lunedì 20 marzo 2017

Cookies scented with violets, bringing Spring into your home !





 I know a bank whereon the wild thyme blows
Where oxlips and the nodding violet grows
Quite over-canopied with luscious woodbine,
With sweet musk-roses, and with eglantine:
There sleeps Titania some time of the night,
Lull'd in these flowers with dances and delight:
And there the snake throws her enamell'd skin,
Weed wide enough to wrap a fairy in.



~~~

Conosco una riva in cui il timo selvatico vive rigoglioso,
Dove annuendo le primule e le viole crescono,
Coperte dal succulento caprifoglio che fa loro da baldacchino,
Con dolci rose moscate e la rosa canina:
Vi dorme Titania talvolta la notte,
Cullata da questi fiori con danze e gioia:
Ed ivi getta il serpente la sua pelle smaltata,
Come fosse erba selvatica abbastanza ampia per avvolgervi una fata.

William Shakespeare, Midsummer Night's Dream



Per me da sempre il profumo di viola è il profumo della primavera e qui a Tenuta Geremia di giorno in giorno, ormai, centinaia di nuovi capolini si sollevano dal manto dell'erba, fattosi precocemente di un bel verde brillante, e tra le foglie secche che fanno il tappeto invernale dei boschi, per guardare timidamente il sole e farsi scaldare dai suoi raggi, per profumare la rugiada della sera e del primo mattino di nuova vita.


Mi è sempre spiaciuto raccogliere questi delicatissimi fiori, ma il loro profumo me li rende talmente irresistibili 



e da anni preparo lo zucchero alle viole mammole, seguendo questa semplicissima ricetta che trovai molto tempo fa.



 ZUCCHERO ALLA VIOLETTA 


INGREDIENTI:

- 20 gr. di corolle di viole mammole appena raccolte 
- 120 gr. di zucchero semolato

Come si dovrebbe fare per ogni pianta spontanea, l'ideale è raccogliere i fiori o il mattino presto o all'imbrunire, anche se per me è preferibile il primo mattino perché la corolla conserva ancora del tutto intatto il suo profumo.
Poneteli nel frullatore insieme con lo zucchero triturando fino a che non avrete ottenuto un composto omogeneo e ben amalgamato; conservatelo per alcuni giorni in un piatto od in un barattolo aperto e mescolate di tanto in tanto di modo che lo zucchero possa perfettamente asciugare.
Lo potete usare per dolcificare ed aromatizzare tè e tisane e spolverandolo su pasticcini e torte darà un tocco primaverile anche quando la stagione sarà ormai trascorsa.
Non demoralizzatevi se dapprincipio le viole triturate sembrano perdere il loro profumo, lo riacquisteranno a mano a mano che asciugano.


Io lo uso soprattutto per preparare dei biscotti che profumano di bosco, per i quali costituisce l'ingrediente principale:



BISCOTTI PROFUMATI ALLA VIOLETTA 


INGREDIENTI:

- 200 gr. di farina '00' 
- 100 gr. di burro 
- 50 gr. di zucchero alla violetta 
- 60 gr. di zucchero bianco 
- 1 uovo intero 
- 1 cucchiaino di lievito per dolci 
- 1 pizzico di sale 

In una terrina piuttosto ampia mescolate la farina con lo zucchero, il lievito ed il sale. In un'altra tazza sbattete l’uovo, aggiungete il burro fuso e versare il composto così ottenuto nella terrina in cui avrete mischiato precedentemente la farina con gli altri ingredienti; impastate fino ad ottenere una palla, aggiustando di farina se necessario, e, come per ogni pasta frolla, lasciate riposare in frigo per almeno mezz’ora. Mettete quindi l'impasto sulla spianatoia e con lo stampino che più gradite ricavate dei biscotti alti 1,5 cm ca. e cuocete in forno a 180° per 10 -15 minuti.


Il risultato so che sarà un successo, non chiedetemi quanto tempo i biscotti così preparati si conservino, da noi durano pochi giorni !



Che la vostra settimana sia prodiga della gioia che meritate, 
ve lo auguro dal profondo del cuore


a presto 💕
















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 I know a bank whereon the wild thyme blows
Where oxlips and the nodding violet grows
Quite over-canopied with luscious woodbine,
With sweet musk-roses, and with eglantine:
There sleeps Titania some time of the night,
Lull'd in these flowers with dances and delight:
And there the snake throws her enamell'd skin,
Weed wide enough to wrap a fairy in.

William Shakespeare, Midsummer Night's Dream





Since ever for me the scent of the purple violet is the scent of Spring and here at Tenuta Geremia from day to day, now, hundreds of new flower raises her little heads from the grass, now became bright green, and from the dry leaves that make the winter carpet of the woods, to timidly watch the sun and be heated by its rays, to scent the evening dew and the early morning of a new life.




- picture 2




I always felt sorry to gather these delicate flowers, but their scent makes them so irresistible to me




- picture 3


- picture 4




and for years I do prepare a sugar violets, following this simple recipe that I found long ago.




 SUGAR WITH VIOLETS 



- picture 5 on the left  




INGREDIENTS:

- 20 gr. (0,71 oz.) of freshly picked violets corollas
- 120 gr. (4,23 oz.) of sugar

As we should do for every wild plant, the ideal is to pick the flowers either early in the morning or at dusk, although for me it is preferable in the early morning because the corolla still retains entirely intact its fragrance.
Place them in a blender along with the sugar and mince until you obtain a homogeneous and well mixed clear violet mixture; put it in a dish or in an open jar for some days and mix occasionally with a teaspoon so that the sugar can perfectly dry.
You can use it to sweeten and flavor teas and dusting your pastries and cakes you'll will give them a Spring touch even when the season will be passed away.
Don't  become demoralized if at first the crushed violets seem to lose their scent, they'll gradually regain it drying.



I use it mainly to prepare the cookies smelling of woods at Spring, for which it is the main ingredient:





 COOKIES SCENTED WITH VIOLETS 




- picture 6 on the left - 



INGREDIENTS: 

- 2 cups of plain flour
- 3/8 cup of melted butter
- 2 1/2 tablesp. of violet sugar
- 3 tablesp. of sugar
- 1 teasp. of baking soda
- a pinch of salt

In a fairly large bowl mix the flour with the sugar, the baking powder and the salt. In another bowl beat the egg, add the melted butter and pour the mixture obtained in the bowl in which you have previously mixed the flour with the other ingredients; knead until you have a ball, adjusting of flour, if necessary, and, as with any plain pastry, let stand in your refrigerator for at least half an hour. Then put the dough on a work surface and with the stencil that you like most obtain cookies of almost 1.5 cm tall and bake them at 180° for 10 -15 minutes.


I know that the result will be a success, do not ask me how long the cookies so prepared may be preserved, here at home they last just a few days !



Wishing you a lovely week, 
take care, 


see you soon 💕





giovedì 16 marzo 2017

Jane Austen's poor sight and death due to arsenic poisoning ?


Of events her life was singularly barren: few changes and no great crisis ever broke the smooth current of its course. […] I have therefore scarcely any materials for a detailed life of my aunt; but I have a distinct recollection of her person and character; and perhaps many may take an interest in a delineation […] of that prolific mind whence sprung the Dashwoods and Bennets, the Bertrams and Woodhouses, the Thorpes and Musgroves, who have been admitted as familiar guests to the firesides of so many families, and are known there as individually and intimately as if they were living neighbours.1


Di eventi la sua vita fu singolarmente sterile: pochi cambiamenti e nessuna grande crisi mai rotto il suo placido scorrere [...] Ho quindi ben poco materiale per descrivere nel dettaglio la vita di mia zia; ma ho un ricordo distinto della sua persona e del suo carattere; e forse molti possono essere interessati ad una descrizione [...] di colei dalla cui mente prolifica nacquero i  Dashwood e i Bennet, i Bertrams ed i Woodhouses, i Thorpe ed i Musgroves, che sono stati invitati quali ospiti familiari ai focolari di tante famiglie, e sono conosciuti lì ad uno ad uno ed intimamente come se fossero vicini ancora in vita.1



Il prossimo 18 luglio saranno trascorsi duecento anni esatti dalla dipartita di Jane Austen, la cara Jane Austen che occupa un posto speciale in ognuno dei nostri cuori, così ancora vicina al nostro modo di pensare, di concepire il mondo e le relazioni interpersonali, capace, in notevole anticipo rispetto al suo tempo, di dipingere con le parole un mondo storico, etico e sociale attraverso le trame ed i personaggi dei suoi romanzi che a tutta prima potrebbero sembrare semplici romanzi d'amore.

Da allora le cause della sua morte non sono mai apparse del tutto chiare ... sappiamo per certo che con gli inizi del 1816 la salute della povera Jane cominciò a peggiorare gradatamente anche se i segni del suo deterioramento vennero dapprincipio ignorati: nonostante il progredire della sua malattia ( ella scriveva di soffrire di reumatismi ed infine di alterazioni biliari, mentre i biografi ci hanno sempre additato il Morbo di Addison, come motivo del suo decesso, recentemente il linfoma di Hodgkin, entrambi al tempo non conosciuti e perciò non curabili ), inappagata da come le era riuscita la stesura della fine de The Elliots ( Persuasion ), ne riscrisse gli ultimi capitoli, finendoli nell'agosto del 1816. 
Con il principio dell'anno 1817 iniziò un nuovo romanzo dapprima intitolato The Brothers (che assunse il titolo di Sanditon quando venne pubblicato nel 1925), e ne completò i dodici capitoli prima di posare definitivamente la propria penna il 18 marzo 1817.


Anne Hathaway nei panni di Jane Austen nel film Becoming Jane diretto nel 2007 da Julian Jerrold



Da tempo ella trascorreva le sue giornate scrivendo coricata sul divano, conscia dell'aggravarsi definitivo del suo stato di salute e dell'approssimarsi della fine della sua seppur breve esistenza.

Dalla metà di aprile le difficoltà ed il dolore procuratole dal solo deambulare la costrinsero irrimediabilmente a letto. Nel mese di maggio la sorella Cassandra ed il fratello Henry la condussero a Winchester alla disperata ricerca di cure appropriate, ma Jane stava ormai soffrendo dolori strazianti ed era pronta ad accogliere la morte che sopraggiunse proprio a Winchester, dopo due mesi di laceranti sofferenze.

Oggi studi recentissimi ( risalenti a pochissimi giorni fa) sembrano gettare una nuova luce sulle cause della sua morte: Sandra Tuppen, curatrice della British Library che espone tre paia di occhiali che Jane aveva acquistati da sé e che indossava durante gli ultimi anni della sua vita, conservati dai suoi discendenti e donati al museo londinese nel 1999, 
dimostrano che la sua vista si era notevolmente abbassata durante gli ultimissimi tempi, cosa che fu motivo di una notevole frustrazione di cui ella non fece segreto nei suoi scritti personali.

Alla soglia dei 40 anni la povera Jane si trovò ad essere quasi del tutto cieca - i tests hanno dimostrato che mentre le lenti del primo paio erano graduate ad 1,75 diottrie da ciascun occhio, quelle del terzo paio, montate su osso di tartaruga, erano con lenti convesse da 4,75 e 5,0 diottrie, appropriate ad una vista del tutto dimezzata - il che significa che ella avrebbe trovato molto difficile vedere abbastanza bene per leggere o scrivere con l'approssimarsi del momento della sua morte, con ogni probabilità di conseguenza al formarsi della cataratta, sicuramente causata dall'intossicazione indotta dai metalli pesanti che sovente erano ingredienti dei preparati farmacologici del tempo; questo fattore, coniugato all'inusuale esantema che comparve sul suo volto e che ci è fatto notare dalla scrittrice di gialli Lindsay Ashford, ci farebbe sospettare che il metallo pesante in questione sarebbe l'arsenico, presente nei medicamenti del tempo che 'curavano' i reumatismi.


A questo punto si compone un quadro ben differente sulla scomparsa precoce dell'amata scrittrice, la quale sarebbe deceduta, pensate, per avvelenamento da arsenico, anche se in modo del tutto accidentale !

Ben consapevole del fatto che al tempo la medicina avesse da compiere ancora molti passi avanti, che fosse in grado di procurare persino intossicazioni ed avvelenamenti tali da condurre alla morte sinceramente mi lascia sconcertata ...


Jane Austen ci è stata portata via: quanto inesauribile talento perì con lei, quanto grandemente ella avrebbe ancora potuto contribuire all'intrattenimento dei suoi lettori, se solo la sua vita fosse stata prolungata, chissà; ma ciò che è certo è che la miniera in cui lungamente ella aveva lavorato non si era ancora esaurita, e che ella era ancora diligentemente impegnata nell'attingervi nuovi spunti.2



Lieta che mi abbiate seguita fino a qui, spero con vivo interesse giacché il patrimonio che Jane Austen ci ha lasciato in eredità appartiene a tutti noi, 
vi auguro ogni bene e vi abbraccio caramente, 
affezionati e stimati lettori ed amici

a presto 💕










FONTI BIBLIOGRAFICHE:

Caroline Austen, Mia zia Jane Austen. Ricordi, titolo originale dell'opera My Aunt Jane Austen. A Memoir by Caroline Austen, 1867, traduzione di Giuseppe Ierolli; 

Jane Austen, Lettere a cura di Giuseppe Ierolli, Utelibri, Bergamo, 2013;(http://www.jausten.it/jalettere.pdf)

J.E. Austen Leigh, A Memoir of Jane Austen LONDON, RICHARD BENTLEY AND SON, 1871;

Giuseppe Ierolli, Jane Austen si racconta, Utelibri, Bergamo, 2012;

Kim Wilson, At HOME with JANE AUSTEN, FRANCES LINCOLN LIMITED PUBLISHERS, United Kingdom, October 2014;

Daily Mail Online

BBC NEWS




CITAZIONI:

1 - J.E. Austen Leigh, A Memoir of Jane Austen LONDON, RICHARD BENTLEY AND SON, 1871, CHAPTER 1, pag. 2;

2 - Ididem, CHAPTER XIII, pag. 192.








Of events her life was singularly barren: few changes and no great crisis ever broke the smooth current of its course. […] I have therefore scarcely any materials for a detailed life of my aunt; but I have a distinct recollection of her person and character; and perhaps many may take an interest in a delineation […] of that prolific mind whence sprung the Dashwoods and Bennets, the Bertrams and Woodhouses, the Thorpes and Musgroves, who have been admitted as familiar guests to the firesides of so many families, and are known there as individually and intimately as if they were living neighbours.1


On next July 18th they'll be past two hundred years since the departure of Jane Austen, the beloved Jane Austen that holds a special place in each heart of ours, yet so close to our way of thinking, of understanding the world and interpersonal relationships, capable, considerably ahead of her time, to paint with words a historical, ethical and social world through the plots and characters of her novels which at first might seem simple romantic novels.

Since then the causes of her death have never appeared entirely clear ... we know for sure that with the begin of the year 1816 the health of the poor Jane began to deteriorate gradually even if the signs of this deterioration were ignored at first: despite the progressing of her illness (she wrote to suffer from rheumatism and finally of biliary abnormalities, while the biographers have always indicated us the Addison's disease as the reason of her death, recently the Hodgkin lymphoma, at that time both not known and therefore not curable) unsatisfied by how she had managed the drafting of the end of The Elliots (Persuasion), she rewrote the final chapters, ending them in August of 1816.

With the beginning of the year 1817 she began a new novel at first called The Brothers (who assumed the title of Sanditon when it was published in 1925), and completed its twelve chapters before she finally put down her pen, on March 18th, 1817.


- picture 2 - Anne Hathaway playing Jane Austen in Becoming Jane direct in 2007 by Julian Jerrold




From that moment she spent her days writing lying on the couch, knowing that the aggravation of her state of health was definitive and that the end of her albeit short existence was approaching.
Since mid-April both difficulties and pain due simply to ambulation forced her hopelessly in bed. In May her sister Cassandra and her brother Henry took her in Winchester desperately seeking appropriate cares, but Jane was now suffering excruciating pains and was ready to welcome the death that came precisely there in Winchester, after two months of devastating suffering.

Today, recent studies (dating back a few days ago) seem to throw a new light on the causes of her death: Sandra Tuppen, curator of the British Library that exposes three pairs of spectacles that Jane purchased for herself and wore during the last years of her life, preserved by her descendants and donated to the London museum in 1999, show that her vision became significantly poor during the last few years, that was a source of considerable frustration for her which she made no secret in her personal writings of.

At the age of 40 poor Jane was to be almost completely blind - the tests have shown that while the lenses of the first pair of eyeglasses were graded to 1.75 diopters for each eye, those of the third pair, mounted on a turtle bone, were convex and graded for miopia 4.75 and 5.0 diopters, appropriate to a totally halved view - which means that she would have found it very difficult to see well enough to read or write with the approach of the moment of her death, with every probability  as a consequence to the formation of cataracts, definitely caused by intoxication induced by heavy metals that were often ingredients of the pharmaceutical preparations of the time; this factor, conjugate with the unusual rash that appeared on her face, as the mystery writer Lindsay Ashford makes us notice, would make us suspect that the heavy metal in question would be arsenic, present in the medicines of the time that 'cured' the rheumatism.




- picture 3 -  Jane Austen's spectacles on display at the British Library 



At this point we do compose a very different picture on the sudden death of our beloved writer, who would die, think, from arsenic poisoning, although completely accidental !

Well aware of the fact that at the time the medicine had yet to make much progress, that it were able to procure even intoxications and poisoning that could lead to death frankly leaves me baffled ...



Jane Austen was taken from us: how much unexhausted talent perished with her, how largely she might yet have contributed to the entertainment of her readers, if her life had been prolonged, cannot be known; but it is certain that the mine at which she had so long laboured was not worked out, and that she was still diligently employed in collecting fresh materials from it.2



I feel so pleased if you have followed me reading so far, I hope with keen interest because the inheritance that Jane Austen has left us belongs to each of us,
I wish you all the best and I embrace you so dearly, 
affectionate and esteemed friends of mine,


see you soon 💕









BIBLIOGRAPHIC SOURCES:

Caroline Austen, Mia zia Jane Austen. Ricordi, titolo originale dell'opera My Aunt Jane Austen. A Memoir by Caroline Austen, 1867, traduzione di Giuseppe Ierolli; 

Jane Austen, Lettere a cura di Giuseppe Ierolli, Utelibri, Bergamo, 2013; (http://www.jausten.it/jalettere.pdf)

J.E. Austen Leigh, A Memoir of Jane Austen LONDON, RICHARD BENTLEY AND SON, 1871;

Giuseppe Ierolli, Jane Austen si racconta, Utelibri, Bergamo, 2012;

Kim Wilson, At HOME with JANE AUSTEN, FRANCES LINCOLN LIMITED PUBLISHERS, United Kingdom, October 2014;

Daily Mail Online

BBC NEWS




QUOTATIONS:

1 - J.E. Austen Leigh, A Memoir of Jane Austen LONDON, RICHARD BENTLEY AND SON, 1871, CHAPTER 1, p. 2;

2 - Ididem, CHAPTER XIII, p. 192.







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giovedì 9 marzo 2017

~ "What Shall we Have for Dinner ?" ~ Catherine Hogart, the forgotten wife of Charles Dickens's book.




CATHERINE THOMPSON DICKENS, NEE' HOGART ...




E' questa una figura lasciata in ombra dalla storia, forse perché parzialmente oscurata dal genio letterario del marito, il celebre e già celebrato in epoca vittoriana, Charles Dickens, forse di conseguenza alla cattiva propaganda che di lei lui stesso ne fece, tacciandola di incompetenza come donna di casa, additandola come pessima madre, come donna spesso vittima di episodi depressivi, come colei che fu responsabile della nascita dei loro dieci figli, visti come motivo del loro dissesto finanziario, una donna con la quale non si poteva convivere - ed infatti Dickens abbandonò il tetto coniugale dopo 22 anni di matrimonio per condurre una vita più ... libera da cliché, perlomeno da quelli imposti dall'etica del tempo.

Ma chi era in realtà Catherine Thomson Hogart, la fanciulla che a soli 19 anni convolò a nozze con l'allora ventiquattrenne scribacchino di umili origini in cerca di fortuna (e di denaro) ?




~∗⊱  ⊰∗~


Nata ad Edimburgo nel 1815, Catherine giunse con la famiglia in Inghilterra nel 1824.
Ella era la figlia primogenita di George Hogarth (gli Hogarth ebbero 10 figli ), giornalista per l'Edinburgh Courant, successivamente scrittore e critico musicale per il Morning Chronicle presso cui il giovane Dickens lavorava pubblicando occasionalmente articoli ed in seguito editore dell'Evening Chronicle. Si fidanzarono nel 1835 e si sposarono il 2 aprile 1836 a Chelsea e dopo aver trascorso la luna di miele a Chalk, nei pressi di Chatham, nel Kent, misero su casa nel quartiere di Bloomsbury, al n.48 di Doughty Street, 






dove diedero velocemente vita ad una numerosa famiglia: in casa Dickens nacque circa un figlio ogni anno e mezzo, ovvero 10 figli dal 1837 al 1852.

La sorella minore di Catherine, Mary, giunse a far parte della famiglia in qualità di supporto data la grande mole di lavoro che le spettava - i primi tre figli nacquero ciascuno ad un anno di distanza l'uno dall'altro - e non era inusuale che al tempo le sorelle ancora da maritare lasciassero la casa di famiglia per unirsi alle sorelle appena sposate per essere loro di aiuto nella conduzione della nuova casa e famiglia. Dickens si affezionò molto alla giovane Mary, e lei morì tra le sue braccia, forse per infarto, dopo una breve malattia nel 1837, toccandolo al punto da ispirarlo per la creazione di alcuni personaggi dei suoi romanzi, ovvero la sua morte la potete trovare compiutamente romanzata nella morte della piccola Nell in The Old Curiosity Shop (1841).

Ma guardando a Catherine più da vicino, le cronache del tempo ce la descrivono come una capace autrice, un'abile attrice e soprattutto una cuoca eccezionale, tutti talenti questi eclissati dal suo matrimonio, un'unione che aveva tutti i presupposti per essere sia molto felice che disperatamente triste: le numerose gravidanze, gli aborti - almeno due - le difficoltà economiche che conseguirono condussero la coppia, dapprincipio ben assortita in amore, capace di gioire del tempo trascorso durante le feste e le vacanze insieme, ad una coppia impossibilitata a vivere sotto il medesimo tetto.

Nel giugno del 1858 Charles e Catherine Dickens si separarono legalmente e da allora la reputazione di quest'ultima divenne oscillante tra quella di una sorta di martire e quella di un insopportabile demonio.


Dickens' Dream by Robert William Buss (1870) 




E' difficile credere a tutto questo se si pensa che quando si incontrarono Catherine divenne per Charles qualcosa come un idolo: egli proveniva da un mondo ben diverso, la sua infanzia era stata segnata dalla povertà e dalla minaccia del carcere per debiti, mentre ella proveniva da una serena famiglia medio borghese, cosa che fece intravvedere in lei una moglie ed una madre che avrebbe dato ai propri figli stabilità e la certezza di una casa spensierata e felice ... Catherine era divenuta la sua donna ideale.

Il successo che velocemente raggiunse Dickens, il quale passò da semplice giornalista a romanziere le cui opere erano lette dalla stessa Regina Victoria, mutarono completamente il suo carattere ed il suo modo di vivere, i suoi pensieri e le sue convinzioni addirittura avevano cominciato ad influenzare le opinioni politiche del paese... la sua famiglia gli stava per certo stretta.


Dettaglio da una delle numerose versioni del dipinto Portrait of Charles Dickens 
by William Powell Frith, 1859.





Dopo la separazione la corrispondenza tra Dickens e Catherine fu davvero di poco conto, anche se va ricordato che ella rimase per sempre fedele al marito e alla sua memoria fino alla morte avvenuta nel 1879 dovuta ad un male incurabile. 

Nel 1851 ella, sotto lo pseudonimo di Lady Maria Clutterbuck aveva dato alle stampe quello che possiamo definire un libro per giovani mogli, più che un libro di cucina


© Charles Dickens Museum




 - e al tempo era la questa la pubblicazione che andava per la maggiore - del tutto particolare, poiché non solo suggeriva compiti domestici e ricette interessanti, ma proponeva BILLS OF FARE, ossia menus per banchetti che giungevano a comprendere fino a venti commensali, 


© Charles Dickens Museum





le quantità e le porzioni per i quali non era per certo facile da calcolare, era richiesta una certa abilità e competenza in materia; in sostanza, Catherine Dickens, con il suo testo, si qualifica come la prima Mrs.Beeton della storia, un decennio e mezzo prima che la vera Mrs.Beeton pubblichi il suo ormai iconico libro per la casa e la cucina.

Nella prima edizione esso contiene una introduzione di Charles Dickens, cosa che indusse molti critici del tempo a ritenere che egli al fine ne fosse il vero autore, e riscosse un tale successo che vide ben cinque riedizioni, ma per più di un secolo alla povera Kate rimase associata l'immagine della moglie ottusa e trasandata di Charles Dickens, anche questo era stato adombrato dall'imponente, e forse anche ingombrante, genio del marito il quale spesso giungeva alla ribalta delle cronache per le relazioni che allacciava !


Le ricette che Catherine suggerisce sono contenute nell'appendice che occupa circa una trentina di pagine e numerose sono quelle a base di formaggio o guarnite con formaggio fuso, poiché il suo Charles ne era davvero ghiotto.

WHAT SHALL WE HAVE FOR DINNER ? 
SATISFACTORILY ANSWERED BY NUMEROUS BILLS OF FARE FOR FROM TWO TO EIGHTEEN PERSONS, questo il titolo completo del libro che, se vi appassiona l'argomento, vi consiglio di leggere, lo trovate on-line nell'edizione del 1852 QUI.


Anche oggi il nostro tempo insieme è giunto al termine, vi ringrazio come sempre, anzi, sempre più per quanto mi donate e spero che la lettura di oggi abbia suscitato il vostro interesse !

A presto 💕









BIBLIOGRAFIA:


Lillian Nayder, The Other Dickens: A Life of Catherine Hogarth, Cornell University Press. 2010;


WHAT SHALL WE HAVE FOR DINNER ? By lady Maria Clutterbuck, LONDON, Bradbury & Evans, 1852. 









CATHERINE THOMPSON DICKENS, NEE' HOGART ...






- picture 1 - Catherine Hogart Dicken's kitchen at 48 Doughty Street 



This is a figure left in the shadows  by History, perhaps because partially obscured by the literary genius of her husband, the renowned and already celebrated in the Victorian era, Charles Dickens, perhaps as a consequence to the bad propaganda that he made of her, accusing her of incompetence as a housewife, considering her a bad mother, a woman often victim of depressive episodes, the one who was responsible for the birth of their ten children, seen as the reason for their financial difficulties, a woman with whom none could live with - and in fact Dickens left the marital home after 22 years of marriage to lead a life more ... free from cliches, at least from those imposed by the ethics of the time.

But who was actually Catherine Thomson Hogarth, the girl who at just 19 years wed with the then twenty-four scribbler of humble origins in search of fortune (and money) whose name was Charles Dickens?




~∗⊱  ⊰∗~




- picture 2 - Catherine at the age of 19 when she got married to Charles Dickens




Born in Edinburgh in 1815, Catherine came with her family to England in 1824.
She was the eldest daughter of George Hogarth (the Hogarth had 10 children), a journalist for the Edinburgh Courant, then a writer and music critic for the Morning Chronicle, for which the young Dickens worked publishing occasional articles, and later the editor of the Evening Chronicle. They became engaged in 1835 and were married on April 2nd, 1836 in Chelsea and after spending their honeymoon in Chalk, near Chatham, Kent, they set up home in Bloomsbury, at 48 Doughty Street, 




- picture 3 - 48 Doughty Street today


- picture 4 - The Dickens' Drawing Room



- picture 5 - The Dickens' Dining Room



- picture 6 - Charles Dickens' Studio



- picture 7 - The Dickens' Morning Room





giving quickly rise to a large family since in Dickens's Home was born about a child every year and a half, ie 10 children from 1837 to 1852.

The younger sister of Catherine, Mary, went to live with them as a family support given the large amount of work she had to manage with - the first three children were born in their first three years of marriage - and it was not unusual for the time that the younger sisters still marriageable left  their family home to join the newly married sisters for helping them in the conduction of the new home and family. Dickens became very attached to the young Mary, and she died in his arms, maybe for a stroke, after a short illness in 1837, touching him to the point to inspire him to create some of the characters of his novels,  indeed, you may find her death completely fictionalized in the death of the little Nell in The Old Curiosity Shop (1841).

But looking closer to Catherine, the chronicles of the time describe her as a capable writer, a skilled actress and above all an outstanding cook, talents all eclipsed by her marriage, a union that had every reasons to be both very glad and desperately sad: the numerous pregnancies, miscarriages - at least two - the economic difficulties that ensued led the pair, well-matched at first in love, able to enjoy with gladness the time spent during the parties and holidays together, to a couple unable to live under the same roof.

In June 1858, Charles and Catherine Dickens got legally separated and since then the reputation of the latter became oscillating between that of a kind of martyr and that of an unbearable devil.




- picture 8 - Dickens' Dream, the unfinished painting by Robert William Buss (1870) 




It's hard to believe all this if we think that when they met Catherine became for Charles something like an idol: he was coming from a very different world, his childhood was marked by poverty and prison threat to debts, while she came from a serene middle-class family,which caused him to look at her as a wife and a mother who would give their children stability and the certainty of a carefree and happy home ... Catherine had become his ideal woman.

The success that quickly Dickens reached, who went from a mere journalist to a novelist whose works were read by the same Queen Victoria, completely changed his character and his way of life, his thoughts and his beliefs even had begun to affect the political opinions in the country ... his family was becoming too binding to him.




- picture 9 - A detail from one of several versions of the Portrait of Charles Dickens painted by William Powell Frith in 1859.




After their separation the correspondence between Dickens and Catherine was really insignificant, although it must be remembered that she remained faithful to her husband and to his memory until her death in 1879 due to an incurable disease.

In 1851 she, under the pseudonym of Lady Maria Clutterbuck, had given to the press what we might call a book for young wives, more than a cookbook




- picture 10 - © Charles Dickens Museum




 - and at the time this was the publication that was the most popular - very special because not only suggested household tasks and interesting recipes, but proposed BILLS OF FARE, ie menus for banquets that came to comprise up to twenty diners,




- picture 11 - © Charles Dickens Museum




the quantities and the portions for which it was not easy to calculate for sure, it required a certain skill and expertise; we could say that Catherine Dickens, with her book, qualifies herself as the first Mrs.Beeton in History, a decade and a half before the real Mrs.Beeton publishes her iconic book for the home and kitchen.

In the first edition it contains an introduction by Charles Dickens, which led many critics of the time to believe that he was the real author, and it was so successful to see five editions, but for more than a century to the poor Kate was associated the image of the dull and dowdy wife of Charles Dickens, this also was overshadowed by the imposing, and perhaps cumbersome, her husband's genius, he who often reached the headlines for his ... 'adventures' !



- picture 12 - 



Catherine suggests recipes that are contained in the Appendix which takes up about thirty pages and quite a lot are made with cheese or topped with melted cheese, because her Charles was really fond of it.

WHAT SHALL WE HAVE FOR DINNER?
SATISFACTORILY ANSWERED BY NUMEROUS BILLS OF FARE FOR PERSONS FROM TWO TO EIGHTEEN, this is the full title of the book, if you are passionate with its topic, I recommend you this reading, you may find it online in the edition of 1852 HERE.

And today too, our time together has come to its end, alas ! thank you as usual, in fact, more and more for what you donate me and I hope that this reading today has gratified your interest !


See you soon 💕 












BIBLIOGRAPHY:

Lillian Nayder, The Other Dickens: A Life of Catherine HogarthCornell University Press. 2010;

WHAT SHALL WE HAVE FOR DINNER ? By lady Maria Clutterbuck, LONDON, Bradbury & Evans, 1852.