempre più ampi.


Quanto alle calzature, accantonate definitivamente le scarpe con il tacco del settecento, la moda Regency prevedeva calzature molto comode, in capretto, seta o panno, senza tacco, quasi pantofole, poco più che scarpine da ballo, sia per la casa che per uscire; i sandali avevano legacci che salivano fino al polpaccio come fossero calzari e cominciarono a comparire i primi stivaletti, molto più pratici per passeggiare e più caldi in inverno.
Si dice perciò che agli inizi dell'ottocento ogni giovane donna possedesse almeno tre paia di scarpe (solo l'Imperatrice Giuseppina ne possedeva 520 !), uno leggero per tutti i giorni, uno per il ballo, spesso decorato con rose o fiocchi ed un paio di stivali di pelle per camminare. Talvolta venivano posti sotto le scarpe pezzi di metallo che le sollevavano di qualche centimetro dal terreno ed erano utili per proteggerle da fango e pioggia.
Una curiosità: al tempo le scarpe non erano fatte in modo differente per il piede destro e per quello sinistro, ma venivano indossate in base a come risultavano più comode.




La biancheria intima
Eliminati busti, steccati e panier la biancheria si ridusse al minimo: le gonne ed i morbidi abiti di mussola del 1800 aderivano al corpo mettendone in evidenza il contorno in modo naturale a meno che le forme non fossero da nascondere (ed allora si cammuffavano con almeno tre sottogonne ed una crinolina: la prima, di cotone, era a contatto con la pelle ed arrivava all’altezza delle ginocchia, le altre, più lunghe erano di mussola o di lana) e, perciò, ben si comprende come quelli della moda Impero fossero poco più che sottili camicie da notte.
(A destra un semplice reggipetto in seta blu del 1795)


(A sinistra un corsetto del 1810)
Per quanto riguardava le gambe, la soluzione più pratica per ovviare al disagio indotto da un abbigliamento così leggero e trasparente fu quello di adottare un nuovo indumento intimo caldo chiamato "pantaloons", già indossato dagli uomini. 
I pantaloons erano di maglina elastica leggera in tonalità nudo, potevano essere lunghi fino alle caviglie o arrivare appena sotto il ginocchio ed è questo è il motivo per cui le donne vestite in stile Impero sembrano spesso non indossare alcun tipo di biancheria intima quando le vediamo ritratte nei dipinti dell'epoca (solamente più tardi venne di moda indossare una sottoveste in morbida seta bianca o nei colori pastello). Per consentire alla gonna una maggior pienezza veniva aggiunto dietro un piccolo cuscinetto.
Le calze erano in seta per i balli e in lana per l’inverno, arrivavano fino al ginocchio ed erano tenute al loro posto per mezzo di una sorta di giarrettiera.

Non dimentichiamo i ventagli, fatti di legno o d’avorio e decorati con piccoli specchi, gioielli o piume; di qualsiasi forma o dimensione fossero, semplici o eleganti, dipinti o fatti di pizzo, i ventagli divennero un accessorio di estrema importanza nel mondo Regency e lo saranno ancora di più nel periodo Vittoriano.
Nel suo libro Accessories of Dress, Katherine Lester scrive: “Il grande trionfo del ventaglio nel XVIII secolo ha condotto a certe convenzioni e gesti nell' agitare un ventaglio che erano considerati di grande importanza. ... Anche se possedeva bellezza e distinzione, se (una lady) non conosceva l’arte del ventaglio, cadeva nella dimenticanza sociale”. 




Ma la vera novità del periodo Regency furono l'invenzione della borsa da passeggio (1820), che poteva essere stretta da una culisse e legata alla cintura ed allora si chiamava "reticules", oppure fatta a pochette con legacci in stoffa o a busta con manici ad anello in legno o in osso, di piccole dimensioni, ma qualunque fosse il modello, fu comunque la prima a sostituirsi alle tasche inserite negli abiti, anche solo che per mettervi il fazzoletto e qualche moneta (a destra una toilette da passeggio del 1824 completa di borsetta) e la variegata quantità di copricapi, dalla cuffie, ai berretti, ai cappellini, ai turbanti.



Generalmente il capo veniva coperto solo durante il giorno (il turbante era l'unico copricapo ammesso per la sera), quando si usciva di casa e durante visite brevi; le cuffie erano usate dalle signore sposate, anziane e comunque non interessate al matrimonio,





                                           Modes et Manieres du Jour, 1798 - 1808


ma, tra tutti, i cappelli di paglia furono probabilmente i più popolari perchè a causa del loro basso costo potevano essere acquistati praticamente da ogni signora o signorina e perché potevano essere decorati con tipi differenti di pizzo, nastri o piume in  modo tale da adattarli all’abbigliamento. 




                                                     Stampa inglese del 1817




                                                   Stampa parigina del 1812



Ed ora, salutandovi con rinnovato affetto, vi lascio con una citazione da una lettera di Jane Austen alla sorella Cassandra, l'autrice che con i personaggi dei suoi romanzi, trasposti recentemente in pellicole, ci ha fatto realmente apprezzare lo stile Regency .. che dite, sarà un indizio ?!?


I have changed my mind, & changed the trimmings on my Cap this morning, they are now much as you suggested, – I felt as if I should not prosper if I strayed from your directions, & I think it makes me look more like Lady Conyngham now than it did before, which is all that one lives for now. Jane Austen to Cassandra, December 18-19, 1798

Ho cambiato idea, e modificato le guarnizioni sul mio cappellino questa mattina, ora sono propio come mi hai suggerito tu, - mi sentivo come se non avessi dovuto aver in alcun modo successo non prendendo in considerazione i tuoi consigli, e penso che mi faccia ora sembrare più simile a Lady Conyngham, che è tutto ciò per cui si vive per ora. Jane Austen a Cassandra, 18-19 dicembre 1798






A presto 



Dany


Fonti bibliografiche:


Sarah Jane Downing, Fashion in the Time of Jane Austen, 2010, Shire Editions
Lady of Distinction, Regency Etiquette: The Mirror of Graces, 1811, R.L. Shep Editor











Romantic Era Gowns - Regency fashion (1795 - 1820)


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Crowned Emperor in 1804 Napoleon Bonaparte had among his several ambitions also that to make France the leading country in the field of fashion, able to suggest an innovative design and craftsmanship: the French textile industry, in the late eighteenth century, had been severely damaged by the Revolution, contrary to what happened in England, the use of textile machinery had become practically non-existent and Napoleon, stopping the import of English fabrics, has been able to make revive the workmanship production of Valenciennes lace so that the fine tulle and batiste could be produced directly at home; in addition, to induce the ladies and buy as much fabrics as pssible, forbade them to wear for more than once the same dress at court and "fashion" wanted clothes to be enriched with important curlinesses on the back and those for the evening rediscovered the train (just think that the Emperor had done block fireplaces at the Tuileries to induce the ladies to wear more clothes on each other!) But already Empress Josephine

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had become an icon of Parisian fashion with her slim figure that well suited to the fluctuating day dresses which she used to wear, anticipating this trend of style. Bonaparte didn't exclude the role of men in the recovery of the textile industry of France and ordered his military officials to wear trousers in white satin during formal occasions.
The style dear to Napoleon was the classic one, highest expression of beauty, harmony and majesty, which, revised, was called neo-classical style, the style that were gradually assuming buildings, furniture, literature, in which appeared references to Latin mythology, sculpture (who can forget Pauline Bonaparte immortalized by Canova as the embodiment of the "Venus Victrix") and therefore also the clothes, abandoning all arful changes of the female body provided by the eighteenth-century fashion, began to assume a loose - fitting, essential and natural style: in France and Italy, unified by Napoleon, was born the Empire style, in England it will be called Regency style. (Regency Period can be considered the decade of English history going from 1811 to 1820 when King George III, no more able to govern, was succeeded by his son, the future King George IV, who assumed the title of regent prince, or, more generally, from a more closely cultural and custom point of view, we refer to the amount of time that goes roughly from 1800 to 1830 constituing a sort of connection between the Georgian and the Victorian age.)

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At that time it was possible to keep up with new models and new trends by reading magazines such as La Belle Assemblies, The Lady's Magazine and Ackerman's Repository.

picture 4 on the right - Clothes became far too light tunics inspired by classic models, preferably white at first, as we can see in the statues of Greek and Latindivinities, with the result of making the ladies almost marble, ankle-length, with a straight line, wide at the bottom, with a short train and holding tightly with a scarf or a belt placed under the breasts, the neckline was large and square and, quite tempting, left exposed the woman’s décolleté; the only part covered were the shoulders, closed by very short puff sleeves, leaving bare - armed. A lady of the time's wardrobe included many clothes, those for the day and for the evening supper, for travel, riding , several promenade clothes, etc..(on the right a dress of 1806)

picture 5 on the left - More sophisticated the evening gowns, that were wore for a ball, a very elegant dinner, the Opera and for an appearance at court, were enriched with embroidery, often in silver and gold, laces and bows, often accompanied by a short tunic open and overlapped, which adorned the dress without hiding it completely (picture on left).
In the evening ladies used to wear long gloves for covering their elbows , while during the day it was sufficient covering their hands to repair them from the sun and prevent the formation of unartistic freckles.Throughout the Regency period the ladies felt a strong need to cover their shoulders and to weight their lightweight clothes they used scarves or shawls, made of tulle for the evening and of wool for the day: in the early nineteenth century erupted almost a kind of mania for everything coming from East and so they began to import shawls from India too, but soon England, that owned a craft industry in Essex with a Flemish tradition for the production of muslin shawls knitted as grid woven by drum, while Norwick was well underway in the production of handmade woolen and silk shawls, took over Eastern on imports. But it was especially the one made of Kashmir, warm and enveloping, that became considered the most useful among the accessories of the fashion of this period.

picture 6 on the right - In general, the Empire style dresses were made of a beautiful white batiste or muslin, both rich fabrics, the latter less expensive than silk, but still pretty hard to keep clean, that's why white day dresses were the expression of a certain social status; by the time they opted for more practical solutions and white became reserved for the evening while for the day they prefered pastel shades such as yellow, light green, lilac, blue, light pink (on the right a print of 1812 showing the use of a scarf on a day dress, no more white, but in soft sage green),

picture 7 on the left - sleeves became longer, the first blouses apeeared and short bolero jackets to warm up the back and the chest called "spencer" too. (You can see one of the first spencer in the illustration of 1817 positioned on the left).
Borrowed from men's dressing spencers could be made of silk or of wool fabric called "kerseymere", were used for the evening and for the day, for outdoor and indoor, and in that case, often knitted, they were called "canazou", and remained in vogue for about twenty years until the fashion of high waistlines clothes run out; at first very short, they were decorated with braids, tassels, frogs, sometimes with military ornaments, and in that's why they sometimes took the name of "Hussar jacket".

picture 8 on the right - Cloaks and mantels were long at most three quarters of length and easily in winter were trimmed with fur inserts. In 1808 came from Poland Witzchoura fashion mantel, trimmed with fur and with open sleeves along the entire width, as expression of pure Regency style. (The illustration at right is an example of Witzchoura Mantel)

picture 9 on the left - It was 1818 when the "redingote” made its appearance (picture on the left), whose name derives from the eighteenth century version of a coat riding (riding-coat): initially used only for the cold season, it was in most part made of dark woollen cloth, adorned with fur trim, and replaced the mantel, being much warmer, more practical and more suitable as travel surcoat; later it will be produced also with lighter fabrics and then it will be worn open in order not to penalize the dress that it covered.

Losing clothes high waistline, the spencer became longer and the redingote acquired larger and larger.

As footwears, permanently set aside the shoes with the heel of the XVIII century, Regency fashion footwear provided very comfortable footwears, in kid, silk or wollen cloth, without heel, almost slippers, little more than dancing shoes, both for the house to go out; sandals had ties climbing up to the calf as if they were "calzari" and began to appear the first booties, much more practical for walking and warmer in winter. They say therefore, that the in early nineteenth century every young woman had at least three pairs of shoes (only Empress Josephine possessed 520!), a light one for everyday, one for dancing, often decorated with roses or flakes and a pair of leather boots for walking. Sometimes there were placed under the shoes pieces of metal that raised a few inches from the ground and were useful to protect them from mud and rain.
A curiosity: at that time shoes weren't made in a different way for the right foot and the left one, but they were worn in base on how they were more comfortable.



The underwear

picture 10 on the right - Eliminated busts, fences and basket, the underwear was reduced to the minimum: skirts and soft muslin dresses of 1800 wrapped the body, highlighting his contour in a natural way unless its forms were to hide (and then they disguised themselves with at least three petticoats and a crinoline: the first, of cotton, was in contact with the skin and arrived at the knees, the other, longer, were made of muslin or of wool) and, therefore, it's easy to understand that those of fashion Empire were little more than thin nightgowns.(on the right a simple bra in blue silk, 1795)

picture 11 on the left (on the left a corset of 1810) About legs, the most practical solution to overcome the discomfort induced by a clothing so light and transparent was to adopt a new undergarment called "pantaloons", already worn by men.
The pantaloons were made of light stockinet in a toned nude colour could be ankle-length or reach just below the knee and that's the reason why women dressed in Empire style often seem not to wear any kind of underwear when we see them portrayed in the paintings of that time (only later became fashionable to wear a petticoat in white or pastel colours soft silk). To allow a greater fullness to the skirt a small pillow was added behind the dress.
Stockings were made ​​of silk for ball toilettes and of wool for winter dresses, came up to the knee and were held in place by a kind of "giarrettiera".

Let's don't forget the fans, made of wood or ivory and decorated with small mirrors, jewels or feathers. Of any shape or size they were, simple or elegant, painted or made of lace, fans became an accessory of extreme importance in the Regency world and are going to be even more important during the Victorian period. In her book Accessories of Dress, Katherine Lester writes: "The great triumph of the fan in the eighteenth century led to some conventions and gestures in shaking a fan that were considered of great importance. ... Although possessed beauty and distinction, if (a lady) did not know the art of the fan, fell into social oblivion."

picture 12 on the right - But the real news of the Regency period were the invention of the walking handbag (1820), that could be closed with a pull string and  worn about one’s wrist (reticules), or shaped as a "pochette" with fabric handles , or as an envelope with loop handles made ​​of wood or of bone, small in size, but, anyway, whatever was the model, it was the first to substitute pockets inserted in clothes, even just to put the handkerchief and some coins (on the right a walking dress complete with handbag of 1824) and the varied amount of headdresses, from hats, bonnets, caps, and turbans.
Generally head was covered only during the day (the turban was worn at night), when ladies left the house and during short visits; caps were used only by married women, eldest and not interested in marriage ladies,

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but among all, straw hats were probably the most popular because, due to their their low cost could be bought from almost any lady or young lady, and because they could be decorated with different types of lace, ribbons or feathers in order to adapt them to every kind of clothing.

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And now I'm leaving you with a quote from a Jane Austen's letter to her sister Cassandra, the writer who, with her novels's characters recently transposed in films, made us really appreciate the Regency style .. what do you think, will it be a clue?!?

"I have changed my mind, & changed the trimmings on my Cap this morning, they are now much as you suggested - I felt as if I should not prosper if I strayed from your directions, & I think it makes me look more like Lady Conyngham now than it did before, Which is all that one lives for now."
Jane Austen to Cassandra, December 18-19, 1798






See you soon 



Dany



Bibliografic sources:


Sarah Jane Downing, Fashion in the Time of Jane Austen, 2010, Shire Editions
Lady of DistinctionRegency Etiquette: The Mirror of Graces1811, R.L. Shep Editor